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Postal Stampa E-mail
Lunedì 01 Settembre 2008 05:56
Postal / LocandinaTitolo originale:      Postal
Nazione:      Stati Uniti, Canada, Germania
Anno:      2007
Genere:      Azione, Commedia, Thriller
Durata:      100'
Regia:      Uwe Boll
Cast:      Zack Ward, Dave Foley, Chris Coppola, Jackie Tohn, J.K. Simmons, Ralf Moeller, Verne Troyer, Chris Spencer, Larry Thomas, Michael Paré, Erick Avari, Lindsay Hollister, Brent Mendenhall, Rick Hoffman, Michael Benyaer
Produzione:      Running With Scissors, Boll Kino Beteiligungs GmbH & Co. KG, Brightlight Pictures
Distribuzione:      One Movie
Data di uscita:      29 Agosto 2008

Trama: Bin Laden e George Bush si sono coalizzati per far finire il nostro amato mondo con un letale virus. Questo virus però deve essere sparso tramite la vendita nei negozi delle cosidette "dolls" inguinali, balocchi di pezza con cordino che dicono una frase, a forma stilizzata di pene con testicoli. Purtroppo per i loro piani, la nave che le trasporta dalla Cina affonda, e le ultime rimaste sono finite nella tranquilla cittadina di Paradise City. Postal Dude è un abitante di Paradise, e oggi ha avuto una giornata davvero tremenda: scopre che la moglie di stazza abnorme lo tradisce con tutti, non trova lavoro, la popolazione intera lo denigra. Disperato si rifugia dall'eccentrico zio Dave, un caposetta dei cosiddetti "Seguaci dell'apocalisse", che si augura la fine del mondo. Qui si trova di fronte a un nugolo di terroristi che non esiterebbero ad ucciderlo convinti di venire in possesso delle preziose bamboline veicolo di morte. Per Osama e i suoi inizia un calvario infinito, dato che Postal è uno tosto.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

PostalTremate gente! Il tedesco Uwe Boll, il peggior regista del mondo dell'era moderna (quello di sempre è Ed Wood, omaggiato da Burton, ma Boll sta facendo di tutto per scalzarlo) è tornato, e stavolta è pieno di mezzi e soldi e vuole fare davvero alla grande! I risultati sono quelli di sempre, cioè ignobili, ma in questo Postal (ennesima trasposizione dopo gli orrendi, a dir poco, Alone in the Dark e House of the Dead) supera di gran lunga se stesso fino ad idolatarsi in pubblico apparendo nella pellicola e dicendo chiaramente il suo pensiero sulla sua opera di trasposizione videoludica. Questo Postal è un guazzabuglio informe di tutto quello che gli passa per la testa: nel videogioco (pessimo tra l'altro pure lui) avevamo un uomo che viveva con la moglie (nel film è gravata di una obesità oltre i limiti possibili, ma questo fatto non la distoglie dallo scaldare bruciantemente letti, con tutti tranne che con il marito) in una roulotte e con un cane.
Il povero protagonista doveva vivere sette giorni nella immaginaria città di Paradise City, un nome un programma, faceva quel che faceva per vivere (raccattare oggetti per terra) ma poteva, senza nessuna motivazione necessaria, ammazzare chiunque, senza che questi avesse altra difesa che lo scappare.
Il tremendo Boll prende l'assunto e fa diventare città il mondo, mette Postal Dude (non sapremo mai il suo vero nome, lo interpreta Zack Ward) al centro di un improbabile complotto ordito da Bin Laden amico ferreo di George Bush (che gioca con degli aeroplani contro dei grattacieli): l'Osama mondiale deve avere un numero alto di particolari bambole a forma stilizzata di pene con testicoli in cui inserire una fiala piena di un gas veleno letale. Le uniche rimaste, dopo l'affondamento di una nave merci cinese, sono nella città di Postal.
I terroristi si riuniscono per rubarle, ma un gruppo chiamato "dell'apocalisse" li osteggia per averle; dato che i cinesi non esiteranno a lanciare testate nucleari dopo aver subito l'attacco atomico degli americani, che li credono colpevoli di un eventuale contagio al posto di Osama, che sta studiando terrorismo a un corso. Gli apocalittici, a quel punto andranno nel loro superbunker circondati da sventolone bionde e more ad aspettare la concupita fine del mondo. Postal deve a tutti i costi impedire che le preziose bambolette falliche finiscano in mani sbagliate, non per amor patrio ma perchè le vuole mettere sul web ad alto costo.
Come si vede dalla trama, se così si può definire, un gigantesco tentativo di "fantapoliticaironica" che invece è solo un puzzle di situazioni totalmente scollegate tra loro e prive di senso se unite in un film, tutte scuse per fare facile ripresa priva di sceneggiatura decente. Il film comincia con i terroristi dell'11 settembre che decidono di non andare più al martirio perché convinti di avere poche vergini in cambio, ma i passeggeri prendono il controllo e l'aereo si schianta lo stesso contro una delle torri ed un inserviente dei vetri.
Per citare le cose grosse che vedrete nel film (impossibile dirle tutte, sono solo alcune), avrete un gatto silenziatore (gli infila la pistola nell'ano e poi il proiettile esce attraverso la bocca del felino), esplosioni nucleari (multiple!), tiro incrociato di arma da fuoco su bambini (con campo di morti in pubertà che una giornalista "sciacallo" compone), genitali maschili e sederi femminili o seni abbondantemente mostrati (tanta bella carne femminile in visione), scimmie che stuprano nani (il nano è l'amico di Mike Myers, Verne Troyer), George W. Bush e Osama che concordano atrocità ed attentati, Postal Dude che per avere un numero più basso nella fila del collocamento cammina carponi su cadaveri a cui strappa il tagliando del numero turno.
E, ovviamente, dopo l'inizio preparatorio, ogni tipo di arma da fuoco canta per ogni possibile motivo ma anche senza. Non si vorrebbe a tutti i costi malgiudicare un film con intenzioni dissacratorie, il problema è quanto un simile minestrone con ingredienti del tutto dissimili sia un insieme di scenette magari che ci faranno sorridere per la loro esagerazione e non una vera pellicola. Non si può costruire sul casaccio del momento solo per essere provocatori, alla fine ogni valore (anche quello del puro divertimento a cervello zero) si perde.
Le sparatorie sono chilometriche ed abbastanza statiche, Boll è talmente incapace di calibrare le cose e i tempi comici che si perde in effettoni ridondanti, anche con taglio di arti, quando non ce ne sarebbe nessuna necessità, attacca a casaccio tutto e tutti senza tregua tanto per stupire, ma non perché sappia esattamente cosa debba dire oppure come lo debba fare.
Lui a questo punto pensiamo che se ne freghi dello spettatore, parte in quarta a non dire e mostrarsi spavaldo, incurante dei suoi notevoli limiti e della sua meritata fama negativa, fa la sua capatina nel cesso registico in cui vive e da cui esce della povera pellicola incolpevolmente incisa.
In definitiva un film grosso ed esagerato senza senso, con mille cose inutili che non convergono in nulla di completo, dagli effettoni di vario tipo, noioso oltre i limiti della sopportazione per la sua totale mancanza di struttura. Uwe Boll conferma il suo grande talento contrario naturale di pessimo regista di vertice, appare nel film a sfotterci della sua monotematicità (la trasposizione videoludica) e poi accomuna tutto quello che gli passa per la mente nella maniera peggiore. Evitate gente, evitate di cedere ad eventuale curiosità: tante volte ha ucciso il gatto e rubato il biglietto.

Giudizio: 1


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice
: 2
Emanuele Rauco: 1.5
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