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| Giovedì 11 Settembre 2008 02:36 | |||
Titolo originale: RedbeltNazione: Stati Uniti Anno: 2008 Genere: Azione, Drammatico Durata: 99' Regia: David Mamet Cast: Chiwetel Ejiofor, Alice Braga, Emily Mortimer, Max Martini, Tim Allen, Joe Mantegna, Ricky Jay, Scott Barry, Rodrigo Santoro, Rebecca Pidgeon, Jennifer Grey Produzione: Sony Pictures Releasing Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia Data di uscita: 5 Settembre 2008 Trama: Mike Terry ha una piccola palestra di jujitsu a Los Angeles. Una sera, una donna entra presa dal panico e, sparando accidentalmente con la pistola di un suo allievo e amico poliziotto, gli distrugge la vetrina. La cosa peggiora la già precaria situazione finanziaria di Mike, che si regge in piedi solo grazie all'aiuto della moglie brasiliana Sondra. La fortuna di Mike sembra voltare quando salva da un pestaggio ad un bar un famoso attore, che ha intenzione di ricompensarlo; ma un regalo importante sarà la prima fonte di nuovi e più gravi guai. Recensione di ALBERTO DI FELICE Mamet
tornato alla regia costruisce sull'intensificazione e lo sgravamento,
in spazi liofilizzati di allenamenti e parallele contrattazioni. Mike
Terry (Chiwetel Ejiofor) insegna subito a una classe di pochi uomini
medi, spoglie tentennanti ma ancora in piedi di un mesto senso morale,
che ad ogni situazione (strategica, fisica, e—possiamo dar per
scontato—anche morale, appunto) c'è una via d'uscita: va da sé che sta
insegnando a sé stesso, e che conseguentemente lo script si sta
già avviando a metterlo di fronte alla situazione e gli imporrà infine
di trovare una via d'uscita. La voce in cattedra, in altre parole, sa
di sapere ma non sa ancora; più che un'esposizione di regole sembra il
preludio ad una prima mossa di distrazione.Infatti, i concetti del combattere e del prevalere—una distinzione che forse non ha fondamentalmente ragione d'esistere, nonostante ci si debba convincere del contrario—sono la base della sfida all'autocontrollo di un protagonista incorruttibile (ma non incorrotto), che più che braccato da mille forze, da queste viene messo sotto il riflettore di un gioco che si allarga su di lui. Mamet conclude la sua vicenda in un ring dove le regole che lui stesso ha suggerito sono espedienti sottobanco, nel momento nevralgico delle sue scelte di sopravvivenza. Il protagonista consoliderà il suo “insegnamento”? E, se sì, lo farà tirandosi da parte o disfacendo dietro le quinte (o forse no) l'intera situazione? Il titolo preannuncia che c'è una “cintura rossa”, e chiaramente quella cintura altri non è che chi la porta; così pure non è difficile intuire che costui sarà proprio il protagonista, alla fine della giornata. Ma Mamet sa sempre distrarti con le sue stesse scelte. Si potrebbe definire, ad esser superficiali, la conclusione ovvia (e leggermente retriva) alla classica storia dell'«uno contro tutti»—fra gli altri abbiamo quelli che paiono brutti stereotipi del film d'azione schwarzeneggeriano: attori e relativi agenti dalla doppia faccia (i cari Tim Allen e Joe Mantegna) e moglie latina con fratello “manager” (Alice Braga e Rodrigo Santoro), entrambi questi ultimi, anche loro dalla doppia faccia—se non fosse ad esempio che il primo marchio americano è nero, e che il suo jujitsu è un «flashback della Guerra del Golfo» che viene giusto menzionato, e che vediamo però abbastanza esplicitamente su un set cinematografico. Rimangono soprattutto dubbi, insomma, un gusto rannuvolato in questa nuova ragnatela urbana, insegnamenti inflessibili la cui verità non può essere né provata né smentita. Nonostante qualche schematismo, la complessità dei caratteri e del mondo retrostante rimane fino all'inquadratura finale, che termina con un abbraccio (come succedeva anche in Edmond) il cui contenuto si fatica a racchiudere univocamente. Terry reagisce con sullo sfondo immagini rimosse di soldati che indicano con un pennarello il loro numero dietro agli scarponi, mentre quegli stessi soldati tornati a casa in abiti civili sono prossimi a farsi saltare i piedi sopra altre mine. Si sono tirati fuori? Giudizio: ![]()
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Titolo originale: Redbelt
Mamet
tornato alla regia costruisce sull'intensificazione e lo sgravamento,
in spazi liofilizzati di allenamenti e parallele contrattazioni. Mike
Terry (Chiwetel Ejiofor) insegna subito a una classe di pochi uomini
medi, spoglie tentennanti ma ancora in piedi di un mesto senso morale,
che ad ogni situazione (strategica, fisica, e—possiamo dar per
scontato—anche morale, appunto) c'è una via d'uscita: va da sé che sta
insegnando a sé stesso, e che conseguentemente lo script si sta
già avviando a metterlo di fronte alla situazione e gli imporrà infine
di trovare una via d'uscita. La voce in cattedra, in altre parole, sa
di sapere ma non sa ancora; più che un'esposizione di regole sembra il
preludio ad una prima mossa di distrazione.








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