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| Machan - La vera storia di una falsa squadra |
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| Martedì 16 Settembre 2008 02:54 | |||
Titolo originale: MachanNazione: Sri Lanka, Italia, Germania Anno: 2008 Genere: Commedia Durata: 109' Regia: Uberto Pasolini Cast: Dharmapriya Dias, Gihan De Chickera, Dharshan Dharmaraj, Namal Jayasinghe, Sujeewa Priyalal Produzione: StudioUrania, Babelsberg Film, Shakthi Films Distribuzione: Mikado Data di uscita: 12 Settembre 2008 Trama: Da una storia vera. Il sogno di molti che vivono nello Sri Lanka è quello di fuggire dalla povertà del paese per andare all'estero a cercare fortuna e mandare i soldi guadagnati a casa. Manoj e Stanley vogliono a tutti i costi andare in Germania, terra per loro di promesse, sperando che siano mantenute. Ma il loro governo, inflessibile, nega il visto per poter partire. I due si inventano un ingegnoso stratagemma creare una inesistente squadra nazionale di pallamano dello Sri Lanka, partecipare a un torneo tra squadre che si svolge proprio in Germania, per poter poi scappare una volta giunti nel paese europeo. Purtroppo dovranno coinvolgere nel progetto altre persone per arrivare almeno a sette giocatori. La cosa risulta tutt'altro che facile per il gran numero di persone che vorrebbero venire con loro, ma anche per il fatto che non sanno minimamente che cosa sia la pallamano. Recensione di PIETRO SIGNORELLI Uberto Pasolini è sconosciuto alla gran parte del pubblico, almeno come regista, ma come produttore ha motivato progetti come Full Monty, I vestiti nuovi dell’imperatore e Palookaville.
La sua voglia di cimentarsi dietro la macchina da presa deriva dalla
curiosità di raccontare una storia strana come quella accaduta in
Germania, via Sri Lanka, nel 2004. Ventitré cittadini della nazione
asiatica si sono finti giocatori della SLNHF (Sri Lanka National Hand
Football), una inesistente organizzazione sportiva, per poter
partecipare a un torneo in una città della Baviera, con l'intenzione di
dileguarsi una volta arrivati a destinazione. Senza sapere minimamente
che cosa siano la pallamano e le sue regole.Stanley (Dharmapriya Dias) e Manoj (Gihan De Chickera) sono due lavoratori, il secondo un barman, l'altro un venditore di arance per strada, che sognano di andare all'estero per poter inviare i soldi guadagnati lavorando in Europa alle loro povere famiglie singalesi. Purtroppo però il paese non concede il sospirato visto per l'espatrio a chi desidera emigrare se non ha garanzie economiche precise, per cui sono costretti ogni volta che lo chiedono a subire dei rifiuti. Leggendo un giornale sportivo, Manoj scopre che la Germania sarebbe felice di ospitare la nazionale di pallamano di un paese asiatico per un torneo. Subito si attiva con Stanley a cercare di costituire una squadra, ma le difficoltà sembrano insormontabili, anche perché se venissero scoperti sarebbero subito arrestati dalla polizia. Altre persone vengono coinvolte nel progetto, anche emigrati clandestini di altri paesi, poveracci truffati da gente senza scrupoli, e a poco a poco il sogno potrebbe diventare realtà. Il vero problema è che non sanno minimamente neppure che cosa sia la pallamano, e se arrivano al torneo e non sono credibili sportivamente, non giocando decentemente verrebbero subito scoperti. Un film, come si vede, che sembra la copia asiatica e con altro mestiere di Full Monty, dove squattrinati organizzati cercano la soluzione ai loro problemi in modo anticonformista. Ma Pasolini (nessuna parentela con il grande regista scomparso; è però nipote di Visconti) intelligentemente vira anche sul sociale locale, si occupa di raccontare il loro strazio nel partire e lasciare il paese: non vanno via per scelta ma per costrizione di stato sociale. Chi per impedire che la moglie si sacrifichi negli emirati stando tre anni via dai figli piccoli, chi per trovare nuova linfa in una vita ormai troppo ristretta a sottomissioni (paradossalmente lavorando proprio per i tedeschi in un grande albergo) in cui una macchinetta per le mani da asciugare può togliere il lavoro, oppure perché stanco di soddisfare sessualmente le tardone vichinghe per vivere e poter avere un rapporto serio con la ragazza che ama. Per alcuni, solo i pochi soldi da giocare nell'azzardo cinefilo o ippico fanno speranza possibile. Lungamente si riprendono poveri vicoli con tetti rubati (letteralmente), situazioni di povertà morale che ci fanno capire il substrato effettivo in cui vivono, ma ci sono anche tante situazioni in cui si sorride, ci si trova a vedere ed assimilare senza pesantezza con questo furbo ma anche intelligente sistema, anche se onestamente certi particolari dei dialoghi in doppiaggio potevano evitarli, come l'uso davvero prolungato di esclamazioni tipiche del nostro paese. È un'amara riflessione sul problema delle motivazioni dell'immigrazione clandestina, che sia anche divertente non è certo motivo di minor valore. Pasolini dimostra di saper giostrare a dovere ogni cosa, la parte tedesca è spassosa (quel 72-0 con il portiere avversario pisolante sulla linea di porta è fantastico), con quei colori luminosi, simbolo di nuovo e diverso, tutto il contrario di quanto si vede nello Sri Lanka dove predomina il grigio. Lo spettatore sorride di gusto ma si ritrova a fare i conti non certo con un prodotto di puro e veloce intrattenimento, seguito a cervello spento, viene quasi automatico domandarsi qualcosa, e questo automatismo di riflessione è sintomo del successo della pellicola e delle sue intenzioni. Rimangono forse dei siparietti non proprio perfetti (il discorso negli spogliatoi da parte del truffatore, l'esultanza eccessiva dopo lo score) ma non si intacca minimamente la genuinità del lavoro. Si nota nel momento che si sente la frase «Good Night Stanley!» (il film ha delle parentesi in inglese sottotitolate) che l'armata Brancaleone della pallamano è un vero gruppo, unito e deciso, volonteroso nel vincere per raggiungere l'obbiettivo, lontano da tutti gli screzi che ne hanno caratterizzato la convivenza multirazziale fino a quel momento. In definitiva un esempio di logica costruttiva intelligente di una commedia riflessiva dolceamara davvero intenso, che se da una parte crea il sorriso dall'altra ti costringe a pensare che forse la cosa che in quel momento ti crea spensieratezza deriva da una situazione tutt'altro che felice, il modo giusto per assimilare vedendo. Il tema assolutamente straniante della pallamano contribuisce a rendere questa pellicola una piccola oasi di divertimento denunciante nel fosco panorama odierno delle proiezioni senz'anima, dove i volti sconosciuti degli attori diventano i ritratti dei tanti clandestini da trattare con spirito diverso rispetto a quello del primo acchito, viste le ampie motivazioni di cambiamento che li spingono ad espatriare e che il film ci illustra. Giudizio: ![]()
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Titolo originale: Machan
Uberto Pasolini è sconosciuto alla gran parte del pubblico, almeno come regista, ma come produttore ha motivato progetti come Full Monty, I vestiti nuovi dell’imperatore e Palookaville.
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