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Burn After Reading – A prova di spia Stampa E-mail
Lunedì 22 Settembre 2008 14:02

Burn After Reading - A prova di spiaTitolo originale:  Burn After Reading
Nazione:  Stati Uniti, Regno Unito, Francia
Anno:  2008
Genere:  Commedia, Drammatico, Poliziesco
Durata:  96'
Regia:  Ethan Coen, Joel Coen
Cast:  George Clooney, Frances McDormand, Brad Pitt, John Malkovich, Tilda Swinton, David Rasche, J.K. Simmons, Olek Krupa, Michael Countryman, Kevin Sussman, J.R. Horne, Hamilton Clancy, Armand Schultz, Pun Bandhu
Produzione:  Mike Zoss Productions, Working Title Films
Distribuzione:  Medusa
Data di uscita:  19 Settembre 2008

Trama: In una palestra di body fitness, la HardBodies, l'inserviente Manolo ritrova un cd che contiene dei file che paiono dei segreti della CIA. Linda, impiegata nell'ufficio della palestra, e lo svanito istruttore Chas progettano di ricattare la persona i cui dati sono presenti nel dischetto. Trovatone il numero di telefono, lo chiamano per avere i soldi. Ma l'uomo è in profonda crisi matrimoniale, è stato esonerato per problemi di alcool da ogni incarico importante alla CIA e risponde brutalmente minacciando a sua volta la coppia di sempliciotti. Tra tradimenti, speranze ed intenzioni, le cose precipitano, soprattutto perché Linda, che frequenta con poche speranze un sito di incontri su internet e vuole fare dei costosi interventi di chirurgia estetica, decide di dare i dati ai russi. Poi, quando uno degli incontri web della donna va finalmente a buon fine anche nella realtà, la situazione si ingarbuglia ancora di più.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Burn After Reading - A prova di spiaLa via alla network narrative dei Coen non ha dietro un pessimismo cosmico che ci vede tutti vittime di comuni drammi, bensì un abissale circolo di malconce maschere di bellezza, con in realtà modesti segreti, che risalgono nello stesso momento una montagna fatta di grasso da liposuzione, e intanto sperano di riuscirci a preparare del sapone. C'è chi vuole meno grasso, chi di più, ma a tutti andrà necessariamente male. Eppure, si può dire che qualcuno di loro abbia colpe? Probabilmente no: puoi organizzare più appuntamenti col “destino” (in sostituzione di termini migliori), ma è più che possibile che ti capiti sempre lo stesso film. Bisogna vedere se sei in grado di ridere.
Scarpe corrucciate si fanno laboriosamente strada nei corridoi vuoti e circospetti dei palazzi del top secret a Langley, Virginia. Qualche segreto di più o meno ordinaria amministrazione viene travasato sempre più su da funzionario a funzionario, fino a quando, a giochi fatti, non sarà chiaro che neppure l'occhio vigile della CIA ha idea di che cosa sia successo. Tocca a J.K. Simmons, sulla poltrona al vertice, dire in parole più povere e noncuranti (d'altronde questa è una commedia, si dice in giro) quello che testimoniava alla moglie lo sceriffo Ed Tom Bell: è proprio un «cazzo di casino».
La scena finale consiste di una semplice alternanza di campi su lui e l'agente (David Rasche) che gli restituisce il resoconto definitivo della faccenda: si stacca con rigore ad ogni nome e cadavere che salta fuori, e matematicamente il pubblico in sala ammira la reazione di Simmons e ride, esattamente quando è richiesto. In pratica un altro “giochetto” dei Coen, che non mutano di un soffio il loro fare da “signori omicidi”, aspramente attaccati alle banali e mostruose urgenze dei personaggi. È come sentire il tonfo di corpi che cadono lentamente uno ad uno nel fiume, per non esser più ricordati, mentre siamo costretti a prenderne atto e a spassarcela—con un po' d'angoscia.
I Coen come li conosciamo, dunque, forse non troppo inventivi in sede di scrittura ma efficacissimi nella garbugliosa messa in scena dentro case, palestre, vicoli e strade dove sembrano aver attecchito moleste ombre di prevedibili sventure (val sempre la pena di sottolineare la fotografia di Emmanuel Lubezki), in irrisolvibile contesa con facce da avanspettacolo che vorrebbero tutto e subito. Appare difatti ancor più evidente che altrove la battaglia di toni, col grottesco quasi tutto consegnato alle espressioni ipocondriache di George Clooney, quelle assetate di Frances McDormand, quelle stizzose di John Malkovich, quelle amenamente babbee di Brad Pitt.

Giudizio: 3


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Burn After Reading - A prova di spiaI geniali fratelli Coen tornano dopo il meraviglioso affresco disegnato con Non è un paese per vecchi (pioggia di Oscar per il loro film capolavoro) con una commedia frizzante e scanzonata che narra le gesta di un gruppetto di sprovveduti che viene in possesso casualmente di un cd di file che pare contenere chissà quali segreti («merda secca della CIA», viene definito), con il quale pensano di ricattare un grosso personaggio dell'organizzazione americana, tale Osborne Cox (Malkovich). Ma costui è in un momento difficile, non ha voglia di scherzare e soprattutto non accetta ricatti di nessun tipo.
Il titolo originale (cui hanno messo come sottotitolo il ben poco evocativo «A prova di spia») sta a significare qualcosa come «Da bruciare dopo aver letto», intendendo con questo la follia che prende i personaggi della palestra alla scoperta dei segreti del cd, uomini e donne semplici ma con grandi sogni, che compiono azioni a dir poco assurde in seguito a una fiammella accesasi di speranza di vita diversa (coronare una voglia di bellezza per conquistare gli uomini senza ricorrere a deprimenti incontri web oppure comprare la bicicletta sportiva ultimo modello).
Non è la prima volta che i Coen eseguono, con la solita consolidata capacità, una commedia graffiante e satirica, lo avevano fatto con Prima ti sposo, poi ti rovino (con la regia del solo Joel), Arizona Junior e Mister Hula Hoop. Ma qui, onestamente, nonostante il cast di all-stars di cui parleremo dopo, sembra che dopo i grandiosi risultati del film precedente i due fratelli abbiano voluto rilassarsi e riposarsi, la commedia al vetriolo ha le unghie spuntate e anche se possiamo definirlo un compitino perfetto, alla fine di lavori così ce ne sono talmente tanti nella storia del cinema che finirà per scomparire e impallidire presto nel ricordo una volta uscito dalle sale.
Il catalizzatore del divertimento è Brad Pitt, con il suo personaggio di stupidotto ai massimi livelli, un ingenuo e sognatore senza peccato («Il buon samaritano»). Non serviva questa prova per dimostrarne le capacità, Mr. Jolie sciorina delle espressioni rimbambite da applausi, occhi spalancati di un bimbo che vede il mondo come un'avventura senza percepirne i pericoli.
Poi c'è Clooney, bravissimo a fare un "trombeur de femme" che costruisce in segreto una dildo machine, che fa jogging di 8 chilometri dopo il rapporto («Sono pronto, se vuoi lo facciamo anche dietro», per poi correggersi negli intendimenti), ossessionato dal sesso (rischiando di bruciarsi pure lui anche se non ha letto ma a letto) e dalla sua amante, una rossa e convincente Tilda Swinton (dottoressa in carriera in questo film e cattiva regina dei ghiacci in Narnia chapter one), che si rivela essere la moglie del povero e frustato alcoolista ex-CIA John Malkovich (non finiremo mai di tessere le lodi di questo grandioso attore, qua schizzato e in lite con il mondo). Frances McDormand è una sognante impiegata desiderosa di togliersi grasso e zampe di gallina dagli occhi («zampette di pulcino», le chiama lei) per piacere e trovare un uomo decente.
Un cast come si vede di grandissimi che svolge alla perfezione la parte assegnata dal copione, divertiti e divertendo, peccato che la loro verve e innegabile simpatia e capacità si parametri con una sceneggiatura troppo semplice, non multistrato e molte volte ha colpi di coda che non sorprendendono.
È innegabile che il lavoro sia spumeggiante e gradevole (per non parlare del lato tecnico, basti vedere il piano sequenza iniziale e finale che si ricollegano chiudendo l'arco narrativo), ci sono poi dei quadretti dei potenti della cia disorientati dal quadro generale talmente increspato di assurdità che non possono non far sorridere.
La banda scalcagnata dei soliti ignoti o del singolo che giocano alle spie o stanno in mezzo a cose troppe grosse di cui non si rendono conto, non è certo un artifizio narrativo nuovissimo (i Coen stessi lo usarono in Mister Hula Hoop e qualche traccia la troviamo in Fargo, con una McDormand in versione "pregnant") e qui il solco prosegue blandamente inserendo storie di tradimenti e di delusioni d'amore. Notare come si sottolinei che il personaggio di Linda alla ricerca dell'uomo perfetto non veda come il suo capo (l'attore Richard Jenkins, papà Fisher nel serial tv Six Feet Under e ottimo caratterista) sia lì desideroso e pronto a dimostrarle affetto autentico, ma lei alla ricerca della sirena del bello ma fondamentalmente vacuo si perda per altri e non si accorge di lui. Possiamo dire che i personaggi si muovono benissimo su uno sfondo pallido, sono caratterizzati per recitazione e non infuocati ed aiutati da una sceneggiatura perfetta ma che purtroppo si spegne quasi subito di vero interesse.
D'altronde il poco tempo trascorso tra il film precedente e questo poteva far presagire una lavorazione frettolosa in fase di costruzione, fila via troppo liscio come un bicchier d'acqua nella sua metratura non lunghissima.
In definitiva una spy comedy gradevole ma non riuscitissima che sembra opera di due grandi del cinema in voglia di vacanza rilassante, impreziosita da recitazioni ottime di un cast stellare che sorregge una sceneggiatura semplice senza particolari voli di fantasia. Forse ci si aspettava qualcosa di diverso e di più visti gli autori, ma in fondo come si suol dire è difficile ripetersi ogni volta, soprattutto magari a distanza troppo ravvicinata di un lavoro grandioso, pur nei dovuti distinguo di genere totalmente diverso. Comunque sia, il cinema è sempre un paese per i Coen, che vanno accolti sempre e comunque a colpo sicuro.

Giudizio: 2.5


Recensione di EMANUELE RAUCO

Burn After Reading - A prova di spiaNon c’è niente di più difficile di dare seguito a un premio Oscar, di trovare nuova linfa ispirativa di fronte a quello che viene considerato uno dei vertici di una carriera; non è stato facile neppure per i grandi fratelli Coen, che dopo il bellissimo e premiatissimo Non è un paese per vecchi, devono trovare un progetto per lo meno all’altezza delle attese.
E optano per un ritorno al loro tono e stile preferito, quello del grottesco e del cinismo, prendendo in giro le manie cospirative dei servizi segreti e quelle isteriche dei cittadini di mezz’età: seppur in understatement, un film divertente e piacevole.
Quando Katie decide di lasciare Osborne, agente della CIA, copia su un file i suoi segreti e le sue memorie, per poterlo ricattare; peccato che questo file finisca nelle mani di Linda, impiegata in palestra, bisognosa di un ritocco chirurgico e in cerca di flirt (tra cui con Harry, impiegato al Dipartimento di Stato), che vuole usarlo assieme al collega Chad per fare un mucchio di soldi. Complicazioni in vista.
Scritta come al solito dagli stessi Joel ed Ethan, una nera e violenta commedia spionistica, fitta di equivoci, misteri e paradossi umoristici, che gioca sul labile confine tra ironia, farsa e intreccio noir – diventando sempre più comico con l’aumentare della violenza – ma anche con quella ancor più labile e indefinito tra furbizia e idiozia.
Ambientato tra le casette impettite e gli spazi pretenziosi dei sobborghi di Washington, il film è un acuto e ficcante affresco sui vizi privati e le nulle virtù della borghesia dei nostri tempi, fatti di complotti e paure infondate, culto dall’apparenza e della menzogna, apologia della stupidità e condanna alla serietà e al know-how: non a caso, più che i segreti privi di valore della CIA, al centro del racconto si trovano delle operazioni di chirurgia estetica, i capricci di una quarantenne che l’assicurazione non vuole foraggiare, e assieme a lei funzionari vanesi, donne frigide, muscolosi bambini senza testa.
Tutti uniti sotto il cinico segno della morte, che i Coen usano come livella con la quale costruire un ritratto fatto di limiti, difetti, nevrosi, sempre più crudele e devastato, fino a un beffardo finale quasi realistico e sempre più in grado di illuminare con sorniona sapienza l’umanità che guarda: intrigante, benché dalla narrazione un po’ lenta, un film che getta il suo peso sui personaggi, mettendo un po’ da parte la scintillante capacità coeniana di messinscena, e su una struttura complicatissima ai limiti del cerebrale che mostri ancora una volta le abilità dei fratelli.
E infatti la sceneggiatura si presenta con una costruzione articolata e rocambolesca ai limiti della perfezione sia nella fusione di suspense, humour e satira sia nello sbozzare personaggi inquietanti e divertenti, anche se a dire il vero con un po’ di verve in meno rispetto ad altri loro film (si pensi al sottostimato Prima ti sposo, poi ti rovino): comunque i Coen sono bravi a non esagerare, a non scadere nella frenesia e a condurre il loro gioco sulle soglie del delirio.
Sulle ali di un Brad Pitt esilarante (incredibile il suo arrivo in bici, vestito elegante e con casco in testa) e di un George Clooney realmente bravissimo, un film del tutto dalla parte degli attori, sorretto da un cast in gran forma, nel quale non ci stancheremo mai di segnalare la straordinaria Frances McDormand. Minore di sicuro, quasi una vacanza (tanto che è stato scritto durante le pause del precedente adattamento di McCormack), ma un bello spasso per le teste dei cinefili.

Giudizio: 2.5
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