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Zohan - Tutte le donne vengono al pettine Stampa E-mail
Domenica 05 Ottobre 2008 01:16
Zohan - Tutte le donne vengono al pettine / LocandinaTitolo originale:      You Don't Mess with the Zohan
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2008
Genere:      Azione, Commedia
Durata:      113'
Regia:      Dennis Dugan
Cast:      Adam Sandler, John Turturro, Emmanuelle Chriqui, Nick Swardson, Lainie Kazan, Ido Mosseri, Rob Schneider, Dave Matthews, Michael Buffer, Charlotte Rae, Sayed Badreya, Daoud Heidami, Kevin Nealon, Robert Smigel, Dina Doron
Produzione:      Happy Madison Productions
Distribuzione:      Sony Pictures Releasing Italia
Data di uscita:      3 Ottobre 2008

Trama: Zohan è un superagente del Mossad israeliano, praticamente inarrestabile, che cattura per conto del suo governo i terroristi e i nemici palestinesi. Ma lui ha un sogno da realizzare: diventare un parrucchiere stimato in America. Dopo l'ennesimo scontro con la sua nemesi Phantom, decide di fingersi morto per scappare con una nuova identità. Ma una volta giunto negli States, non è così facile diventare un parrucchiere, neppure per un superagente come lui. Quando sembra che tutto possa essere superato, il suo passato ritorna a tormentarlo e ad allontanarlo dalle amate ciocche da modellare delle signore, donne di una certa età che non soddisfa solo nel taglio...

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Zohan - Tutte le donne vengono al pettineJudd Apatow (un produttore e sceneggiatore, che prese spunto senza tema dal modo di scrivere folle dei fratelli Farrelly) arriva in coppia con Adam Sandler a dare una sferzata alle signore americane di una certa età che ormai hanno abbandonato ogni speranza di poter fare sesso divertente. Direte voi: che cosa c'entra questo strano assunto con una trama che ci parla di un agente segreto israeliano, Zohan appunto (lo stesso Sandler), che combatte i terroristi sfruttando le sue capacità infinite di combattimento (è praticamente una sorta di Terminator)? Invece si, con Apatow a scrivere questo diventa possibile.
La guerra tra Israele e Palestina ormai ha stufato? Interminabile per poterla reggere («Sono passati duemila anni, prima o poi dovrà finire») anche per i suoi protagonisti? Questo è quello che pensa Zohan, che vuole a tutti i costi andarsene in America a diventare un grande ... hair stylist. Innamorato delle ciocche e dei tagli, abbandona con un trucco la lotta con la sua nemesi Phantom (un divertentissimo John Turturro, che recita in maniera parodistica), si finge morto, e scappa verso le lacche e gli istituti di bellezza d'oltreoceano.
Arrivato in America viene deriso, ma grazie al suo immenso oggetto del piacere per donne («La mia pannocchia») elabora un curioso sistema per avere successo con il suo lavoro: abbinare il taglio dei capelli ad un successivo rapporto sessuale. E la cosa incredibile è che riesce a fare questo doppio servizio solo in un salone di bellezza gestito da una avvenente palestinese (Emmanuelle Chriqui), ovviamente con tutti all'oscuro della sua vecchia identità. Identità che rimane segreta fino a che un taxista con problemi di soldi di origine araba sembra lo riconosca, e sta per passare l'informazione a Phantom, che intanto, giunto pure lui in America, ha successo con una catena di fast food. A quel punto, forse è meglio rinfoderare la "pannocchia" per scatenare i muscoli.
Autentica esplosione di comicità eversiva e assolutamente "politically scorrect" (non si possono contare le scene con il sedere di Sandler in mostra e le critiche alle varie culture, fatte in maniera comunque bilaterale) questo film ha dalla sua il gran pregio di non essere la solita commedia stupida e senza nessun mordente piena di cose pecorecce (e qui ne vedrete molte, anche alcune davvero off, come mamme ciccione e vecchie carampane accondiscendenti continuamente "trapanate" dal super-mandrillo che si prestano ad ogni gioco erotico, granchi inseriti nelle mutande che morsicano peni oppure occhiali usati come cucchiai) ma ha un ritmo suo particolare, abbina perfettamente musiche da discoteca alle imprese pilifero-erotiche, ha scene di inseguimento e di situazione a dir poco folli (nuotata alla delfino con una bike d'acqua, urlo alla Kung Fusion e vario d'altro come camminate a testa in giù sui tetti dopo aver fatto flessioni usando solo i piedi), sfruttando perfettamente la verve dei due marpioni protagonisti.
Se da un lato si potrebbe criticare alla vera anima del film, cioè ad Apatow (e comunque non è lui il regista, Dennis Dugan diresse Sandler anche in Big Daddy ed è un aperto onesto assertore che chi vede i suoi film ci va solo per divertirsi senza impegno) l'ennesima escursione nel portare il grado della follia ai massimi livelli premendo sugli ormoni, ma invece bisogna considerare anche che non è neppure facile scatenare l'ilarità del pubblico spontaneamente senza stufarlo, come fortunatamente avviene per tutta la durata del film, con ritmo costante e cadenzato.
Poi, alla fine, in mezzo a tutto questo “Hellzapoppin'” folle, abbiamo anche un blando messaggio pacifista che rincuora e fa di tutto un "volemose bene" senza tradire comunque lo spirito della pellicola. Fate i capelli e il sesso, non la guerra.
Segnaliamo gli arabi che si improvvisano terroristi da operetta che fanno ragionamenti del tutto privi di ogni fanatismo, presi dall'accumulare soldi e divertirsi e non dalle vergini in paradiso, con la scena della segreteria telefonica che, per chi scrive, è quel colpo di genio punta del film. Ripetutamente si continua a dire che i prodotti che i figli transfughi di Israele vendono hanno l'anima Sony, quasi a dimostrare che l'aspetto degli emigrati magari è tarocco per adeguarsi alle necessità della comunità in cui sono entrati ma dentro sono veri e ancora attaccati alle tradizioni del proprio paese, un messaggio denso di contraddizioni ma davvero valido.
La presenza di Rob Schneider, attore anche lui confortevolmente adeguato nelle commedie folli, nei panni di un eversivo americano terrorista che vuole provocare una rivolta contro le comunità arabo-israeliane, completa la presenza di cammei, che comprende McEnroe, Henry "Fonzie" Winkler, Chris Rock, Mariah Carey.
In alcuni cartelloni pubblicitari i piedi di Sandler sono appoggiati a delle torri, scelta che è stata evitata in quelli ufficiali per non turbare il ricordo dell'11 settembre.
In definitiva un film divertente e scanzonato, con due protagonisti davvero con la marcia giusta, volutamente esagerato nel pigiare l'acceleratore sul sesso possibile, pieno di battute e paradossi, che tratta un argomento scottante come quello del terrorismo prendendosi in giro con un chiaro messaggio pacifista, dove gli stessi protagonisti della violenza decidono di non esercitarla più, per stanchezza e sfiducia che tutto quanto fanno non serve a nulla. Certo, ai puristi farà storcere il naso, ma bonariamente dobbiamo ammettere che esiste anche il momento di distrasi al cinema e questo ce lo permette senza metterci a cervello zero. Esiste una sola medicina alla guerra: la pace. Condita magari anche di saloni di bellezza e di hamburger.

Giudizio: 2


Recensione di ALBERTO DI FELICE

ZohanViva la tradizione, anche se è pensata nei limitati termini di una cafonata. Foss'anche, magari, che così mangereccia risulti più digeribile. Tale (cafonata) è infatti questo innocuo palleggio (un po' in tutti i sensi) del quale sorprende semmai solo il pudore, date le circostanze che a scriverlo ci sia anche Judd Apatow e che il protagonista sia un prestante puttano mediorientale in saldo, e ciononostante non si veda l'ombra di un pene in un qualche angolo del quadro. Apatow, insomma, non tiene fede alle promesse, magari intimorito da non si sa cosa (fondato sospetto: la MPAA, sempre lei), ed ecco che Zohan è un film “per famiglie”.
Giustamente, anche, perché la sua ottica restauratrice ben si adatta—al di là della palese volgarità, esibita invero con una certa pertinenza, se non si è opposti per principio—alla celebrazione collettiva di bianchi, neri, marroni e quant'altro del melting pot. Soprattutto dei marroni, intesi carinamente come mediorientali. Per il film il mondo esterno è una copia impomatata ancora negli anni '80 del sogno americano: il nostro agente del Mossad preferisce occuparsi di acconciature anziché sforzarsi di capirci qualcosa del conflitto israelo-palestinese, e nessun luogo può farglielo dimenticare se non New York. Certo, anche lì i due popoli sono affacciati su un'unica strada, ma nella nuova terra ci vuol poco a ridisegnare le questioni.
Con uno spirito ecumenico che pare addomesticare tutti come gattini tenuti destramente in palla vediamo dunque come questi mediorientali, in effetti, si somiglino tutti, soprattutto nei fanatismi—e non potrebbe essere altrimenti—e, si sarà capito, nella cafonaggine. Tutti più o meno burini e amanti di cibi e bevande cui il bianco di turno (e sono molto pochi, ma d'altronde è New York) può adattarsi solo dopo qualche giorno. Intanto le attempate e mediamente ricche signore bianche sembrano gradire, e come segno di benvenuto non c'è male.
Alla fine della giornata, la soluzione al conflitto è: al diavolo i nostri rimasti bloccati a casa, tanto noi qui ce la caviamo benone da soli. L'America, Dio l'abbia in gloria, è la terra dei liberi, e se questo poco di isolazionismo fra migranti può aiutar tutti ad esserlo ancora di più, perché no? La ricetta è di quelle fiduciosamente conservatrici: come tutte le strade oggi portano a New York, così pure arabi e israeliani finiranno per ridurre le divergenze al discutere di politica—intendendo con questa una preferenza estetica per Hillary o la figlia Chelsea. Beh, a meno che non vivano nel West Bank: lì è un altro paio di risate.

Giudizio: 2


Altri giudizi della redazione:

Emanuele Rauco: 1.5
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