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The Women Stampa E-mail
Domenica 12 Ottobre 2008 12:20
The Women / LocandinaTitolo originale:      The Women
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2008
Genere:      Commedia, Drammatico
Durata:      114'
Regia:      Diane English
Cast:      Meg Ryan, Annette Bening, Eva Mendes, Debra Messing, Jada Pinkett Smith, Bette Midler, Candice Bergen, Carrie Fisher, Cloris Leachman, Debi Mazar, India Ennenga, Natasha Alam, Ana Gasteyer, Joanna Gleason, Tilly Scott Pedersen
Produzione:      Inferno Distribution, Jagged Films
Distribuzione:      BIM
Data di uscita:      10 Ottobre 2008

Trama: Mary Haines ha un marito ricco, una villa sontuosa, una figlia adorabile, e soprattutto tre amiche con cui divide tutto. Un giorno Sylvia, una di esse, scopre, mentre fa una manicure, che Steven, il marito di Mary, ha una relazione clandestina con la procace Crystal Allen, una donna che lavora come dispensatrice di profumi. Il pettegolezzo non tarda a girare, e improvvisamente Mary si ritrova a dover gestire la sua ricca vita da ben altra prospettiva, cioè quella di moglie tradita e sulla bocca di tutti, priva di lavoro e delle capienti platinum card del marito. Tra l'altro la cosa peggiora quando viene a sapere che una delle sue amiche si comporta in modo tutt'altro che onesto.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Come dice anche la nuova Mary Haines di Meg Ryan alla mamma (Candice Bergen), che nonostante i progressi della chirurgia plastica dà sempre gli stessi consigli vecchi come il mondo su mariti e tradimenti alla figlia (a guardare la Ryan per com’è oggi, c’è da chiedersi se Diane English non se la stia prendendo direttamente con lei quando fa pronunciare alle sue attrici frasi quali «Mary non è un tipo che si accorge delle crepe: è troppo presa a riempirle») non siamo più in un film degli anni ‘30. Eppure. Se i due esempi da paragonare sono le versioni di The Women di Cukor e English, c’è da dire che purtroppo è verissimo. L’operazione, più che rischiosa, è imprudente nella misura in cui par bellamente non accorgersi dello scisma—invero ancora modesto, e forse proprio per questo ancor più difficile e necessario da registrare, o almeno da auspicare—incorso nel frattempo: Diane English riscrive il copione (per non parlare della piattezza con cui lei stessa ne riscorre le pagine su pellicola) come fosse sufficiente renderlo più “alla moda”.
La cosa avrebbe un minimo senso, dato che pur sempre di gran donne dell’alta società newyorkese, tra sottovesti e profumi malandrini, stiamo parlando—ma non può esser tutto. Già l’originale faceva convivere con brio ma non meno asperità la donna come moglie silenziosa e la donna come divorziata vendicatrice: d’altronde ne era indicatore quel finale nel quale Norma Shearer se ne tornava infine dal marito, oltrepassando la camera da presa tendendogli le braccia piena di gioia negli occhi, tutti per lui. Gli uomini infatti non si vedevano in Donne, ma fuori campo erano pur sempre i dignitari fraudolenti e sornioni della vita familiare, sempre quella, che la protagonista voleva riconquistarsi coi denti. Se di femminismo si poteva parlare per quel film, lo si poteva fare in un’accezione ancora molto fragile.
Neanche in The Women ci sono uomini, ma poco è cambiato nel quadro generale. Semmai manca quel sottile senso di sadica compensazione nella “vendetta” femminile dell’originale, col brio che lo creava che viene soppiantato dallo smalto fin troppo assorbito di queste nuove donne del ventunesimo secolo, consumate da nevrosi da carriera e marito e figli. Il che comprende un ottimismo un po’ troppo contento nonostante si atteggi a carente (vedasi il dialogo con grandi pacche sulle spalle nel quale i personaggi della Ryan e di Annette Bening si riavvicinano) e un’immissione di in realtà modesti aggiornamenti di costume (ovvero: è giunto il tempo di inserire qualche lesbica, ossia Jada Pinkett Smith. Poco importa che questa venga caratterizzata, oltre all’obbligatoria frequentazione di locali a tema, sol per il fatto di far rotolare la lingua e rimanere senza parole di fronte a Eva Mendes—la quale a sua volta ricambierà, ma non con lei).
Sembra, francamente, una puntata condotta da Oprah (non mi sono informato al riguardo, ma non è affatto improbabile che nel periodo promozionale americano ci sia stata davvero) nella quale le attrici interessate raccontano quanto sia stato divertente girare questo film e nel contempo ci spiegano che si può riuscire a far tutto. Mentre celebrano il ritorno fra le braccia del marito della nuova Mary durante l’ennesimo parto di una nascosta esponente del movimento pro-life e dell’associazione a supporto delle famiglie numerose (Debra Messing), ci vorrebbe—perbacco—la cara vecchia e corvina Joan Crawford a dirgliene quattro: «C’è un nome per femmine come voi, che non si usa nella buona società, ma nelle vaccherie. Addio, gentildonne».

Giudizio: 1.5


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

The WomenTorna l'ombra di Sex and the City in questa sua pallida costola supergriffata, storia di quattro donne amiche per la pelle che si coalizzano per salvaguardare una di esse, Mary (interpretata dalla fidanzatina d'America Meg Ryan, in ottima forma), contro l'attacco a suo marito (ricco e realizzato) da parte della procace Crystal Allen (una Eva Mendes bella da togliere il fiato). L'intenzione della regista Diane English (prima prova dietro la mdp, è un'autrice e produttrice televisiva) era di proporre una versione propria della commedia di Clare Boothe che, sul grande schermo nel 1939, Cukor, il regista delle donne, diresse con la consueta maestria.
L'aggiornamento griffato ha nuociuto parecchio alla commedia, appesantendola di cose che possono piacere soprattutto ad un pubblico femminile ma purtroppo solo in vena di frizzi e lazzi di poco conto. Il senso pieno dell'amicizia che traspariva dalla serie tv e dal film di Michael Patrick King (SATC, appunto) qui diventa una burletta, una farsa cucinata solo per presentare abiti alla moda, pettinature, borsette e locali lesbo. Con una piccola particolarità: nel film non c'è traccia di un uomo durante quasi tutta la sua durata, e l'unico uomo che vediamo sullo schermo alla fine è molto particolare.
Ma andiamo con ordine: come detto la Ryan si scontra con la Mendes per il possesso di un marito che non vediamo mai, la Bening (che dice nel film di non avere bisogno di interventi facciali ma noi abbiamo molti dubbi, sono lontani i fasti di American Beauty ormai) tradisce la fiducia della Ryan provocando una lite stizzosa tra le due, la rossa Messing (protagonista dell'unica scena davvero divertente del film, quella finale) è l'amica in cinta con quattro figlie femmine («Non è assicurata? È il quinto figlio, glielo dovete regalare!») che dà consigli placidi di pace, Jada Pinkett Smith (presente in Matrix capitolo 2 e 3) è l'amica lesbica che fa tendenza. Un calderone di femminilità senza alcuna base felicemente creativa nel costruirlo, oltretutto immerso in momenti patetici da latte alle ginocchia che fa sprofondare nell'apatia lo spettatore, con la figlia comprensiva e dolce del personaggio della Ryan a creare altri inutili minuti sullo schermo. Una trama di poco conto come poche, una regia scolastica che privilegia i marchi piuttosto che gli sguardi, imbrigliando il film (partito nei primissimi minuti anche in maniera frizzante con gli occhiali/gps identifica falsi) in pastoie deprimenti, evidenziando in maniera decisa e impietosa le pecche di cui è composto, con questa tutela ad oltranza banalotta del "All women, only women".
La Ryan dopo la virata di In the Cut (ormai vecchia di anni) continua a fare le solite particine senza spessore alcuno, il bello è che si trova anche a voler civettuosamente gareggiare senza nessuna speranza in una gara di baby-doll con la Mendes. L'unico personaggio di qualche spessore risulta essere quello della madre di Mary, Candice Bergen, che dice delle frasi di buon impatto («Se vai via, gli darai una maxi dose di amante e gli farai capire quanto gli manca la moglie») e risolleva un attimo il catafascio completo, piattume condito dalla presenza di una svedese come governante, da Carrie Fisher, la principessa Leia di Star Wars, che fa la cacciatrice di gossip per una rivista femminile, e da un inutile presenza alla "Mariagiovanna" di Bettle Midler.
Difficile davvero trovare qualche appiglio per consigliarlo, magari alle signore in voglia di dover comprare qualche borsetta costosa e firmata, di vedere qualche bel vestito e delle pettinature alla moda. Di uomini da ammirare, sempre per il gentil sesso, non ve ne è nemmeno mezzo come si diceva.
In definitiva un film fisicamente privo della componente maschile povero di inventiva e noioso nello svolgimento, con delle interpreti che hanno un buon curriculum e una gradevole presenza, ma che vengono completamente trascinate nel baratro da una regia incompetente e di uno sviluppo noioso e troppo costruito sulle banalità, vuotato di ogni forza narrativa. Emotivamente, se dovessimo parlare della forza dell'amicizia, questo film è la perfetta dimostrazione dello svuotamento di un sentimento al cinema. Mai come stavolta, si può dire che sotto il vestito non c'è nulla.

Giudizio:


Altri giudizi della redazione:

Emanuele Rauco: 2
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