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Quel che resta di mio marito Stampa E-mail
Domenica 19 Ottobre 2008 09:21
Quel che resta di mio marito / LocandinaTitolo originale:      Bonneville
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2006
Genere:      Commedia, Drammatico
Durata:      93'
Regia:      Christopher N. Rowley
Cast:      Jessica Lange, Kathy Bates, Joan Allen, Tom Skerritt, Christine Baranski, Victor Rasuk, Tom Amandes, Tom Wopat
Produzione:      SenArt Films, Drop of Water Productions
Distribuzione:      Teodora Film
Data di uscita:      17 Ottobre 2008

Trama: Arvilla rimane vedova del suo amato Joe, con cui ha vissuto per vent'anni. Il marito defunto ha avuto da un matrimonio precedente Francine, la figlia che ora reclama le ceneri contro il volere della matrigna. Ma Joe aveva espresso un chiaro desiderio: i suoi resti mortali andavano sparpagliati per il mondo. Per costringere Arvilla a darle i resti di Joe da seppellire nel cimitero di famiglia, Francine la minaccia di cacciarla di casa ricorrendo ad un vecchio testamento. A quel punto non resta che una cosa da fare: con l'urna appresso Arvilla e sue due care amiche, Margene e Carol, prendono la decappottabile Bonneville e partono per il viaggio che le dovrebbe condurre al funerale. Mentre percorrono la strada, incontreranno diverse persone che faranno capire ad Arvilla la cosa giusta da fare con le ceneri del suo amato Joe.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Quel che resta di mio maritoIn Bonneville (suona pressappoco come Elizabethtown alla francese, in effetti, ma è un’auto—a maggior ragione, dato come andava a finire quel film, si potrebbe dire) c’è un signore che si chiama Tom Skerritt, non ancora 73enne ai tempi delle riprese tre anni fa. Ancora un bell’uomo, non c’è che dire. Non potrebbe non esserlo, del resto, dato il cast di signore col quale deve reggere il confronto: le prime due sono Jessica Lange (allora non ancora 57enne) e Joan Allen (non ancora una ragazzina cinquantenne, sempre tre anni fa). Sarebbe tutto regolare se anche la terza fosse in linea con questi requisiti estetici, e invece.
Ecco, veder flirtare timidamente (e poi meno timidamente) questo bel 73enne fra tutte proprio con Kathy Bates (quasi 58enne, rispettando lo stesso calendario), sicuramente—non me ne vorrà—la meno avvenente del gruppo (ma anche l’unica mentalmente—e nei fatti—libera), mi ha messo un po’ di modesta meraviglia. Nonostante ci fosse da aspettarselo: dopotutto, a conti fatti è pur sempre l’unica libera del gruppo. Mi è venuto da pensare che il perché del fatto che ci sian voluti più di due anni per far arrivare Bonneville da noi (un puro caso dettato dal destino e dal fascino della Lange, riferiscono quelli della Teodora) lo si legge tutto in queste inibite mosse di corteggiamento fra attempati (e provinciali, come poi è la maggior parte del mondo) lupi e lupe di mare.
Di certo, nulla che non si addica ad un medio racconto pomeridiano sfornato per l’ora del tè, da guardare magari mentre si sorseggia dalla tazza, o seduti sul divano, o mentre si stira. Giustappunto, un racconto di feel good a favore della “sorellanza (ma anche fratellanza) dell’età che comincia a farsi veneranda”. A volerla dire tutta, per questo, non sarebbe stato forse sbagliato farlo uscire direttamente in home video; ma evidentemente quelli della Teodora hanno pensato che il film potesse avere sufficiente mercato: buona fortuna, io sono con voi.
Per dirla in breve, ci sono dunque i classicissimi ticchettii e scatti dell’emancipazione, perché—l’avrete intuito, se vi siete preoccupati di leggervi la trama—non si è mai troppo vecchi per maturare (e rimorchiare), se solo si ha la tenacia e l’improvvisazione di seguire la buona e gloriosa mappa americana del road trip. Una vecchia macchina, una vecchia autoradio, tre vecchie amiche e un’urna, più autostoppisti di passaggio (Victor Rasuk) e camionisti here to stay (il sopramenzionato Skerritt), per fare quello che non si è fatto mai o si è rimandato per troppo tempo. Oh, e comunque Kathy Bates ha un suo perché: basta vedere come gozzoviglia propositiva sul suo letto a vibrazione, apparentemente ben più esperta delle altre due.

Giudizio: 2


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Quel che resta di mio maritoChi l'ha mai detto che le donne in decappottabile non abbiano fascino? Dopo lo strepitoso Thelma & Louise di Ridley Scott sicuramente ben pochi. E dopo questo dolce e romantico Bonneville (ci rifiutiamo di riferire il titolo italiano decisamente di dubbio gusto), che fa riferimento al tipo di auto usato dalle tre protagoniste, la tendenza viene confermata. Niente a che vedere con il gran bel film di Scott, ovviamente, se non che è un on the road ed usa un'auto simile, qui abbiamo una storia priva di risvolti ansiogeni, tutto è un tranquillo scorrere di posti e persone per trovare la risposta alle proprie domande che ci tormentano. Come tormentata è Arvilla (Jessica "2 volte Oscar" Lange, che alla sua età è ancora donna di grande fascino e tempra recitativa) che perde l'amato marito Joe. Il defunto si è fatto cremare, e purtroppo ha pure una figlia, Francine, avuta da altro letto bastarda come poche (interpretata come spocchiosa da Christine Baranski, la trovate al cinema anche in Mamma Mia! a fianco della Streep) che chiede decisamente le sue ceneri per la tomba di famiglia. Ma Joe è stato chiaro e deciso: dev'essere sparpagliato per il mondo e non finire in una tomba. Memore del suo desiderio Arvilla prende l'auto, l'urna, le amiche Carol (Joan Allen) e Margene (Kathy "Misery" Bates), e parte per dirigersi al funerale facendo sberleffi alla figliastra cercando la risposta su cosa deve fare.
Il viaggio delle tre amiche è introspettivo a contatto con la natura e alla ricerca dell'avventura (con sosta e parentesi a Las Vegas) fatto in chiave comunque giocosa e serena, non esistono strazi interni particolarmente accentuati (tranne le lacrimucce di rito) e anche Arvilla sorride senza struggersi in continuazione alle reazioni delle amiche. Intelligentemente, sapendo di avere un sentiero molto più irto, l'esordiente Christopher N. Rowley (quanti nomi nuovi ultimamente dietro la mdp: sembra che la tecnica possa sostituire l'esperienza, ma così non è) si è astenuto non avendo i numeri dal voler parlare di grandi temi uomo (donna) e natura che contemplata raffresca lo spirito, ha fatto incontrare l'amore a una Kathy Bates che fa sempre le stesse parti, l'amica con gli anni sulle spalle ma sempre eversiva e che non ha paura di assaggiare coraggiosamente nuove esperienze, nei panni di un camionista Tom Skerritt (citato il suo passato da soldato reale nel film), ha dipinto una Joan Allen pulita e mormona bigotta (ma furba al punto giusto) e dato alla Lange l'occasione di sfoderare il ritratto di una donna pronta ad essere onesta anche dopo la morte, sfidando un destino di povertà ma nobilitato da un atto di riconoscenza di fronte all'amato (che ha inserito nel cellulare abbinato al numero della figliastra un suono di corvacci: anche lui capiva di che pasta era fatta). In mezzo, un ragazzo che fa autostop che cerca il padre come promesso a sua madre, una barca sul lago (con bagno ritemprativo), un ritrovo musicale all'aria aperta e una Las Vegas che mostra solo il suo lato buono e docile.
Come vedete siamo ai bordi di un pastrugno che rischia di cadere nel diabetico pesante, ma la simpatia delle tre affermate attrici e di una regia delicata per quanto impersonale, non fa cadere nel pentolone della noia estrema la storia che si segue con simpatia e relativo piacere. A volte, in mezzo ai frastuoni del cinema pop corn fa anche bene buttare a mare il fatto che anche alcuni sentimenti possono essere messi sul piatto senza averli cucinati con troppa raffinatezza: questo è un bel film di amicizia femminile (molto in voga a quanto pare), senza griffe, senza scemenze glitterate e targate solo di cattivo gusto insieme a battute scontate. Non cadete nella trappola di dimenticarlo subito nelle vostre scelte visto il tema: Bonneville va visto anche perché dà un'oasi di pace e serenità con ampi spazi e situazioni simpatiche affrontate con rassegnazione dell'età a volte, con piglio e decisione altre.
In definitiva un buon film senza troppe pretese, da vedere a cuor leggero, che non cade nel cattivo gusto e nel luccichio di cose femminili di scarso peso, diretto magari senza nessun segno particolare da un regista che preferisce affidare alla consolidata bravura di tre serie professioniste il peso del film, riconoscendo i propri limiti e scegliendo nel contempo la via giusta per raccontare una bella storia di profonda amicizia di donne diverse. Viaggio, sentimento, scelte, bivi, gli ingredienti ci sono tutti per dare respiro al film: magari non sono cucinati con grande inventiva e raffinatezza, ma mentre le ceneri finiscono nel vento o in una tomba – questo lo saprete solo vedendo il film – il messaggio di onestà che traspare, andando oltre i soldi, non è disperso ma chiaro.

Giudizio: 2.5


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Emanuele Rauco: 2
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