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Il passato è una terra straniera Stampa E-mail
Lunedì 03 Novembre 2008 01:46
Il passato è una terra straniera / LocandinaTitolo originale:      id.
Nazione:      Italia
Anno:      2008
Genere:      Drammatico
Durata:      120'
Regia:      Daniele Vicari
Cast:      Elio Germano, Michele Riondino, Chiara Caselli, Valentina Lodovini, Daniela Poggi, Marco Baliani, Lorenza Indovina, Maria Jurado, Romina Carrisi, Federico Pacifici, Antonio Gerardi
Produzione:      Fandango, R&C Produzioni
Distribuzione:      01 Distribution
Data di uscita:      31 Ottobre 2008

Trama: Giorgio, un avvocato penalista, sta ascoltando le disposizioni del giudice per un processo. Quando si alza, incontra una donna con il viso tumefatto che gli dice il suo nome e gli chiede se si ricorda di lei. Incominciano i ricordi che lo hanno portato in un passato non molto lontano ad essere una persona completamente diversa da quella odierna, cioè un baro ai tavoli da poker, che gestiva rapporti sessuali con una donna sposata, drogandosi in alcuni momenti. Soggiogato dalla personalità dell'amico Francesco, baro di professione, il baratro in cui era finito sembrava davvero senza fondo, soprattutto per colpa di una sciagurata trasferta spagnola con l'intenzione di guadagnare molti soldi in maniera facile.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Il passato è una terra stranieraUn film di bari (alle carte) ambientato a Bari, oltre che prestare il fianco ad un giochino di parole, sembrerebbe porre l'accento su un comportamento dovuto alla realtà sociale del paese che può portare alcuni suoi elementi alla disperazione rischiando la vita di fronte al gioco delle 5 carte, che gli americani al cinema hanno omaggiato a profusione (l'ultima volta con Eric Bana). Nulla di tutto questo: i due esseri truffaldini sono di famiglia benestante e lo fanno per voglia di quattrini e denaro guadagnato con qualche brivido, nessun vero problema di base talmente grave da lasciarli senza altra scelta. Giorgio (un convincente Elio Germano, sempre più bravo) studia per diventare un avvocato, Francesco (Michele Riondino, in una versione sprezzante di tutto poco credibile), invece è baro di professione e ha strane tendenze d'approccio verso le donne, che tratta sempre con violenza.
Quando i due si incontrano, Giorgio viene soffocato e soggiogato dalla forte decisionalità di Francesco, che lo indirizza come spalla sui tavoli verdi, man mano con giocatori sempre più bravi e coriacei. Grazie alla loro abilità nel porre le carte al loro servizio in modo non onesto, guadagnano un bel po' di soldi, che Giorgio tiene tra le pagine dei suoi testi universitari. Ma l'arrivo di una giocatrice affascinante e matura (Chiara Caselli, davvero una bella presenza che si distingue, sensuale ed eterea) manda Giorgio in crisi, lo porta a coltivare una relazione part-time («Dimenticavo che con te posso scopare solo il mattino») che non ha nessuno sbocco in quanto lei non è minimamente intenzionata a lasciare il marito che le dà ricchezze ed agi. Il rapporto con i genitori diventa conflittuale (ritorna sullo schermo Daniela Poggi, una madre preoccupata ma troppo debole per avere qualunque vero potere decisionale) e quello con Francesco si deteriora, soprattutto dopo alcuni “lavori” ai tavoli andati male. Un viaggio a Barcellona per motivi misteriosi rivelerà poi lati del loro carattere nascosti, introducendo altri elementi di violenza e di disordine tra i due.
Vicari (prima regia del 2002 con Velocità massima) rende la sua pellicola piena di violenza per scaraventare nel giusto inferno i due bari che vogliono fare i furbi, denunciando la loro mancanza di capacità di capire che è il momento di fermarsi e non esagerare. Purtroppo le locazioni dove si muove la loro perdizione sono riprese con intenti da cartolina (sia quella italiana con una Bari “da bere” che quella spagnola con una guapa tutta pepe), non si percepisce il giusto substrato di difficoltà ambientali che potrebbero rendere il lavoro maggiormente affascinante.
Sin dal titolo, l'intento del film, tratto dal libro di Gianrico Carofiglio, vuole essere una sorta di redenzione e di distacco da eventi trascorsi, narrarci di come una persona possa capire i suoi errori e migliorare la propria vita. E questo compito viene espletato davvero bene, con una parte iniziale in bianco e nero che fa riaffiorare i ricordi per poi colorarsi di vita successivamente, un periodo scellerato ma di grande emozione per la sua vivace esistenza, una sorta di sfregio alla sicurezza sociale che dona solo noia. Peccato che se questa sensazione in particolare è ben mostrata, quello che c'è in mezzo sa di non molto: qualche scaramuccia familiare, eccessi sessuali hot con la Caselli e la giovane Maria Jurado, partite a poker sapide, immerse in fumo anacronistico vista l'attuale caccia alle streghe antinicotina – cose non certo originalissime che non perdono valore visivo solo perché Elio Germano le sostiene alla grande. Alla fine la vicenda inizia ad andare fuori giri, perde mordente e si involve introducendo blandamente la nuova “occupazione” dei due. Si può tranquillamente dire che se la trama ha una buona dose di rabbia e di violenza; il resto è troppo soffuso, si accentra il protagonista ma tutto è statico, quasi immobile, come se fosse una scena che aspetta qualcuno che deve arrivare. Mancando lo sfondo, anche Germano non può fare moltissimo, e lo spettatore non rimane del tutto coinvolto.
In definitiva un film validamente interpretato da un Germano (Elio, non il volatile) davvero in stato di grazia, interessante nello spunto che è tipicamente americano visto il tipo di gioco protagonista e motore della vicenda, ma purtroppo fallace nelle ambientazioni e privo di mordente nelle situazioni di tensione, che usa la violenza sessuale e la rabbia giovanile per vivacizzare una trama che gira su se stessa troppo a lungo, scelta povera che rischia di annoiare per la sua ripetitività tenendo conto di una durata leggermente più lunga del solito. In alcuni momenti le urla e i litigi paiono davvero forzati, in altri manca totalmente il sottofondo di amarezza per quanto fatto e che dovrebbe iconizzare il titolo, necessario per farcelo amare al di là della visione diretta e primaria, che comunque può essere consigliata in quanto prodotto decente di un cinema italiano che propone ultimamente vicende giovanili davvero sterili, prive di qualunque raccordo con la realtà che questo film invece ha presente nei rapporti familiari.

Giudizio: 2


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 2.5
Emanuele Rauco: 2
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