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Un gioco da ragazze Stampa E-mail
Martedì 11 Novembre 2008 00:40
Un gioco da ragazze / LocandinaTitolo originale:      Un gioco da ragazze
Nazione:      Italia
Anno:      2008
Genere:      Drammatico
Durata:      95'
Regia:      Matteo Rovere
Cast:      Filippo Nigro, Chiara Chiti, Desiree Noferini, Nadir Caselli, Chiara Paoli, Valeria Milillo, Stefano Santospago, Franco Olivero, Elisabetta Piccolomini, Tommaso Ramenghi, Valentina Carnelutti, Cecilia Carponi
Produzione:      Colorado Film Production, Rai Cinema
Distribuzione:      01 Distribution
Data di uscita:      7 Novembre 2008

Trama: Elena, Michela e Alice sono tre ragazze ricche e viziate, figlie di facoltosi imprenditori. Frequentano un costoso liceo privato, dove insegna italiano il professor Landi, con metodi non rigidi, che cerca di inculcare alle alunne nuovi concetti diversi dai loro, poveri ed emulatori di icone come Paris Hilton e Kate Moss. Il gruppo si stordisce in discoteca, veste abiti costosi provocanti e consuma ecstasy, consumando sesso spesso gratuito con i ragazzi. Elena, la leader del gruppo, crudele e senza emozioni, decide di sfidare Landi iniziando un gioco perverso di seduzione. Apparentemente, l'uomo sembra non cadere in trappola, ma la ragazza ha davvero tante frecce al suo arco.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Un gioco da ragazzeEd ecco arrivare, puntuale e proditoria, la risposta ricco-alto-borghese all'orripilante Albakiara, manifesto vuoto e delirante della gioventù proletaria che va in discoteca, si droga e usa il web per il sesso. Mentre nel film (definiamolo pure così per dovere etico) di Salvati, la cosa diventa pubblica e si allarga a macchia d'olio, nel film di Matteo Rovere (opera prima) la vicenda si localizza in un microcosmo: poche persone girano in questa storia di crudeltà operata dalle rampolle, belle e provocanti, di facoltosi imprenditori, ai danni di un professore proletario (Filippo Nigro, attore presente nei televisivi Ris e ne La finestra di fronte) che cerca di istruirle a concetti nuovi e per loro del tutto indifferenti, come le letture classiche, in particolare del Giovane Holden (definito dalle ragazze uno sfigato) che dovrebbe riguardarle direttamente visto la tematica che tratta.
Elena (Chiara Chiti) è la leader del gruppo, che comprende anche Michela e Alice: assolutamente priva di qualunque rispetto per ognuno, incapace di affezionarsi a chiunque se non al proprio cagnolino, vive fondamentalmente annoiata leggendo “Vanity Fair” in classe e consumando droghe mentre ruba i ragazzi, per divertimento, alle altre provocandoli (inutile dire la specialità orale che pratica più volentieri, a quanto pare molto in voga nel cinema italiano che tratta storie giovanili). Quando arriva il professor Landi, che la sfida di fronte alle altre ragazze per invogliarla a cambiare idee, lei ne fa una questione personale e decide di rovinarlo agli occhi di tutti, moglie compresa. Il gioco da ragazze perverse è incominciato, la trappola è pronta a ghermire la preda.
A parte la solita tiritera di luoghi comuni che ormai vedono le ragazze emancipate sin dalla giovane età dedicarsi senza problemi al sesso e alle droghe, quello che impressiona è la facilità scenica con cui le giovani attrici si spogliano di fronte alla cinepresa. Vogliose di sfondare nel mondo dorato dello spettacolo, le protagoniste ormai non hanno problemi a togliersi reggiseno e mutandine (niente altro, non portano poi molto di più) per mostrare le loro beltà che una volta erano il tempio nascosto della pudicizia. Siamo di fronte a veicoli pericolosi di messaggi che ci parlano di totale sfregio delle convenzioni anche più semplici, non in un'ottica bigotta ma di perdita del fascino, della romantica caccia e del profumo della seduzione.
Matteo Rovere si concentra a raccontare mondi vuoti riempiti solo dalla voglia di affossare i cosiddetti “inferiori”, come la ragazza bruttina, la moglie racchia e il professore simpatizzante di sinistra che esprime concetti noiosi e retorici; alla fine praticamente vuole mostrare come in fondo anche tutte queste persone di altra estrazione vorrebbero far parte della congrega dei ricchi che paiono odiare, ricchi talmente poveri d'animo che di fronte alle difficoltà potrebbero togliersi quella vita tanto vuota, ma anche per loro importante, che non possono più avere.
Un ritratto totalmente distruttivo in maniera omnia, dove non ci sono vincitori e vinti ma solo dei deboli (qualunque conto in banca abbiano) schiacciati, senza pentimenti o sensi di colpa. Il numero di film citati è vario: siamo in zona Mean Girls, ma anche di Le regole dell'attrazione, Sex Crimes e Cattive ragazze. Alla fine abbiamo un'inquadratura manifesto che riprende in pieno John McNaughton, togliendo ogni residua patina di buonismo dalla nostra testa se ce ne fosse ancora bisogno. Ma dopo tutte queste cose, rimane la realtà di un film patinato che usa le luci strobo, i giardini e i vestiti belli e provocanti, che sveste e produce ormoni ma racconta poco, lasciando in sospeso ogni denuncia o messaggio allo spettatore, il regista si mette in disparte senza dare nessuna motivazione all'inversione di rotta da prendere o consiglio di miglioramento.
La protagonista è provocante e luciferina, Nigro è imbambolato nella recitazione, le storie di professori irretiti dalla bellezza (non necessariamente delle alunne – sono cose già raccontate, d'altronde L'angelo azzurro ha qualche anno sulle spalle) andrebbero, per essere rese credibili, mostrate con altro spessore.
in definitiva un film che frulla tanto di altro cinema, lascia in sospeso dei concetti, ci sconforta per la povertà (morale) delle ragazze d'oggi senza essere interessante al di là del pruriginoso ormonale desiderio di vedere fino a quanto si spingono per i loro scopi («Oh, poverino, credeva in una storia d'amore!»). Un po' poco, ma la pellicola ha una sorta di valore di base cattivo e crudele che la rende molto più interessante delle Moccia-scemenze (come il recente con Raoul Bova), dandoci la sensazione che comunque qualche ispirazione cinematografica che ne ha composto l'humus creativo è giunta a segno.

Giudizio: 1.5


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 1
Emanuele Rauco
: 1.5
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