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| Domenica 16 Novembre 2008 10:56 | |||
Titolo originale: ChangelingNazione: Stati Uniti Anno: 2008 Genere: Poliziesco, Drammatico, Giallo Durata: 141' Regia: Clint Eastwood Sceneggiatura: J. Michael Straczynski Cast: Angelina Jolie, Gattlin Griffith, John Malkovich, Jeffrey Donovan, Colm Feore, Jason Butler Harner, Michael Kelly, Devon Conti, Amy Ryan, Denis O'Hare, Riki Lindhome, Wendy Worthington, Dale Dickey, John Harrington Bland Produzione: Imagine Entertainment, Malpaso Productions Distribuzione: UIP Data di uscita: 14 Novembre 2008 Trama: Los Angeles, 1928. Christine Collins lavora in un centralino e vive da sola col figlio Walter di 9 anni. Un giorno viene richiesta al lavoro per eseguire degli straordinari; quando torna il figlio è scomparso. Cominciano le ricerche, ma del bambino nessuna traccia. Dopo cinque mesi la polizia presenta a Christine un bambino dichiarando di aver trovato Walter. Ma la donna capisce subito la verità: quel bimbo non è il suo. Dopo aver denunciato il fatto, viene brutalemente internata in una struttura psichiatrica con l'accusa di essere instabile mentalmente dato che non riconosce il figlio. Dietro a questo comportamento si nascondono i gravi imbarazzi dei tutori della legge, che vivono un momento di aspra contestazione e che vogliono dimostrare di aver risolto un importante caso di sparizione. Per fortuna Christine non è sola. Recensione di ALBERTO DI FELICE Alla proiezione del film di Eastwood cui ho assistito, nel momento esatto in cui il pubblico ha realizzato che terminata la scena dell'esecuzione di Gordon Northcott (Jason Butler Harner) la pellicola sarebbe continuata, si è levato un certo brusio in sala. Il film è relativamente lungo (2h20'), certo, ma pienamente nella media del regista; si potrebbe esser tentati di dire, magari, che quel vocio fosse espressione di malcontento per un film che non voleva decidere come finire, e decideva in quel momento di non finire proprio quando sembrava più opportuno farlo.Di possibili finali Changeling ne ha infatti parecchi, ma quello prescelto è quello più lineare, con la camera (apprendo, in una continuazione dell'inquadratura ricreata in digitale dopo la prima presentazione a Cannes) che torna ad osservare come in apertura una sbiadita e malsana Los Angeles ora nella metà degli anni '30, quando la depressione si vede forse più cupa del contingente, e potrebbe accomodarsi fino a riempire quella odierna e più affollata. Quando la precaria parola «speranza», pur confortante, ha sostituito nei fatti la più concreta parola “giustizia”. La storia di Changeling dice difatti di questa sostituzione, segnalata già dal riferimento fiabesco, e nel contempo vagamente spaventoso, del titolo. La vicenda di Christine Collins (Angelina Jolie) non può arrivare ad una fine nel momento in cui viene immolato il carnefice, naturalmente e comodamente bandito dalla società dal suo esser mostro, giacché la stessa madre è come lui eletta a capro espiatorio. Tanto che Eastwood non si fa remore a dar di piglio ad un segmento in ospedale psichiatrico (per qualcuno, sospetto, fin troppo fervido—altro che proverbiale “secchezza” del Nostro, direbbero) che probabilmente potrebbe sovrapporsi al di contro invisibile soggiorno in carcere di Northcott. Ciò che rimane fuori dal film è per entrambi il proprio background. Di quello di Northcott non viene detto (e viene omessa la compartecipazione ai fatti di colei che lui credeva essere sua madre, in realtà sua nonna, e che nel processo è stata ritenuta la responsabile materiale dell'uccisione di Walter), ma i veri atti processuali lo hanno rivelato essere figlio dell'incesto fra padre e sorella; la Collins è stata abbandonata da un uomo partito prima della nascita del figlio ai tempi della Grande Guerra, i cui traumi furono fra le concause dirette della crisi, e mai tornato. Se questo sfondo manca, come pure l'atrocità della violenza sessuale sui bambini viene espunta, il film ne fa un opuscolo di cera, la cui riluttanza a dire la parola “fine” in termini di giustizia realizzata in bianco e nero ne sgrava il carico. Non a caso, il vero finale è quello, di subito precedente quell'ultima inquadratura, del ritorno a casa di un bambino, sebbene non di Walter; il quale, se riaccende la speranza della protagonista di ritrovare il figlio, così pure riapre un punto di lieve rimorso, ripensando alla mancata confessione di Northcott alla donna, per l'inadeguatezza umana nel comprendere i veri confini della propria corruzione diffusa, e della propria innocenza persa. Giudizio: ![]() Recensione di PIETRO SIGNORELLI Regista troppo eclettico il grande Clint Eastwood, dopo aver diretto recentemente film bellici e una pluripremiata storia amara di pugilato femminile, adesso ritorna a tematiche a lui molto care, cioè quelle dei bambini scomparsi e della difesa dei minori (affrontate già in Mystic River e Un mondo perfetto), con grande risalto sul fatto che il potere costituito non deve soffocare il singolo ma invece aiutarlo e sorreggerlo.Il Changeling del titolo è un accenno alle leggende nordiche che narravano dei rapimenti di bimbi umani da parte di fate ed elfi per poi sostituirli con i propri; nel film odierno diventa la sostituzione di un bambino sparito nella Los Angeles del 1928. Walter Collins, di nove anni, vive sereno con la madre Christine (una strepitosa ed affascinante Angelina Jolie, in odore di Oscar da protagonista per questa sua interpretazione), che lavora in un centralino telefonico, usando dei curiosi pattini del tempo per spostarsi velocemente da una stanza all'altra. Un giorno la donna promette al figlio di portarlo al cinema, ma deve rinviare e assentarsi da casa per eseguire degli straordinari: al suo ritorno Walter è scomparso. Disperata, denuncia la cosa, ma per cinque mesi le ricerche sono inutili, fino a quando non le viene consegnato trionfalmente dalla polizia (che dichiara chiuso il caso) un bambino che lei non riconosce come il suo. Le sue proteste sono del tutto inutili, la polizia non le dà retta e, per togliersi l'incomoda figura di un fallimento, il capitano la interna in una struttura psichiatrica con l'accusa di instabilità mentale. Per fortuna che il detective Ybarra (Michael Kelly, doppiato dall'onnipresente Pino Insegno) sta indagando nella giusta direzione. Regista, produttore, autore delle musiche, Eastwood è totalitario nella costruzione di questo suo ennesimo magnifico film, che ci coinvolge dal primo all'ultimo minuto senza mai mollare la presa, un autentico esempio di grande cinema che ci riconcilia alla grande con la settima arte. La tragica terribile storia che state per vedere è tra l'altro una cronaca vera degli anni '30 americani, dove la città di Los Angeles viene brutalmente governata dalla polizia, totalmente incurante del rispetto dei diritti del cittadino singolo. La vicenda del bimbo scomparso nasconde una amara e terribile denuncia che lo sceneggiatore dal cognome impossibile J. Michael Straczynski (ha scritto anche per il televisivo Babylon 5 ma è famoso anche per lunghi cicli a fumetti per gli eroi Marvel, Spiderman in testa) ha estratto dagli atti del tempo che stavano per andare al macero. Saputa la vicenda, Eastwood non aveva modo di restarne estraneo, e ha organizzato la produzione anche con l'aiuto di Ron Howard. Il risultato di questi sforzi è a dir poco sublime. La rappresentazione del tempo è praticamente perfetta, sono presenti numerosi veicoli d'epoca, abiti e cappellini retró, e le ambientazioni dei locali (la clinica, le case e il commissariato) ci fanno sentire dentro al tempo alla perfezione. Il progredire della vicenda è un'altalena di delusioni e speranze senza fine, di sensi di vuoto e indici di colpa, sorretta splendidamente da una fotografia perfetta, che apre e chiude l'arco narrativo con un affascinante tono decolorato. È raro trovarsi di fronte a un film ed emozionarci per 140 minuti in tale maniera; fortunatamente con Clint ormai siamo abituati a pasteggiare alla grande visto il suo stato di forma. Le parole e gli anatemi contro il potere costituito vengono affidate al reverendo Gustav Briegleb, interpretato da Malkovich come suo solito, cioè alla grande, che tramite la sua radio denuncia la corruzione nella polizia, i sistemi brutali e nel caso di Walter come abbiano cercato di farsi belli con sistemi del tutto privi di ogni etica. La voce coraggiosa fuori dal coro che sembra quella del regista, ormai convinto che la forza dirompente del singolo, deciso e senza timore, sia superiore a quella di un potere prepotente ma insicuro, Eastwood urla il suo monito alla grande, anche contro la violenza morale operata sui bambini, usati per scopi neppure tanto occulti. Una storia tragica e straziante, i risvolti che prende sono intensi, profondi, anche inaspettati: non si limita al dolore terribile di una donna (la scelta della Jolie, mamma devota e in questi ruoli totalmente coinvolta, non è casuale) e alla sua vicenda, ne esplora il tessuto cognitivo ma anche quello territoriale, ci porta a conoscere una storia che nessun governo vorrebbe mai fosse portata alla luce – perché d'accordo che è figlia di tempi lontani, ma nessuno ci può far pensare che in modi e in vicende diverse (portata all'oggi di fronte all'esame del dna lo spunto iniziale non reggerebbe) l'inganno non possa essere ancora presente. In definitiva un film meraviglioso, un urlo di protesta e dolore intenso, partecipe per chi l'ha fatto e coinvolgente per chi lo vede, che toglie il respiro e le certezze inquadratura dopo inquadratura senza mai fermarsi nella voglia di denunciare una vicenda tragica. Autentico esempio di grande cinema, fiore raro ormai in un deserto creativo che produce numeri e non qualità, è praticamente perfetto in ogni sua componente tecnica, ma la sua vera totale qualità sta nell'anima pura che ci parla senza parafrasi. Adesso dopo averci emozionato con storie tragiche ed intense in regia, attendiamo Eastwood al suo ritorno anche davanti alla macchina da presa con il prossimo Gran Torino, sicuri di dover scaldare le mani per applaudire il nuovo lavoro di un grande cineasta che non viene vinto dall'età e dal tempo. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Emanuele Rauco: ![]()
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Titolo originale: Changeling
Alla proiezione del film di Eastwood cui ho assistito, nel momento esatto in cui il pubblico ha realizzato che terminata la scena dell'esecuzione di Gordon Northcott (Jason Butler Harner) la pellicola sarebbe continuata, si è levato un certo brusio in sala. Il film è relativamente lungo (2h20'), certo, ma pienamente nella media del regista; si potrebbe esser tentati di dire, magari, che quel vocio fosse espressione di malcontento per un film che non voleva decidere come finire, e decideva in quel momento di non finire proprio quando sembrava più opportuno farlo.
Regista troppo eclettico il grande Clint Eastwood, dopo aver diretto recentemente film bellici e una pluripremiata storia amara di pugilato femminile, adesso ritorna a tematiche a lui molto care, cioè quelle dei bambini scomparsi e della difesa dei minori (affrontate già in Mystic River e Un mondo perfetto), con grande risalto sul fatto che il potere costituito non deve soffocare il singolo ma invece aiutarlo e sorreggerlo.








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