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| Solo un padre |
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| Martedì 02 Dicembre 2008 01:16 | |||
Titolo originale: id.Nazione: Italia Anno: 2008 Genere: Commedia Durata: 93' Regia: Luca Lucini Sceneggiatura: Giulia Calenda, Maddalena Ravagli, Nick Earls Cast: Luca Argentero, Diane Fleri, Fabio Troiano, Anna Foglietta, Sara D'Amario, Alessandro Sampaoli, Michela Gatto, Fabiana Gatto, Claudia Pandolfi, Francesca Vettori, Gianni Bisacca, Elisabetta De Palo Produzione: Cattleya, Faro Film Distribuzione: Warner Bros Pictures Italia Data di uscita: 28 Novembre 2008 Trama: Torino. Carlo è un dermatologo che ha perso la moglie, deceduta durante il parto. Vive deluso e depresso con la piccola Sofia, circondato da amici amorevoli che lo seguono e lo aiutano, coadiuvati dai suoi genitori che adorano la piccola. Un giorno incontra Camille, un'avvenente ragazza francese con la quale stringe una forte amicizia, che vorrebbe far diventare qualcosa di più profondo e completo, soprattutto perché da quando c'è lei la piccola Sofia dorme tranquillamente e si trova benissimo quando le fa da babysitter. Ma il ricordo della moglie scomparsa, un senso di vuoto perenne, gli impedisce di poter soddisfare questo desiderio. Diviso tra voglia di chiudere con il passato per aprire un altra pagina e l'impossibilità di staccarsi da questo, l'uomo ripercorre nel ricordo gli ultimi tempi con la moglie, rivelando particolari del tutto inattesi. Recensione di PIETRO SIGNORELLI Solo un padre è un toccante racconto (un po' troppo statico e leggermente mieloso) di un genitore a cui è toccata la più contraddittoria delle sorti. Carlo è un dermatologo (interpretato da Luca Argentero, ex-“Grande Fratello” ma ormai attore credibile dopo varie convincenti prove, l'ultima in Lezioni di cioccolato) che ha visto nascere l'adorata figlia Sofia, ma nel contempo ha perso la moglie (Claudia Pandolfi, da ricordare per Distretto di polizia) lo stesso giorno. Ed è così che il primo compleanno diventa l'anniversario della morte, in un ciclo di dolore e difficili ricordi spezzato solo dagli amici amorevoli, tra cui abbiamo Fabio Troiano e il Silvano di Camera Café, Alessandro Sampaoli (lo sfigatissimo collega di Paolo e Luca che dice sempre «Togo!»), e dalla premura dei suoi genitori legatissimi alla bimba.Carlo non riesce a togliersi di dosso le difficoltà di cominciare un nuovo rapporto, cercando di aprirne uno da usare come medicina, non sentito e fasullo, con Caterina, che non gli interessa e per cui non prova nulla. Fino a che incontra un giorno la giovane Camille (Diane Fleri) una ragazza francese arrivata in Italia come studentessa, che vive affittuaria in un appartamento scarno e dalla manutenzione inesistente. Il tenero rapporto che si instaura, aiutato dalla gioia con cui la bimba sta con la ragazza, sembra rasserenare il dermatologo, ma per poterlo vivere appieno deve prima aprirsi agli altri e portare alla luce i retroscena di avvenimenti successi prima della morte della moglie. Luca Lucini purtroppo non verrà ricordato in futuro alla mente del grande pubblico per questo tenero film di una paternità difficile, ma per aver diretto il giovanile e mocciano 3 metri sopra il cielo, oltre che ancora Scamarcio ne L'uomo perfetto, opera ben meno meritevole. Solo un padre, sin dal titolo, vuol mettere l'accento sulle difficoltà che si possono avere dal fatto di essere un genitore singolo, ma soprattutto sulle difficoltà di approcciarsi con un nuovo rapporto quando sai che la creatura che adori è stata l'incolpevole ed inconsapevole killer di colei che l'ha custodita per nove mesi. Non serve la comprensione degli altri e il clima ovattato (in tutto il film non c'è un solo personaggio negativo o cattivo) per uscirne, bisogna farsi forza e contare solo sulle proprie forze. Un messaggio intenso che il regista esplora e trasmette con i piccoli passi di una presa progressiva di coscienza, dove lo strazio non è per quello che ti aspetti ma per quello che è successo. È bravo Argentero a rimanere sempre semidepresso e compassato, ma è bravo anche chi lo dirige a svolgere trama e logiche di racconto senza mai eccedere, senza scene scabrose (a parte un po' di pipì sul povero Giulio, il tenero gattino di Caterina) o nudi inutili. Tutto girato con tenerezza estrema, sul filo del presente e dei ricordi, condito da una leggera mielosità che potrebbe disturbare chi vorrebbe magari una storia più tesa e meno delicata. Il vero problema di un film simile (che ai cuori più teneri farà versare fiumi di lacrime) è la staticità: la storia progredisce molte volte senza vere dovute accellerazioni, ristagna, si ripete e si perde in vari ragionamenti che lo spettatore aveva già compreso ed assimilato. Essere ripetitivi per sottolineare nuoce al film, che vive di interesse nuovo, dopo la spiegazione e l'esposizione della situazione, solo nelle sporadiche apparizioni flashback della Pandolfi, che rivelano altarini inaspettati. Alla fine l'emozione diventa acqua, si perde il senso della tragedia che inizialmente era molto più vivo, gli amici diventano macchiette (come Troiano che attende di effettuare un atto importante per non rovinare un'auto di lusso), iniziamo a spazientirci. Il dermatologo conserva la sua pelle esterna come una protezione, una sorta di cappa difensiva; non è un personaggio gay come ci si poteva aspettare all'inizio leggendo la trama (il rifiuto delle donne è per via dello strazio, non dell'orientamento sessuale), ma la tematica molto in voga in questi tempi (Argentero stesso fece un personaggio gay in Saturno contro) viene lo stesso toccata – sembra ormai impossibile in un film di socialità (più o meno riuscito) non trattarla. In definitiva un film tenero che tratta un tema spinoso, quello del padre single, oltretutto dopo una tragedia che ha diviso gioia e dolore nello stesso momento, che esplora senza eccessi la situazione con flashback e gradini di racconto, con un difetto di base che può essere riconosciuto nella mielosità ma soprattutto in una staticità e ripetitività che non permettono di appassionarsi a dovere senza annoiarsi. Ma il tentativo è lodevole, i cuori teneri possono pascersi senza problemi di questa storia; certo che un maggior coraggio e profondità nel diversificare non avrebbero nuociuto davvero, lasciando un segno maggiore invece di un flebile segnale che si disperderà velocemente. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: ![]() Emanuele Rauco: ![]()
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