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| Rachel sta per sposarsi |
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| Venerdì 12 Dicembre 2008 00:00 | |||
Titolo originale: Rachel Getting MarriedNazione: Stati Uniti Anno: 2008 Genere: Drammatico, Romantico Durata: 114' Regia: Jonathan Demme Sceneggiatura: Jenny Lumet Cast: Anne Hathaway, Rosemarie DeWitt, Mather Zickel, Bill Irwin, Anna Deavere Smith, Anisa George, Tunde Adebimpe, Debra Winger, Jerome Le Page, Beau Sia, Dorian Missick, Kyrah Julian, Carol-Jean Lewis, Herreast Harrison, Gonzales Joseph Produzione: Clinica Estetico, Marc Platt Productions Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia Data di uscita: 21 Novembre 2008 Trama: Ormai pulita da mesi, Kym esce dalla clinica di disintossicazione e torna nella sua casa nel Connecticut il giorno prima del matrimonio della sorella Rachel. Tutto il narcisismo, la colpa e la distruttività della ragazza sono destinati a deflagrare. Recensione di Emanuele Rauco L'era del computer, della grafica, della costruzione fittizia di immagini, del digitale che può tutto, ha portato, oltre a un'ovvia esplosione di film fantasmagorici in cui nulla è impossibile, a un ritorno all'uso della camera stilo, la camera a mano, ora più leggera ora più nervosa, la presa diretta e il tempo reale, quasi a rivisitare il cinéma verité. Dopo il grandioso esempio di Cous cous, un altro grande film lavora su quello stile e ce lo offre Jonathan Demme, che sfrutta la traccia di un matrimonio per comporre un bellissimo affresco familiare.Data la situazione del titolo, la famiglia della sposa prepara l'evento, specialmente l'arrivo della sorella Kym, di ritorno dalla clinica dov'era stata ricoverata per smaltire i problemi di dipendenza da alcool e droghe. Una sorta di bomba a orologeria, che il contatto con familiari e amici farà esplodere. Scritto da Jenny Lumet (esordiente d'arte, figlia del regista e attore Sidney), un intenso e corposo ritratto di famiglia, una commedia drammatica che ha il sapore del grande cinema americano e che sa passare disinvoltamente dal melodramma alla riflessione esistenziale e psicologica. Ambientato interamente nei due giorni a cavallo della festa, il ritratto duro, vitale e spesso doloroso di una famiglia difficile e a suo modo esemplare, che attraverso il matrimonio, come fondamento sociale, affronta i rapporti umani e morali e soprattutto i conflitti, cercando la sincerità, la durezza, l'apertura non per forza conciliante; ma più che sul lato alleniano del sistema famiglia, Demme si concentra su quello drammatico, a tratti melodrammatico – a giudicare dall'importanza del non detto e del sottinteso – per catalizzare sullo spettatore l'espressione sincera di un malessere, forse, generazionale. L'autore sceglie, come a voler paradossalmente stilizzare, il tono diretto – almeno all'apparenza – e crudo, il ritmo bizzarro e ondivago della ricostruzione della realtà, ma anche (come ogni grande regista dovrebbe saper fare) il gioco simulatorio della finzione, del romanzesco che attraverso la messinscena diventa vero e credibile, confondendo all'apparenza le carte, ma svelandolo in modo onesto e toccante nel finale. La sceneggiatura è favolosa nella gestione dei personaggi, nella costruzione delle linee narrative, nella naturalezza con cui i toni e le scelte di scrittura plasmino e modellino – soprattutto sul lato comunicativo del film – la stessa materia narrativa, che Demme orchestra con un occhio straordinario per movimenti, messinscena, orchestrazione dei toni, e un orecchio fantastico per uso delle musiche (di Donald Harrison Jr. e Zafer Tawil) e direzione degli attori: che in un film che punta molta della sua forza sulla percezione della verità sono fondamentali (in versione originale) per apprezzarne la forza, e che da una rinnovata Anne Hathaway alla scoperta Rosemarie DeWitt, passando per Debra Winger e tutta una serie di musicisti-attori, creano un cast notevole, che dà ancora più forza e senso a un ritratto che sa schiudersi fino ad assumere le dimensioni dell'affresco. Ancora grande Jonathan Demme. Giudizio: ![]() Recensione di PIETRO SIGNORELLI Jonathan Demme, autore de Il silenzio degli innocenti, dirige con estremo tatto e senza enfasi questa storia di una ragazza, Kym (la bella Anne Hathaway) appena uscita dalla riabilitazione (per eccesso di droga) e che deve partecipare al matrimonio della sorella maggiore (Rachel, appunto, interpretata da Rosemarie DeWitt). L'arrivo di Kym, che pare cadere proprio nel momento peggiore, porterà scompiglio in mezzo ai preparativi della festa tra i parenti, anche perché continuerà con la sua presenza a riaffiorare un terribile ricordo dei tempi passati.Anne Hathaway (nomination ai recenti Oscar per questo film, sfuggitole per la presenza di Kate Winslet in The Reader che se lo è aggiudicato) dimostra di essere oltre che una buona (e bella) interprete di commedie (il suo primo vero successo fu Il diavolo veste Prada, dove recitò senza timori reverenziali al fianco della divina Streep) anche una possibile promessa di grandi speranze per il futuro. Il suo personaggio è schizzato, complesso e con gravi problemi a tornare pienamente in seno alla famiglia, anche se tutti (a parte Rachel, molto preoccupata del suo matrimonio da non rovinare) pare la vogliano volentieri senza preoccuparsi molto di quanto ha fatto, neppure di una terribile sua colpa commessa in stato confusionale per aver assunto droghe e alcool. Kym fuma, si comporta in maniera schizoide e rimane sempre in bilico tra voglia di raffrontarsi e necessità di isolamento. La giovane attrice di talento disegna il suo ritratto in maniera malinconica, ma anche decisa ed intensa. Demme in regia decide di filmare il tutto con la camera a mano, quasi fosse una sorta di omaggio al Dogma scandinavo stilato qualche tempo fa, nel '95 esattamente, dove dei validi autori (tra cui Lars von Trier, capogruppo degli ideatori). La musica quindi entra a far parte del film solo perché qualcuno la sta suonando, non ci sono effetti e filtri particolari, il tutto dà una sensazione di cinema naturale e molto povero, ma anche parecchio personale e veritiero. Interessante notare come all'interno del film esista uno degli invitati, un soldato dell'esercito, che continua a filmare senza sosta: improvvisamente viene chiesto al personaggio di lasciare stare la videocamera e di partecipare alla festa e alla cerimonia. Il regista, che fino ad allora si era limitato solo a riprendere in maniera asettica le tribolazioni familiari nate dall'arrivo stile ciclone di Kym, pare che voglia abbandonare lo stare fuori e non seguire più una sorta di dogma: da quel momento partecipa al film dandogli una brusca sferzata, inizia a riempirlo di danze, suoni e colori che incominciano a ravvivare una situazione e una vicenda decisamente cupa. Se la Hathaway è ottima, anche il resto del cast fornisce una prova attoriale di buon livello, compresa la rediviva Debra Winger che fa la madre divorziata e allontanata di Rachel e Kym. Demme è anche molto intelligente a non rendere pesantissima questa pellicola, alleggerisce le tensioni con vari divertenti siparietti come quello della gara del caricamento della lavastoviglie, per poi anche da quella situazione apparentemente spassosa arrivare alla tragedia e allo sconforto. Pare che nulla possa salvarsi dalla furia del fato che attanaglia la famiglia dopo la tragedia successa tempo prima, e Kym non ha la forza di reagire positivamente e con nesso a tutte le sollecitazioni esterne che le vengono incontro. Intenso dramma familiare, storia di una ragazza interrotta e del suo difficile reinserimento, Rachel sta per sposarsi è un asciutto racconto fatto di molte domande, poche risposte e molti rimpianti, al quale bisogna avvicinarsi con il giusto tatto e la giusta considerazione per la sensibilità con cui è fatto, dedicandogli una serata tutt'altro che rivolta verso il passatempo innocuo. Lo spettatore che non ama la camera a mano non si spaventi: la sensazione mal di mare è molto bassa anche perché il regista non è uno qualunque e sa dosare bene felicità di scritto con capacità filmiche che possono avere intenti (cercati) di opera povera esteticamente, motivo e logica in più per farcela amare a dovere. Non perdertevelo, film completo e pregno al di là della grande prova di attrice. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: ![]()
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Titolo originale: Rachel Getting Married
L'era del computer, della grafica, della costruzione fittizia di immagini, del digitale che può tutto, ha portato, oltre a un'ovvia esplosione di film fantasmagorici in cui nulla è impossibile, a un ritorno all'uso della camera stilo, la camera a mano, ora più leggera ora più nervosa, la presa diretta e il tempo reale, quasi a rivisitare il cinéma verité. Dopo il grandioso esempio di 
Jonathan Demme, autore de Il silenzio degli innocenti, dirige con estremo tatto e senza enfasi questa storia di una ragazza, Kym (la bella Anne Hathaway) appena uscita dalla riabilitazione (per eccesso di droga) e che deve partecipare al matrimonio della sorella maggiore (Rachel, appunto, interpretata da Rosemarie DeWitt). L'arrivo di Kym, che pare cadere proprio nel momento peggiore, porterà scompiglio in mezzo ai preparativi della festa tra i parenti, anche perché continuerà con la sua presenza a riaffiorare un terribile ricordo dei tempi passati.









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