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Come Dio comanda Stampa E-mail
Domenica 14 Dicembre 2008 10:33
Come Dio comanda / LocandinaTitolo originale:      id.
Nazione:      Italia
Anno:      2008
Genere:      Drammatico
Durata:      103'
Regia:      Gabriele Salvatores
Sceneggiatura:    Niccolò Ammaniti, Antonio Manzini, Gabriele Salvatores
Cast:      Filippo Timi, Elio Germano, Alvaro Caleca, Angelica Leo, Fabio De Luigi, Linda Bobbo
Produzione:      Colorado Film Production, Friuli Venezia Giulia Film Commission, Rai Cinema
Distribuzione:      01 Distribution
Data di uscita:      12 Dicembre 2008

Trama: Padre e figlio compongono la famiglia Zena, nucleo familiare in grandi difficoltà economiche ma soprattutto di interazione con l'ambiente circostante, una zona del Nord Est Italia, con il quale non vogliono condividere nulla se non un rifiuto reciproco totale, vivendo nell'apatia sociale più completa. Anche il ragazzo, Cristiano, indotto a rudi comportamenti dal padre autoritario, a scuola non riesce a legare con nessuno, difendendosi sempre in maniera violenta. L'unico che ha un tipo di rapporto, molto particolare, con loro è “Quattro Formaggi”, un uomo debilitato mentalmente da un lavoro svolto in maniera inadeguata senza protezione da incidenti. Costui si masturba continuamente con una videocassetta pornografica, utilizzando lo schermo come oggetto dell'interazione di un rapporto fisicamente inesistente. Quando un giorno trova una ragazza che assomiglia a Ramona Superstar, la protagonista del film hard, in lui scatta pericolosamente la voglia di passare dal virtuale al fisico. La cosa coinvolgerà drammaticamente anche la famiglia Zena, portandola in un terribile baratro.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Come Dio comandaChi è il Dio che comanda il microcosmo costituito da un padre, un figlio, e un amico un po' suonato a causa di gravi incidenti sul lavoro subiti? È l'onnipotente dagli oscuri desideri in cui credono i cristiani oppure la figura terrena che chiede assoluta obbedienza ai suoi ordini espliciti? In questo caso potremmo avere una duplice risposta che si diversifica e ramifica a seconda se stiamo parlando del prodotto letterario oppure quello cinematografico.
Nello scritto di Niccolò Ammaniti, da cui è tratto questo film (il secondo dai suoi libri diretto da Salvatores, dopo l'ottimo Io non ho paura) la figura ultraterrena è preponderante, guida e comanda le azioni nella fantasia malata del povero Quattro Formaggi (interpretato in maniera incredibile e perfetta da un Elio Germano quanto mai ispirato: ormai possono affidargli qualunque cosa e lui saprà recitarla con dovizia), un uomo di poca testa, ridotto a questa condizione come si diceva dall'aver lavorato come elettricista senza le dovute precauzioni. Invece nel film sembra che il Dio sia il padre del giovane Cristiano (Alvaro Caleca, bravo anche lui nel tratteggiare la figura di un adolescente pieno di problemi), un uomo indurito dalle circostanze della vita, autoritario e violento, senza più compagna (perduta in circostanze sconosciute) e senza lavoro, che ha come unica fede quella della sua magnum (lo interpreta in maniera dura e credibile Filippo Timi).
Due parole sulla trama. La famiglia Zena (padre e figlio) vive in una casa disadorna; soli, ostili verso il mondo e senza interagire con nessuno se non l'assistente sociale (un Fabio De Luigi barbuto completamente fuori parte, scelta di casting inconcepibile: meglio che si dedichi solo alle commedie ridanciane) che potrebbe però dividerli se l'uomo non trova lavoro. L'unica persona che accettano tra loro è lo stordito povero di testa del paese, dal nome di una pizza, “Quattro Formaggi”. Costui vede a ripetizione una vhs pornografica con cui si masturba in continuazione. Un giorno una ragazza che somiglia alla protagonista del pornofilmato incrocia la sua strada: nella sua mente già debilitata scatta la follia, coinvolgendo con le sue azioni scellerate anche padre e figlio.
Nel lavoro di Salvatores (regia molto buona la sua) si è preferito privilegiare il lato umano della vicenda, lasciando in un cantuccio i discorsi e le logiche che muovono il destino per mano divina, con un finale molto più consolatorio del libro (la produzione avrà agito per condurre la trama in questo senso? Possibile che autori come Salvatores e Ammaniti siano manovrabili in questa maniera?).
La scena clou sotto la pioggia (stupenda) non diviene così un viatico per mostrare lo sconcerto di Quattro Formaggi che segue nel bosco manovrato da pensieri occulti una situazione, ma una sorta di scelta operata dagli ormoni, dalla voglia di realizzare un sogno impossibile e improbabile (l'accoppiamento fino allora solo virtuale e masturbatorio con una pornostar). Il Dio beffardo lascia all'uomo la scelta, il libero arbitrio senza comandare, l'uomo diventa il crudele persecutore, totalmente colpevole delle sue azioni, senza scuse.
Il tono del racconto è asciutto, diretto, sin dal primo sparo vigono il gelo morale, la sopraffazione del più debole e la sopravvivenza con la lotta, la follia e gli istinti primordiali. Salvatores non disdegna ottime inquadrature senza mai perdersi nel surreale onirico (evocativa di libertà e spazi aperti quella del tiro a segno contro Quattro Formaggi).
La tragedia è solo la sublimazione dell'essere senza pelle che agisce preso dagli istinti di base, mentre il rivolgersi a Dio avviene solo quando non c'è scampo, come ultima chance di scelta quando ormai non abbiamo più le dovute doti di discernere. Un film che non si deve evitare di vedere, fatto molto bene, anche se le musiche (pur belle) sono molte volte messe lì senza vera logica e quasi senza profondità ed interazione con quanto si vede sullo schermo, tanto che la cosa risulta fastidiosa.
In definitiva c'è un lavoro composito che ci parla di uomini in difficoltà e di un Dio (qualunque esso sia) non caritatevole, come dice il titolo, ma che comanda, fatto con dovizia e recitato validamente (Germano su tutti); peccato per quelle storpiature pro-grande pubblico che ne allungano la merce ma ne annacquano l'intenso sapore di cappa opprimente che si respira, tra fango, pioggia, disperazione, sociopatia. Cinema italiano che ritorna validamente in questo clima di cinepanettone (anche se non è il Salvatores migliore) con uno dei suoi autori moderni più validi; rimane il rimpianto che un maggiore rispetto per certe filosofie di base avrebbe arricchito, anche se libro e film possono essere due strade e realtà diverse, quella narrata risulta la più ficcante.

Giudizio: 2.5


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 2
Emanuele Rauco: 2.5
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