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| Lunedì 26 Gennaio 2009 00:00 | |||
Titolo originale: id.Nazione: Italia Anno: 2009 Genere: Commedia Durata: 116' Regia: Giovanni Veronesi Sceneggiatura: Giovanni Veronesi, Ugo Chiti, Andrea Agnello Cast: Carlo Verdone, Sergio Castellitto, Riccardo Scamarcio, Ksenia Rappoport, Dario Bandiera, Remo Girone, Makram Khoury, Kseniya Rappoport, Valeria Solarino, Elena Presti, Ottaviano Blitch Produzione: Aurelio De Laurentiis & Luigi De Laurentiis Distribuzione: Filmauro Data di uscita: 23 Gennaio 2009 Trama: Due episodi. Nel primo, Fortunato è un autista che porta da quindici anni negli Emirati Arabi auto di superlusso marca Ferrari, ma lo fa di contrabbando. Deciso ad andare in pensione e ritirarsi dal “lavoro”, per l'ultimo viaggio porta con sé Marcello, che dovrebbe raccoglierne l'eredità. L'approccio dei due verso la cultura locale è completamente diverso, e la cosa porta a screzi e malintesi. Oltretutto arrivati a Dubai commettono delle sciocchezze, mettendosi in pericolo. Nel secondo episodio un ricco dentista, tra mille indecisioni, decide di fare una vacanza a scopo sessuale a San Pietroburgo, approfittando del fatto che deve fare un convegno nella città. Arrivato sul luogo, un pappone italiano lo conduce attraverso delle avventure davvero diverse da quelle che si aspettava. Recensione di PIETRO SIGNORELLI La cosa incredibile di questo film non è tanto il fatto prevedibile e scontato che sia un ritratto degli italiani all'estero sbilenco, poco divertente e del tutto filiforme, ma quanto più il fatto che si sia fatto coinvolgere Castellitto, attore di grande calibro, feticcio di Marco Bellocchio. Italians, diretto da uno stanco e del tutto distratto Giovanni Veronesi (buon sceneggiatore e regista dei due Manuale d'amore) è diviso in due episodi, distinti e senza collegamenti diretti tra loro, preceduti ognuno da una didascalia che descrive un nostro comportamento creduto tipico (una addirittura tratta da una t-shirt e una, «Gli Italiani sono il popolo che suona più di tutti al metal detector», tratta da un sondaggio del New York Times).Nel primo abbiamo lo spaesato Castellitto che fa Fortunato, un contrabbandiere di auto Ferrari che da quindici anni porta con la sua bisarca le supervetture di lusso a Dubai, destinate a dei ricchi ed annoiati sceicchi. Per questo viaggio, che dovrebbe essere il suo ultimo prima di ritirarsi, ormai stanco e preoccupato per i compiti della figlia, si porta a dietro il giovane Marcello (Scamarcio, con collanone truzzo, in versione solita, quella cioè del carciofo lesso monofacciale), appena arruolato dal suo capo. I due non vanno subito d'accordo, poi trovano dei punti in comune; ma quando arrivano a Dubai, troppo bevuti ed eccitati, litigano con un pilota inglese che scimmiotta i comportamenti degli Italiani, con un misto di canto belato e pernacchie. La cosa li fa finire in una sporca ed orrida galera ad alto rischio sodomia (credevate che le carceri di Dubai fossero tappezzate di diamanti?); per fortuna che hanno ancora un asso nella manica da giocare. In mezzo anche la tenera storia strampalata di un contadino del luogo, collaboratore di Fortunato, che ha la figlia orridamente scarnificata (cosa che non vediamo: è coperta dalle vesti islamiche) nel viso, della quale Scamarcio si invaghisce. Sole, sabbia, cose surreali (la strada non c'è ma trovano davanti una camionetta della polizia che fa un blocco) e discorsi davvero da abominio («Piscio sul pensiero», oppure una bella donzella del Dubai che dice «Io mignotta, stasera anche mia cugina mignotta, poi lei studia») contornano questa storia senza il minimo interesse che trova il suo punto estremo di onestà narcisistica con Scamy che dice riferendosi alle donne islamiche «Saranno coperte ma con gli occhi lavorano parecchio!». Possiamo dire tranquillamente, caro Riccardo, che la tua bellezza non si discute: il fatto è che vuoi fare anche l'attore, e non solo un modello per foto. Alla fine abbiamo anche un grande sorpresone, che ci lascia con il fiato sospeso dato che non credevamo che la sceneggiatura potesse elaborare una tale scemenza. Noia, noia, noia lungo le strade assolate della ricchezza, con in mezzo tante pubblicità e una crociera. Nel secondo episodio – un poco più divertente almeno per mezz'ora – Carlo Verdone è un dentista con problemi di insonnia che cerca di rilassarsi con una vacanza sessuale a San Pietroburgo, dove deve fare un convegno medico. Tra dottori e l'illustrazione vocale di terapie, cercherà di fare un po' dell'amato su e giù con delle belle sventolone russe. Bambolone che deve procurargli un pappone italiano che vive in luogo (Dario Bandiera: se non altro le sue espressioni colorite vivacizzano un po' l'opacità del tutto). Giulio (Verdone) scambia a San Pietroburgo una traduttrice (Kseniya Rappoport, intensa ne La sconosciuta di Tornatore) per una delle squillo, compromettendo sin dall'inizio la sua facciata di moralità («Voi Italiani, tutti puttanieri!», altro luogo comune voluto: tra poco ci daranno un bancomat che funziona only for mignotta dopo questo). Finito poi sotto le grinfie di una splendida ma terribile sadica denominata Master and Commander (nome tatuato sulle lunghe gambe), il dentista troverà serenità in una casa famiglia per bimbi gestita dalla dolce traduttrice. Il finale alla Art Attack è una delle cose più melense che si potevano immaginare, introducendo innocenti che fanno lacrima facile, ma dobbiamo pure segnalare la presenza della mafia e di alcune sparatorie talmente mal realizzate che quando giocavate ad indiani e cowboy da piccoli eravate più credibili. Un pastrocchio incredibile questo episodio due, che mischia aspetti del tutto diversi di una bella città, un tantino più valido del primo ma che a furia di farci vedere bellone con gambe lunghe tre metri si perde nel nulla di una volontà di raccontare qualcosa di davvero inesistente. Dicevamo della prima mezz'ora almeno un minimo divertente; mentre l'ultimo quarto d'ora è di una noia mortale, con Verdone che gigioneggia bontà a profusione quasi irritanti. Uno più uno fa zero in questo film, inutile propaggine dei cinepanettoni around the world, scarsissima pellicola che ha come unico effetto la voglia di fare una crociera o di vedere le bellezze (non solo nel senso bavoso del termine) di San Pietroburgo – cose che se ci riflettiamo avevamo in fondo voglia di fare anche senza questo film. Non fatemi dare un definitivo pollice verso, che sarebbe scontato: l'ho dovuto vedere per raccontarvelo e voi siete stati gentili a leggerne – basta così, posso solo dire che stretta la foglia, larga la via, questa schifezza buttatela via. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Emanuele Rauco: ![]()
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