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Operazione Valchiria Stampa E-mail
Lunedì 02 Febbraio 2009 00:00
Operazione Valchiria / LocandinaTitolo originale:      Valkyrie
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2008
Genere:      Drammatico, Storico, Thriller, Guerra
Durata:      121'
Regia:      Bryan Singer
Sceneggiatura:    Christopher McQuarrie, Nathan Alexander
Cast:      Tom Cruise, Kenneth Branagh, Bill Nighy, Tom Wilkinson, Carice van Houten, Thomas Kretschmann, Terence Stamp, Eddie Izzard, Kevin McNally, Christian Berkel, Andy Gatjen, Jamie Parker, David Bamber, Tom Hollander, David Schofield
Produzione:      United Artists, Achte Babelsberg Film, Bad Hat Harry Productions
Distribuzione:      01 Distribution
Data di uscita:      30 Gennaio 2009

Trama: Il colonnello von Stauffenberg perde l'occhio sinistro e una mano durante la campagna d'Africa, tornando in Germania gravemente menomato, soprattutto nella fiducia in un regime che ormai non riconosce più. D'accordo con un altro gruppo di alti ufficiali, decide che è il momento per la Germania di togliersi dal giogo del Führer per far sapere al mondo che non tutti la pensavano come lui. L'attentato e il complotto prendono forma, sotto l'egida del nome Operazione Valchiria, un progetto parallelo di intervento rapido in caso di crisi che ne deve completare la riuscita. Riuscirà nel suo intento sanguinoso il quindicesimo attentato contro Hitler?

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Operazione ValchiriaNon mi appassionano le discussioni o le polemiche su Tom Cruise ed il suo Claus von Stauffenberg, e più in generale Tom Cruise penso sia giusto prenderselo così com'è: almeno fin quando non dovrò discutere con lui i problemi del nostro mondo e le soluzioni avanzate dal suo culto, preferisco tenermelo simpatico. Anche perché non c'è verso di far essere la sua prova inadeguata—e anzi è adeguatissima: non è un film fatto per (al massimo con, e a rigore così dovrebbe essere) gli attori, questo, nonostante abbia un cast di ferro composto principalmente dei cari vecchi thespian britannici. Semmai, come riferiscono i recensori d'oltremanica e d'oltreoceano, non si capisce perché il suo accento americano debba esser preservato in mezzo a questi sudditi di Sua Maestà.
Ma andando alle cose serie, c'è da veder di buon occhio questo film percosso da una cospirazione votata al fallimento. I motivi precisi non mi sono troppo chiari al momento di scrivere, ma mi rendono soddisfacente una pellicola nella quale pur noto parecchie manchevolezze. Frettolosa ed assai sommaria (il che, preciso, non equivale affatto ad imperizia), è a sua volta—anche se così dicendo rischio di essere ingiusto—un mezzo fallimento, tanto che ce ne sarebbe da parlare più per gli annessi cronachistici o di intenti piuttosto che per l'opera in sé, che è tanto solida quanto chiusa e stiracchiata. Valkyrie è perfettamente istruttivo del marchio Bryan Singer: un battente fumettone che lascia poco spazio per riflettere, nel senso meno complicato del termine.
L'arsiccio Singer sa come mettere in piedi uno svelto ed efficiente revolver, lavorando quasi esclusivamente di montaggio e incollando l'inquadratura singola all'unico concetto che può passarle attraverso, prima che ci si sposti alla prossima. Un mago della continuità a mitraglietta, insomma. Come si evince dal mio tono non esattamente entusiastico, la cosa diventa molto presto abbastanza frustrante. C'è invece chi trova questa monoliticità addirittura avvincente.
Il film, in effetti, un po' “avvincente” lo è, se non altro nell'indubbia capacità narrativa. Che poi, come detto, questa non vada oltre lo spedito e l'univoco è un altro conto. Veniamo qui al punto nodale dei miei risalenti dubbi su Singer, che finisce per girare intorno alla sua supposta autorialità. Ho e ho sempre avuto decisamente l'impressione che, dovunque sia la persona Singer nei suoi film (e credo ci sia, ma credo anche ce ne sia assai poca), è proprio il suo filmmaking così impermeabile e imbracato che fa sì che il regista risulti a molti—me compreso—un po' monotono e arido.

Giudizio: 2.5


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Operazione ValchiriaFurono quindici gli attentati falliti contro Hitler, perpretati dagli stessi tedeschi per motivi via via diversi. Il più famoso, anche se fallì anch'esso, fu l'ultimo. Il 20 luglio 1944 il colonnello von Stauffenberg, menomato nelle mani e privo dell'occhio sinistro per delle ferite riportate durante la campagna d'Africa, depone nella cosidetta tana del lupo, il rifugio segreto del Führer, un ordigno esplosivo a tempo.
Purtroppo per loro l'attentato fallisce, e tutti i congiuranti furono poi uccisi dalle SS come ritorsione. L'Operazione Valchiria che dà il nome al film è il piano messo a punto dallo Stato maggiore hitleriano per combattere eventuali insurrezioni di popolo con il controllo del territorio indebolito dai raid degli alleati, ma questo piano segreto fu utilizzato invece dagli oppositori come garanzia della riuscita del colpo di stato, supporto militare organizzato per arrestare i fedelissimi di Hitler che non avrebbero mai accettato un nuovo governo (come per esempio il teorico del regime Goebbels, che nel film si vede mettersi una capsula velenosa in bocca credendo ormai vicino il suo arresto). Ovvio che per la riuscita del complotto e della Valchiria modificata era necessario che il Führer sparisse definitivamente. Per svariati motivi, la cosa non andò in porto, l'esplosione ferì solamente in maniera leggera il capo del Terzo Reich e l'esecuzione del piano Valchiria, partito senza il presupposto più importante (Stauffenberg scoprì di aver fallito solo ore dopo) del tutto inutile. Curiosamente uno dei tanti motivi per cui il piano fallì fu il fatto che per l'arrivo di Benito Mussolini, chiamato da Hitler, la riunione solita dello stato maggiore venne spostata di mezz'ora.
Questa la storia, che il film ripercorre in maniera abbastanza fedele senza prendersi voli pindarici di fantasia. Cruise con benda nera sull'occhio mancante (quello sostitutivo di vetro lo porta dietro una scatolina, qualche reminescenza di Minority Report insita nel fatto) è un colonnello capo dei congiurati davvero poco credibile, non tanto magari per la mancata somiglianza – visto che lo ricorda molto – ma soprattutto perché probabilmente non ha ancora il carisma per reggere oltre che una parte anche un personaggio storico, seppure se non di grande importanza e solo minimamente noto al grande pubblico. Bryan Singer, bravo regista di comic movie (X-Men, Superman Returns) e di un capolavoro del thriller come I soliti sospetti, dirige tutto il film con gusto molto americano, sbandierando spirito coraggioso per il bene della nazione e attaccamento alla famiglia totale, con interpreti del tutto non credibili come tedeschi, come il caso di Terence Stamp, recente guru di Yes Man, oppure come Kenneth Branagh, dando un approfondimento storico e del personaggio inesistente. Non ci sono momenti particolari di riflessione sul perché (tutto si limita al famoso strillone «Il mondo deve sapere che non tutti i tedeschi sono come lui!», e al fatto che essendo vicino l'arrivo dei russi ormai la sconfitta è vicina «Siete come topi che abbandonano la nave che affonda!») persone che hanno partecipato nelle alte sfere del regime poi lo rinnegano; non ci sono visioni dell'insofferenza di popolo e il dramma umano (non chiedevamo di tutti ma almeno quello di Cruise/Stauffenberg) che può pervadere l'animo in presenza di tali decisioni, marcato.
Avvicinarsi a questo film vuol dire vedere lo spettacolo per lo spettacolo, venendo a conoscenza in maniera blanda, senza però annoiarsi, di un fatto da approfondire che però ha avuto tante altre similitudini storiche (gli altri 14 attentati), non ci sono motivazioni particolari ulteriori. Interessante è vedere le diversità di ambientazione e realizzazione con un altro film a tema come La caduta di Oliver Hirschbiegel del 2004, dove assistiamo agli ultimi giorni di Hitler, dove Bruno Ganz è molto più convincente dello spauracchio di Führer inserito nelle valchirie tanto per metterlo, dove la vicenda è umana, convincente nelle sfaccettature morali e non solo nella rigorosa ottima rigorosa ricostruzione.
Niente da dire, i tedeschi lo hanno osteggiato perché veniva girato in luoghi ritenuti intoccabili per la loro storia e memoria, ma in fondo possiamo ritenere giusto pensare che la cosa bruciasse per via di una realizzazione eseguita non da loro ma da altri. Vista l'abitudine spudorata per i remake degli americani, nulla impedisce che se ne possa fare uno al contrario, e probabilmente la cosa sarebbe più penetrante e convincente.
Da notare comunque l'onestà di dimostrare che pur con i suoi nemici ormai diffusi, Hitler aveva anche una parte di popolazione che lo amava, messa in maniera comunque patetica, come le lacrime delle segretarie con la mano alzata dimostrano – la mano di Singer non ha escluso la cosa a priori e questo va a suo merito.
Nel cast anche l'affascinante Carice van Houten (chi non ricorda con malizia la sua tinta intima in Black Book?) nella parte di Mrs, anzi, Frau Stauffenberg.
In definitiva un film corretto nella ricostruzione dei dettagli storici, che si fa vedere senza problemi, ma che non ha un protagonista che può reggere validamente ruoli storici e un corollario di attori nel cast decisamente poco nazisti e molto troppo Amerikanen. Una visione la merita perché introduce il tema e il fatto, da approfondire poi sul web – di per se stesso il film vive pallidamente.

Giudizio: 2


Altri giudizi della redazione:

Emanuele Rauco: 2.5
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