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| The Horsemen |
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| Sabato 07 Febbraio 2009 16:16 | |||
Titolo originale: id.Nazione: Stati Uniti Anno: 2009 Genere: Drammatico, Horror, Giallo, Thriller Durata: 110' Regia: Jonas Åkerlund Sceneggiatura: Dave Callaham Cast: Dennis Quaid, Ziyi Zhang, Lou Taylor Pucci, Clifton Collins Jr., Patrick Fugit, Eric Balfour, Peter Stormare, Chelcie Ross, Liam James Produzione: Mandate Pictures, Platinum Dunes, Radar Pictures Distribuzione: MOVIEMAX Data di uscita: 6 Febbraio 2009 Trama: Il detective Breslin è un padre poco presente nella vita dei figli, vedovo e con un grosso problema di lavoro da risolvere: un serial killer che lascia sul luogo del delitto quattro scritte rosso sangue con indicato la frase «Vieni e vedi» sta mietendo delle vittime. Nel Canada freddo ed innevato, la striscia di sangue sembra ricondurre al tema dei quattro cavalieri dell'apocalisse. Chi sono costoro che si macchiano di simili azioni? Cosa vogliono dimostrare? La risposta per il detective sarà terribile. Recensione di PIETRO SIGNORELLI Se7en di David Fincher (e il non riuscito The Cell con J-Lo per quanto riguarda le torture) è il principale ispiratore di questo film “apocalittico” nelle intenzioni ma non nei risultati, dove un povero e disastrato Dennis Quaid (il detective Breslin del film) deve combattere un terribile serial killer di ispirazione biblica ma anche il disfacimento della sua famiglia, che dopo la morte della moglie è composta da lui e i suoi due figli. Di questi due il più grande, Alex, è profondamente turbato e in completo disaccordo con il padre, rivelando un comportamento schivo e passivo nei rapporti umani. Breslin, tra l'indagine e la famiglia, subisce un pesante fardello da portare.Horror con morale pedantemente introdotta, The Horsemen si rifà ai cavalieri dell'apocalisse per giustificare un cammino thriller sanguinolento che a metà strada si sgonfia, dopo un brillante inizio a progressione nel bianco di un Canada innevato e freddo. I colori sono l'asse portante del film, il rosso e il bianco soprattutto, dando un senso di oppressione molto particolare ed intenso. Le tinte suddette riconducono alle cavalcature, ossia la guerra (un cavallo rosso), il disordine civile (un cavallo bianco), la carestia (un cavallo nero) e la morte (un cavallo verdastro). Se gli sceneggiatori si fossero concentrati maggiormente a proseguire il cammino iniziale e non a cercare un colpo ad effetto che qui risulta platonico (anche questo comunque debitore di Se7en) per dare una brusca sterzata alla trama, avrebbero sicuramente ottenuto un effetto impattante nella totalità maggiore, più completo. Lo spettatore si ritrova così un prodotto monco e che non si aspetta, molto pretenzioso nelle citazioni ma poco incisivo nell'interesse della nuova direzione che in alcuni punti è poco credibile e risulta patetica. Come nell'esempio di The Cell, citato non a caso, il regista videoclipparo o pubblicitario si dedica molto alle immagini fisse per impressionare, ma poco all'emozione del racconto. Se non altro rispetto ad altri prodotti comunque The Horsemen si lascia vedere senza particolare pesantezza, e l'inizio con quei denti ritrovati è davvero ottimo, una glaciazione dello spirito e delle emozioni (il padre molto freddo e disilluso della famiglia) simboleggiata accuratamente. Åkerlund ha la buona volontà di non volersi limitare a dare in pasto un film dell'orrore fine a se stesso, vuole parlare anche di altro, ma purtroppo visto che la forza della parola è molto blanda forse era meglio limitarsi al compito soddisfacendo le attese dei paganti; aggiungendo poi che Quaid è legnoso come pochi, la Ziyi Zhang (Memorie di una geisha) impercettibile presenza solo di cachet nella sua bellezza orientale e il contorno del cast di nessun conto (compreso un imperturbabile collega di Breslin con baffetti), non c'era nessuna possibilità che le interpretazioni potessero dare linfa decente. The Horsemen è uno dei classici prodotti che cercano di darsi una dignità finendo miseramente nel poco, senza scuse e senza appelli del tempo che lo possa rivalutare nel futuro. Il puzzle composto nel finale passa in secondo piano di fronte al messaggio che si cerca di dare, tradendo tutta la logica del film che ne viene distorta, senza contropaga emozionale (il che avrebbe aggiunto un grande plusvalore se l'obiettivo fosse stato centrato) visto che, invece che pensare, il finale fa sbadigliare. Come detto tante volte ogni venerdì ha bisogno di un horror/thriller a tinte fosche; questo della settimana corrente pur parlando altisonante di colori si riserva un decente cantuccio pittorico per metà pellicola, poi scade pervadendosi di noia e una morale che quasi quasi messa così ci sembra fastidiosa ed infantile. In definitiva un thriller con qualche scena horror bondage con la tecnica della sospensione, che finché rimane fine a se stesso funziona bene, poi dopo il colpo di scena tradisce gli intenti di base del genere, perdendo interesse e scadendo ai limiti del patetico. Dandogli la sufficienza per una buona resa visiva e fotografica, non possiamo certo consigliarlo senza patemi o riserve anche perché mezzo film riuscito non fa costare metà il biglietto di ingresso in sala. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Emanuele Rauco: ![]()
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Se7en di David Fincher (e il non riuscito The Cell con J-Lo per quanto riguarda le torture) è il principale ispiratore di questo film “apocalittico” nelle intenzioni ma non nei risultati, dove un povero e disastrato Dennis Quaid (il detective Breslin del film) deve combattere un terribile serial killer di ispirazione biblica ma anche il disfacimento della sua famiglia, che dopo la morte della moglie è composta da lui e i suoi due figli. Di questi due il più grande, Alex, è profondamente turbato e in completo disaccordo con il padre, rivelando un comportamento schivo e passivo nei rapporti umani. Breslin, tra l'indagine e la famiglia, subisce un pesante fardello da portare.








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