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| Religiolus – Vedere per credere |
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| Lunedì 16 Febbraio 2009 00:00 | |||
Titolo originale: ReligulousNazione: Stati Uniti Anno: 2008 Genere: Documentario Durata: 101' Regia: Larry Charles Sceneggiatura: Bill Maher Cast: Bill Maher Produzione: Thousand Words Distribuzione: Eagle Pictures Data di uscita: 13 Febbraio 2009 Trama: Un documentario realizzato dal comico Bill Maher che mette alla berlina vari credi e religioni del mondo, confrontandole con il suo spirito ateo e dando motivazioni contrarie possibili con domande e risposte incessanti. In un viaggio intorno al globo, Maher non risparmia davvero nessuno, cattolici ed ebrei, musulmani e sette minori, coinvolgendo varie personalità più o meno importanti, aggiungendo filmati di repertorio per quelle più famose, come Tom Cruise. Recensione di ALBERTO DI FELICE Le religioni sono qualcosa di dannatamente serio, e lo sono per virtù di fatto. Che lo si voglia o no, che le si veneri o le si opponga. Chiaramente, argomentare che chiunque creda in qualsivoglia dio (soprattutto se racconta di parlarci o peggio di vedere gli angeli) sia pazzo, malato, abilmente confuso o in malafede è cosa possibile. Si dà il caso che chi scrive non sia religioso, e che quindi non farebbe affatto fatica ad esser d'accordo. Ora, Bill Maher è delle idee finora espresse; il suo Religulous ha quindi lo scopo unico di renderci partecipi della sua profonda convinzione anti-religiosa. E, nel mentre, si spera, anche di divertirci—d'altronde Maher è un comico.Il problema è, molto semplicemente, che nel metodo di Maher non c'è assolutamente nulla di convincente o divertente. La sua prima fermata (dopo un colloquio con mamma e sorella, che sarà un ritratto di famiglia ma non spicca per interesse), ad esempio, è una cappella per camionisti in un'area di servizio: Maher si mette a parlare a questi onesti uomini, che di certo fanno un lavoro molto pesante, e inizia a chiedere perché credono. Ma quali risposte pensa di poter raccogliere da dei semplici camionisti (nessuna offesa) che si stanno semplicemente ritrovando per un attimo di preghiera, prima di rimettersi a lavoro sbirciando lungo il tragitto qualche calendario con donnine discinte? Un'altra fermata è ad un negozio di articoli religiosi di un'associazione religiosa, in cui un uomo asserisce che è stato in grado di chiedere al Signore di far piovere entro dieci secondi. Ma, ancora, cosa si può ricavare dalla testimonianza di questo simpatico ometto, al quale certo non si può riconoscere un qualche particolare status se non qualche dubbio stato mentale? Credo che in questi due esempi Maher voglia partire dalla radici, scendere “fra il popolo”: ma non è chiaro che tipo di conversazione voglia avere con loro, se non far battute piuttosto facili che potrebbe partorire assieme ad un rutto chiunque si sia fatto una birra o due. Glielo dicono in molti fra i bersagli, e già uno dei camionisti odora subito tutto e se ne va: «Il mio Dio non si discute». Ma non c'è verso di smuovere Maher, che ormai è partito e non si ferma più. Va, in seguito, presso un'altra associazione religiosa, che ha come presidente un “ex-gay”, il cui scopo è quello di redimere gli omosessuali e metterli sulla retta via di fede e famiglia. Maher non trova di meglio da fare, verso una persona disponibile e gentile ma che di certo sta dicendo alcune cose benignamente indifendibili, che osservare qualcosa come: «Se ti vedessi in un bar mi accorgerei subito che non sei come me, hai proprio un aspetto da gay, quindi non è vero che non c'è un gene dell'omosessualità». Eh?! Salendo lungo le gerarchie, Maher va a trovare vari santoni evangelici, uno dei quali è un portoricano che ritiene essere discendente di sangue del Cristo, manco fosse Audrey Tautou. La conversazione è gioviale, e il caro discendente arriva chiaramente a prendersi poco sul serio. Poi andiamo in Terra Santa, dove vediamo fra le altre cose i ritrovati tecno-artigianali coi quali gli ebrei evitano di contravvenire ai divieti dello Sabbath. Tutto ridicolo, ovviamente, ma non lo sapevamo già prima? Impossibilitato ad intervistare qualcuno dentro al Vaticano, Maher intervista un prete ribelle che ci spiega che Gesù ed i santi sono delle sonore cavolate. Ancora, non è chiaro chi dovrebbe esserne convinto se già non lo era. Potrei continuare a citare le tappe ed i bersagli, ma visto che si continua con questa faciloneria, posso anche evitare. La risposta, in realtà, è che, come spiegato nella violenta arringa finale, Maher avrebbe addirittura l'intenzione di far fungere questa sua docu-commedia da raccolta alle armi dei non-credenti, che finalmente potrebbero formare una sorta di lobby al pari degli altri, ma con la “ragione” dalla propria. Maher, ovviamente, non ha i mezzi per poter riuscire in tale impresa, pur meritoria. Ma con quale spocchia può presentarsi in ultima istanza e rivolgersi a tutti questi bersagli facili, gente comune magari un po' tonta che assiste a rappresentazioni della passione in parchi divertimento della Florida, invitandoli a «crescere» e lasciar perdere le idiozie? Ha risolto qualcosa, sfogandosi? Maher, ancor di più, “gioca sporco”: le sue interviste sono montate includendo commenti di varia natura (sottotitoli che di fronte ad un'affermazione arrivano a limitarsi a dire «Non è vero», o spezzoni di film) sulle risposte, riducendo il tutto ad una barzelletta da giapponese ubriaco, nella quale l'oggetto di scherno viene molto semplicemente picchiato a sangue mentre è in partenza disteso al tappeto. Quel che è peggio, sembra che Maher sia convinto che davvero si stia parlando delle convinzioni personali degli individui in qualsiasi ridicolaggine che possa passare per verità di fede. Che il mondo stia per finire, esattamente come dicono i profeti, perché gli uomini si odiano fra loro per colpa delle loro credenze religiose. Mai per un attimo gli passa in testa di ascoltare chi—e non son poi pochi—lo avverte che in realtà ogni conflitto deriva da basi politiche, delle quali la religione, al massimo, è strumento. Anziché dimostrarci che Dio non esiste (cosa che non fa), forse Maher avrebbe fatto meglio a concentrarsi sulla religione come forma fra altre di propaganda. Invece vuole convincerci, tappandosi occhi e orecchie peggio delle sue scimmie, che i Musulmani sono violenti per natura coranica. Alla faccia dello stemperare le animosità. Giudizio: ![]() Recensione di PIETRO SIGNORELLI Bill Maher è il presentatore di questo documentario dissacrante sulle religioni, dove il titolo originale Religulous è nato dalla sezionatura delle parole «religion» e «ridiculous» (quello italiano invece con quella storpiatura non significa assolutamente nulla). Comico ed intrattenitore tv di professione, ma anche scrittore, Maher compie un autentico giro del mondo in svariati paesi (tra cui Olanda e Italia) diretto da Larry Charles, l'autore di Borat, per cercare di far capire al pubblico i limiti dei dogmi e delle credenze di alcune religioni che si fondano su tesi extrascientifiche non dimostrabili (il film stesso ci dice che il 93% degli scienziati è ateo o agnostico; nel film viene intervistato un raro caso di scienziato credente cristiano). L'anchorman della HBO (casa di produzione di Sex and the City e di vari telefilm e programmi off) non risparmia davvero nessuno, colpendo ogni possibile punto debole di ogni religione, tutte le più grandi comprese (cattolici, ebrei e musulmani) ma anche di movimenti minori, come una surreale congregazione di camionisti che hanno la chiesa in un rimorchio ma anche Scientology e Tom Cruise (non intervistato direttamente ma presente in immagini di repertorio), suo esponente più famoso.Maher è bravissimo a mettere in crisi chiunque (speriamo che ci sia stato un montaggio onesto che non ha escluso argomentazioni contrarie alla base di ateismo del film) con domande circostanziate e ben documentate (come quella degli dei egizi la cui storia è stata scritta prima di quella narrata nei vangeli e scopriamo che ha parecchi punti di contatto in date e situazioni con essi), a cui molte volte gli intervistati rispondono in maniera evasiva o con futili contromotivazioni. Alla fine la risposta che si sente dire più frequentemente dai credenti o dai religiosi è che il volere di Dio è motivato da lui stesso e dalle sue logiche particolari, apparentemente senza senso molte volte: chi ha fede se la tiene per poter sperare in qualcosa nei momenti di difficoltà, scientificamente non è assolutamente nulla di provato. Autentico documentario on the road (in stile Quark con le camminate mentre si commenta nei luoghi sacri), tra le varie cose presentate (sono davvero tante per i suoi 101 minuti) Religiolus ci fa scoprire che ad Orlando c'è un parco divertimenti a tema religioso (Holyland), ad Amsterdam (dove si cita la morte del regista gay Theo Van Gogh) c'è un club musulmano gay, uno dove si ha la fede con la marijuana, poi dopo ci sono varie amenità come un predicatore sudamericano di nome Jose Luis De Jesus Miranda comanda una setta che lo ha eletto a nuovo Gesù del secondo avvento. Saggezza del conduttore è quella di dare un ampio risalto alle proprie argomentazioni (marcate con dei sottotitoli molte volte ironici e qualche quadretto picture in picture che ritrae l'argomento mentre sotto il documentario prosegue) ma anche di permettere a chi è intervistato di poter replicare, qualche rara volta in maniera efficace altre in modo elusivo. Per rendere divertente oltre che esaustivo il lavoro, ci sono anche degli inserti di cartoni animati e delle efficaci battute di Maher che stemperano la tensione venutasi a creare per le domande che fanno paura con risposte che rischiano di atterrire chi subisce. A differenza dell'anti-Bush per eccellenza Michael Moore, che tratta i suoi documentari come una spada per le proprie tesi (l'ex-presidente USA è qui comunque ampiamente citato), Charles e Maher sanno, pur in un ottica di sconfitta che traspare per chi intervistano, che il dibattito sia portato avanti senza troppa acredine ma in sereno atteggiamento di voler capire come mai certe volte ci si ostina a voler far sembrare avvenimenti spiegabili (come la storia del bicchiere fuori dal finestrino che si riempie di acqua, ma anche le logiche dell'evoluzione) dei miracoli, solo perché sono stati chiesti e si sono realizzati, come anche e di contro, certe cose che non hanno senso scientifico (la verginità della Madonna, per esempio) vengono accettate senza problemi. Gli autori comunque hanno a cuore soprattutto un argomento: quello del fanatismo religioso (musulmano soprattutto) che porta in suo nome e gloria i kamikaze assassini, le conquiste delle terre (i crociati) e le guerre in generale. Se non ci fossero le religioni – che sono, su base scientifica, del tutto inutili – neppure ci sarebbero molte lotte e morti, perché se non ci fosse l'assunto dell'insegnamento violento contro gli infedeli o i contrari, nessuno imbraccerebbe un fucile gridando la gloria del proprio Dio. Ovviamente l'argomentazione è spinosa: non potendo trattare, criticandole per gusto personale e scelta morale, in recensioni cinematografiche, la giustezza o meno degli assunti presentati ma solo presentare ciò che la pellicola mostra, possiamo dire soltanto che rimaniamo colpiti nel vedere come i mormoni abbiano un'organizzazione assolutamente rigida che esclude da tutto chi ne esce o tentenna nel credo senza pietà, i musulmani condannano non l'omosessualità in se stessa ma il fatto della sodomia, che i cattolici chiedano cose che non sono assolutamente in linea con un rispetto del pensiero altrui («Non avrai altro Dio al di fuori di me, unico e solo» escludendo l'esistenza di altri, e che in fondo dei dieci comandamenti solo due sono applicabili alla odierna vita, come il non uccidere e il non rubare – ci si chiede se servivano bibbie e vangeli per dire di non compiere questi atti). Sta ad ognuno a questo punto vedere cosa vuol dire, sentire o vedere (le tre scimmiette del cartellone sono lì in questo senso), in fondo lo stesso Maher suggerisce che in barba ad ogni discorso chi vuol credere e avere fede nonostante tutto, troverà scuse poco plausibili nel reale, valide nell'indimostrabile astratto. Il monito finale quindi di conversione all'ateismo abbandonando religioni violente per far trionfare la logica di pensiero pacifista, è destinato a cadere nel vuoto. In definitiva un documentario che spaccherà chi lo vede in vari fischi ed applausi per quanto espone, ben realizzato, ottimamente documentato e che non stanca minimamente per la sua realizzazione divertente e spumeggiante, con un grande conduttore dalle mille domande. Alla fine vi sentirete sconcertati perché tante cose danno a pensare e ben poco a credere nell'insegnamento religioso, che fa la figura di essere finalizzato alla conquista oppure all'avere benefici economici. Lo consigliamo senza tema perché interessante, ma soprattutto perché scorre via ottimamente nelle sue argomentazioni e luoghi diversificati. Ognuno dovrà trarre le proprie conclusioni con serenità, senza sentirsi offeso ma solo contestato per ragioni logiche e non personali. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Emanuele Rauco: ![]()
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Titolo originale: Religulous
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