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| Domenica 22 Febbraio 2009 00:00 | |||
Titolo originale: id.Nazione: Stati Uniti, Germania Anno: 2008 Genere: Azione, Giallo, Thriller Durata: 118' Regia: D.J. Caruso Sceneggiatura: John Glenn, Travis Adam Wright, Hillary Seitz, Dan McDermott Cast: Shia LaBeouf, Michelle Monaghan, Rosario Dawson, Billy Bob Thornton, Ethan Embry, William Sadler, Michael Chiklis, Anthony Mackie, Anthony Azizi, Cameron Boyce, Lynn Cohen, Bill Smitrovich, Charles Carroll, Deborah Strang, Dariush Kashani Produzione: DreamWorks SKG Distribuzione: UIP Data di uscita: 20 Febbraio 2009 Trama: Chicago. Jerry Shaw, giovane gestore di una una copisteria, perde il fratello gemello, militare ucciso in un incidente d'auto. Subito dopo, riceve nel suo appartamento una quantità di pacchi con armi ed istruzioni per piani terroristici. Nel frattempo, l'assistente legale Rachel Holloman accompagna il figlio alla stazione per una gita con la scuola di musica a Washington. Entrambi ricevono sul cellulare delle chiamate da una voce femminile che dà loro istruzioni: Jerry deve scappare dall'FBI, e Rachel deve salvare il figlio rapito. Chi c'è dietro? Recensione di ALBERTO DI FELICE Il motto ashcorftiano di patriottismo da PATRIOT Act era «Let the Eagle Soar», e infatti in Eagle Eye l'aquila si libra con gran tempra in aria, sollevata da parecchie gru guidate in automatico. L'importante, come suol dirsi, è crederci. Per una buona metà, sembra che lo scopo della trama (delle trame) sia quello di nascondere un gioco interno dell'amministrazione americana, che da sola si premura—come nelle migliori teorie del complotto—di fabbricarsi i propri terroristi mediorientali e domestici, inviando loro il materiale completo che occorrerebbe per far esplodere in frantumi interi isolati, e guidandoli step by step nella realizzazione del piano. L'intento ultimo, ovviamente, sarebbe quello di fornire una copertura per il proprio gioco di interessi sporchi.Nel mezzo devono rientrarci chiaramente le povere persone comuni (qui i bei Shia LaBeouf e Michelle Monaghan), che vengono sballottate e braccate in giro per il paese. Nulla saprebbero del piano neppure gli ingranaggi più preziosi, ovvero gli “uomini comuni” delle agenzie di sicurezza (i se possibile ancor più belli, a seconda dei gusti, Billy Bob Thornton e Rosario Dawson). Ognuno viene chiamato dunque a fare il proprio dovere come semplice ruota del carro—il “sistema” è intrinsecamente marcio, basta esserne stipendiati per essere complici, e quant'altro. Ma poi c'è il twist (per chi crede negli spoiler, forse ne è in arrivo uno), e l'intera faccenda si rivela una vendetta in piena regola delle “macchina della giustizia”—ovvero: se ad un onnipotente “occhio patriottico” (potete vederci HAL, oppure Navigator) dai come istruzioni dei comandi che permettono di non rispettare altre istruzioni, magari hai fatto male i calcoli. Soprattutto se le istruzioni che statuisci essere sovrascrivibili sono quelle della Grundnorm. Tutto viene così rimesso in un malfunzionamento risolvibile, che nel finale viene ricomposto nella bella coppia felice e nel corpo politico restaurato nella sua piena capacità; ma, si spera, con le istruzioni un po' meno vaghe verso—sai com'è—i diritti dei cittadini. Questo, in breve, quanto allo Zeitgeist. Pur si può optare per l'opzione, sempre utile e ben accetta, del MacGuffin. E dopo che alcuni gli hanno dato dell'Hitchcock postmoderno (come se Hitchcock non fosse già postmoderno, qualunque cosa sia il postmoderno) per la precedente opera, il buon D.J. Caruso si sentirà bene in diritto di provare che quei pundit della citazione postmoderna avevano ragione. Il gioco con le videocamere di sorveglianza, cellulari e quant'altro di tecnologico è facile, d'altronde; le citazioni palesi del Maestro poi, fra treni, campi spogli dell'Illinois e sale da concerto, non si contano più. Ma al contrario di North by Northwest (che sta a questo come Rear Window stava all'altro, anzi di più), nella leggenda di Eagle Eye non sarà probabilmente mai scolpito il fatto che l'intero meccanismo non fosse che una scusa cucita addosso alla volontà serpeggiante di finire sul mastodontico Monte Rushmore. Per D.J. Caruso, che è dannatamente bravo a gestire i lavori con un'aderenza totale alla continuità intensificata, l'affare è molto meno psicanaliticamente giocherellone e malizioso, seppur non meno (anzi molto più) acrobatico, implementando al massimo un po' di magia da gadget esplosivo e di propizia critica al terrore. D.J. Caruso non è né un pervertito né un genio, ma più semplicemente uno che sta imparando a far (anche molto) bene il proprio mestiere. Infatti Eagle Eye, senza attaccargli addosso troppo peso, è sanamente divertente e bizantino. Giudizio: ![]() Recensione di PIETRO SIGNORELLI Shia LaBeouf ha messo la barba: il ragazzo d'oro e grande speranza di Hollywood (lo rivedremo tra poco nel capitolo due dei Transformers) in questo Eagle Eye si dedica all'azione pura e cruda, affiancato dall'affascinante bellezza acqua e sapone Michelle Monaghan (Gone Baby Gone ma anche Mission: Impossible III, tra gli altri), giustamente adatta come icona di mamma preoccupata del suo lentigginoso bimbo in pericolo su un treno, divorziata da un marito e padre insensibile. Questo film diretto da D.J. Caruso (pupillo di Badham e alla seconda regia con LaBeouf dopo Disturbia) è un adrenilico action movie di poche pretese, che comincia correndo e finisce con il fiatone dopo peripezie che hanno dell'incredibile. Il numero di pellicole citate è elevato: si va da cose fondanti del cinema come 2001: Odissea nello spazio, ad altre meno nobili come Generazione Proteus, poi si cita il cinema on the road di Due nel mirino (guarda caso di Badham), e quello che viene dalla fantapolitica e dalla contestazione per l'uso improprio delle armi come La guerra di Charlie Wilson.Ma Caruso, intelligentemente, visti le premesse e gli intenti del film, non si sofferma su nessuno di questi punti, cita ma non riflette e non puntualizza; utilizzando un budget di buon livello imprime al tutto un ritmo micidiale, realizzando una corsa sfrenata da vedere nell'ottica di un divertimento accettabile ed intelligente, operazione assolutamente riuscita. Vedrete cose assolutamente incredibili scorrere sullo schermo (non immaginate quanto! Le vibrazioni del bicchiere che formano la lettura delle parole e anche una gru che falcia un palazzo, stile quella vista in Spider-Man 3, fisicamente impossibile ma suggestiva visivamente), ma non sarà un problema accettarle: il gioco è proprio questo, divertirsi sul luna park senza farsi domande. Scorriamo un attimo anche la trama, che narra di un ragazzo, Jerry (LaBeouf), che gestisce una copisteria (il Copycabana) e di una mamma, Rachel (Michelle Monaghan), che saluta l'adorato figlio piccolo che va a suonare la tromba con la banda della scuola a Washington. Dopo un preludio che ci parla di un bombardamento americano errato su un funerale islamico, veniamo a sapere che il fratello di Jerry, un militare, è morto in circostanze strane. Subito, ma proprio subito, Jerry si ritrova in fuga in un pazzesco caos, osservato e comandato a distanza (in mille modi, dai cellulari ai cartelloni scorrevoli pubblicitari), dalla voce di donna misteriosa. Anche Rachel è nella stessa situazione, deve trovarsi in fuga con Jerry altrimenti il treno su cui viaggia il figlio verrà fatto deragliare. Il motivo e la logica per cui i due capitano in questo autentico Hellzapoppin' adrenalinico verrà rivelato solo alla fine, e sarà sconvolgente. Non cerchiamo logiche di ferro oppure significati particolari: il veicolo che utilizza Caruso è quello della velocità e non della denuncia, con assoluta onestà lo dice subito il regista, riconducendo al citato ampiamente reperibile e chiaro, Eagle Eye vuole questo e non altro. Presente anche un discorso sul fatto che non tutti i musulmani sono dei terroristi (la figura dell'iraniano come il fatto del preludio) ma anche questo concetto è disperso nel mare magnum delle situazioni rocambolesche d'azione. La scena che è piaciuta di più a chi scrive è quella dell'inseguimento che arriva alle gru, movimentata, grande oltre il limite e piena di botte da orbi e cozzi senza fine tra auto e materiali inerti sulla strada. L'idea originale era di Spielberg (qui produttore esecutivo, i soldi spesi si vedono tutti), che l'ha presa da Asimov. La voce originale americana che sentite al telefono comandare i due in fuga è quella di Julianne Moore. Caruso mette nella partita anche un ottimo attore (un po' uscito dalle scene ultimamente) come Billy Bob Thornton e Rosario Dawson (pupilla di Rodriguez), che fanno la parte di due agenti che operano da due parti diverse. Michael Chiklis (la Cosa de I Fantastici 4 ma anche il granitico Vick Mackie di The Shield) fa il dirigente governativo in crisi perché il progetto presenta troppi problemi. In definitiva Eagle Eye rappresenta un divertimento grosso ed esagerato fine a se stesso ma assolutamente accettabile, perché onesto e con un ritmo pazzesco, da prendere con spensieratezza senza chiedersi nulla per la sua guasconeria a trattare in questo modo cose molte serie, rutilante carrozzone da luna park di sicura presa per passare un pomeriggio senza pretese. Giudizio: ![]()
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