CLASSIFICA SETTIMANALE
| Incassi al 25/07/2010 |
|
||||||||||||||||||||||||||||||
Ultimi Commenti
| I Love Shopping |
|
|
| Domenica 01 Marzo 2009 01:00 | |||
Titolo originale: Confessions of a ShopaholicNazione: Stati Uniti Anno: 2009 Genere: Commedia, Romantico Durata: 104' Regia: P.J. Hogan Sceneggiatura: Tracey Jackson, Tim Firth, Kayla Alpert Cast: Isla Fisher, Hugh Dancy, Krysten Ritter, Joan Cusack, John Goodman, John Lithgow, Kristin Scott Thomas, Fred Armisen, Leslie Bibb, Lynn Redgrave, Robert Stanton, Julie Hagerty, Nick Cornish, Wendie Malick, Clea Lewis Produzione: Touchstone Pictures, Jerry Bruckheimer Films Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia Data di uscita: 27 Febbraio 2009 Trama: La dolce Rebecca è una maniaca compulsiva dello shopping: borse, vestiti griffati e qualunque oggettino fashion le provocano il terribile istinto di dover azzerare il credito delle sue card elettroniche per pagamenti, ogni negozio un'irresistibile sirena che la chiama al suo cospetto. Un giorno, dopo l'ennesima folle spesa fondamentalmente inutile ed aver raggiunto uno scoperto spaventoso, il servizio recupero crediti le manda un ispettore per costringerla a pagare quanto dovuto. Per Rebecca l'unica soluzione è trovare un posto in una famosa rivista di moda; ma invece, per uno strano scherzo del destino e qualche bottiglia di troppo, viene assunta da una rivista di finanza. Per l'inguaribile fashion victim, la notizia è a dir poco una svolta inaspettata della sua vita, piena di conseguenze del tutto imprevedibili. Recensione di PIETRO SIGNORELLI P.J. Hogan è stato il regista della commedia di grande impatto, con Julia Roberts e Cameron Diaz, Il matrimonio del mio migliore amico; ora dirige questo frizzante ma abbastanza vuoto I Love Shopping, figlio poco ispirato de Il diavolo veste Prada e di Sex and the City. Nella New York delle griffe e dei lustrini, Rebecca (Isla Fisher, moglie di Sasha Baron Cohen, il Borat cinematografico, vista anche in Certamente, forse del 2008 e in altre commedie come 2 single a nozze) spende cifre paurose per comprare oggetti di ogni tipo. Come una bimba nel paese dei balocchi, è compulsivamente attratta da tutto ciò che luccica («L'intimo è un diritto inalienabile dell'essere umano!»), con i manichini che si animano nella sua fantasia e le parlano, occulte sirene a cui non resiste. Fino a quando le sue numerose carte di credito non si esauriscono, un agente del recupero crediti le sta alle calcagna come un mastino, e viene assunta da un ambizioso giornalista (Hugh Dancy, visto in Black Hawk Down e Il club di Jane Austen) che le dà il compito di scrivere articoli su come si vive meglio risparmiando. Sembra un paradosso, ma con uno stratagemma e un po' di ingenua guasconeria, Rebecca fa funzionare la cosa. In mezzo a tutto, una costosa sciarpa verde che diventerà man mano sempre più importante.Tratto da uno dei tre romanzi di una scrittrice specializzata nella letteratura al femminile (il genere si chiama «chick lit»; l'autrice del libro è Sophie Kinsella – il titolo dello scritto, veramente fantasioso, “Confessions of a Shopaholic”), il racconto della rossa che spende in maniera frenetica senza mai fermarsi (un'autentica malattia realmente esistente: Lindsay Lohan dovette andare in rehab per liberarsene) purtroppo è molto colorato ma decisamente privo del fascino che necessitano film di questo tipo. Manca il personaggio carismatico che impregnava i suoi ispiratori (la Scott Thomas di Un matrimonio all'inglese non ha certo la parte diabolica della Streep di Prada), manca il contatto con la città che vive e respira con una sua personale impronta (la New York del film – nel libro siamo a Londra – non è l'amica affettuosa ed unica di Sex and the City, potremmo essere altrove e non cambierebbe nulla) e il contorno di amiche del tutto privo di sostanza (come l'amica Susan, Krysten Ritter, dai vestiti eccentrici e tutta gridolini in procinto di sposarsi). L'imprinting talmente leggero condiziona pesantemente lo svolgimento della commedia, del tutto privo dell'elemento spudoratezza (le frasi taglienti e gli ammiccamenti sessuali espliciti: qui siamo in zona del tutto correct) e anche i vestiti dell'onnipresente Patricia Field (costumista dei film e telefilm di questo tipo) non paiono bucare l'immagine, affascinare per la loro eccentricità: la Fisher li porta ma non li sublima, senza personalità l'abito non fa fashion. Tra l'altro per indirizzare il film verso l'insegnamento consapevole e i buoni ammonimenti, la commedia rinnega il suo esistere: la protagonista si prende la propria autonomia di spesa senza debiti, arriva la logica, e i manichini nei negozi applaudono il fatto che la compulsività è guarita (come nelle pubblicità “Bevi e consuma conspevolmente”; chissà che diranno Yves Saint Laurent e gli altri marchi dei negozi inquadrati) anche se un rimasuglio del vecchio pelo rimane sempre a dare una macchietta al nuovo vello. E così il verde del denaro diventa quello della speranza, il ragazzo che “parla Pradese” ma odia le mode, inizia a trovare nella rossa Rebecca nuove angolazioni di visione, la famiglia si riunisce di fronte a un tavolo a contare i soldi che la città unita ha portato alla dolce fanciulla in disgrazia (qualcuno si è ispirato a La vita è meravigliosa, per caso?) nel modo naturale, cioè facendo un neanche – a quel punto – troppo doloroso selling del proprio shopping. Come si vede sono tutti elementi (aggiungendo anche la partecipazione a un talk show) che fanno parte della lettura “passa e va'” di un giornale di moda molto caro alle girl non troppo attempate che lo usano come passatempo: come film per un pubblico in generale che non ama certe cose risulterà fastidioso, monotono e addirittura, per molti versi, dannatamente superficiale e stupidello. Purtroppo l'operazione fashion fallisce, un po' per la scarsa (nulla) propensione ad uscire dallo schema di base, per la trama troppo banale e per colpa, soprattutto, di alcune cose ripetute alla nausea. Completa il cast la gradevole presenza John Goodman, che fa il padre innamorato dei camper, mentre John Litghtow è un dirigente di poco nerbo e lungimiranza. In definitiva in film griffatissimo che non esce dall'assunto di base dello shopping nonostante voglia essere un vademecum dei pericoli (e delle gioie) che lo abitano, banale, ripetitivo e senza una protagonista di grande presa, privo di qualunque morbosità oppure segnale un po' meno irritante dei gridolini e delle frasette condite dallo stupore di fronte ai negozi. Chi ama la tipologia di film derivato dalle mode e dalle riviste a tema (Vogue, Vanity Fair) lo digerirà con divertimento; chi non le sopporta o ne è disinteressato ne stia alla larga, sotto il vestito c'è proprio poco d'altro. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: ![]() Emanuele Rauco: ![]()
Commenti (0)
Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti!
Powered by !JoomlaComment 4.0 beta2
|













Titolo originale: Confessions of a Shopaholic
P.J. Hogan è stato il regista della commedia di grande impatto, con Julia Roberts e Cameron Diaz, Il matrimonio del mio migliore amico; ora dirige questo frizzante ma abbastanza vuoto I Love Shopping, figlio poco ispirato de 










The Twilight Saga: Eclipse
signori cari, voi state attaccando un grande cinefilo come pietro, che mastica
cinema (vero ...
The Twilight Saga: Eclipse
Gentile Sign. Signorelli, niente da dire nei confronti della sua replica nei
confronti delle...
The Twilight Saga: Eclipse
un arco di tempo tanto lungo, come appare poco credibile che abbia ignorato fino
all'arrivo ...
The Twilight Saga: Eclipse
dal sangue caldo e non certo freddo come il loro eroe. Pietro Signorelli
The Twilight Saga: Eclipse
buongiorno ragazze, grazie dei commenti, proprio per farvi vedere che non mi
ritengo sul tro...
The Twilight Saga: Eclipse
Dicevo........ma capisco che questo discorso è tutt'altro che semplice per lei e
da qui si i...
The Twilight Saga: Eclipse
Brutta cosa la vecchiaia dell'anima, ancor peggio di quella fisica. In questa
sua recensione...
The Twilight Saga: Eclipse
ALLORA, IN PRIMO LUOGO LA INVITO A LEGGERE DI 'PIU'...SE PROPRIO NON SOPPORTA I
LIBRI DELLA ...
The Twilight Saga: Eclipse
E lei si definirebbe un critico usando parole come "rompicoglioni"
"tritazebedei...
Alice in Wonderland
la seconda recensione disastrosa che leggo... sono un po' triste :(