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| Sabato 18 Aprile 2009 12:46 | |||
Titolo originale: id.Nazione: Francia, Regno Unito Anno: 2008 Genere: Drammatico, Fantastico, Romantico, Thriller Durata: 98' Regia: Gerald McMorrow Sceneggiatura: Gerald McMorrow Cast: Ryan Phillippe, Eva Green, Bernard Hil, Sam Riley, Richard Coyle, Susannah York, Art Malik, Chris Wilson, Kika Markham, Mark Wingett, Gary Pillai, Jeanie Gold, Jay Fuller Produzione: Recorded Picture Company, HanWay Films Distribuzione: Mediafilm Data di uscita: 17 Aprile 2009 Trama: Nelle strade buie e malfamate di Meanwhile City (tradotto nel film come «Città di Mezzo») una figura mascherata si aggira senza pace, tra gruppi di fanatici religiosi e la polizia ecclesiastica, alla ricerca dell’Individuo. La missione che deve compiere Preest è di vendicare una bambina innocente morta per mano della setta religiosa di cui l’Individuo è il capo. In Meanwhile City ogni cittadino deve seguire una fede, e per le strade si riversano gruppi religiosi di ogni variopinto genere; è il Ministero ad aver imposto questa legge per porre un controllo serrato sui cittadini. L’unico ateo – e di conseguenza braccato dal Ministero – è lo stesso Preest. Nel frattempo nella città di Londra vive Emilia, un’artista con una pericolosa tendenza al suicidio. Poi c’è Milo, un ragazzo che è stato lasciato dalla fidanzata prima del matrimonio, e che in seguito incontra per caso un’amica d’infanzia. E infine Peter è un padre alla ricerca disperata di suo figlio scomparso. Ogni personaggio è legato all’altro attraverso una fitta rete di coincidenze, e il nome «Franklyn» sarà la chiave del loro incontro. Recensione di RICCARDO RUDI La trama si dipana tra le due realtà parallele, diverse da tutti i punti di vista, eppure collegate misteriosamente. Durante le scene a Meanwhile City la voice over di Preest (Ryan Phillippe) dipinge la città di un noir affascinante, intriso da una buona dose di cyber punk e steam punk, e disegna quel mondo sinistro citando buona parte del filone futuristico e anti-utopico (da Blade Runner a V per vendetta e così via), dove il controllo della coscienza dei cittadini da parte dei politici corrotti è alla base di tutto. Ciò che si vede in Franklyn si potrebbe definire quindi fanta-politica, o meglio fanta-religione, poiché è proprio la fede a essere lo strumento di controllo ed è al centro di un discorso più ampio di cui il film si fa portatore. Meanwhile City sembra essere sospesa in un limbo spazio-temporale, così come i cittadini e lo stesso Preest, di cui non si conosce nulla se non il suo desiderio di vendetta. È una «Città di Mezzo» a tutti gli effetti.Nella Londra contemporanea tutto sembra sconnesso dal mondo parallelo di Meanwhile City, così come i protagonisti. La rappresentazione dei due mondi all’inizio non è chiara, e i legami dei protagonisti vengono svelati in un finale malinconico e caratterizzato da una potenza evocativa unica. Faticosamente si riescono a trovare delle corrispondenze che accomunano non solo i due mondi, ma anche gli stessi personaggi che vivono a Londra, le cui strade sono talmente distanti l’uno dall’altra che per tutto il film lo spettatore non aspetta altro che vedere come e quando si incontreranno. Nel tentativo di dare voce a tutti i protagonisti, emerge con forza quella di Emilia (Eva Green), mettendo però in ombra gli altri personaggi che a stento vengono caratterizzati. Il personaggio di Preest non è molto interessante, tranne quando indossa la maschera; altrimenti rimane fin troppo anonimo persino quando il suo segreto viene svelato. Anche Milo (Sam Riley) e Peter (Bernard Hill) sono soggetti alla stesso trattamento. Le loro ricerche personali, benché motivate e coinvolgenti, sono prive di spessore. Quindi la luce viene puntata con estrema raffinatezza sul personaggio di Emilia, che viene illuminata nelle sue mille sfaccettature, sino a creare un personaggio davvero affascinante carismatico: la sua personalità spicca tra le altre, soprattutto per via la sua controversa ricerca artistica, rappresentando la donna in maniera gotica e dark e allo stesso modo delicata e commovente. Tornando a Preest, questo personaggio sembra rifarsi alle figure degli eroi dannati, le cui gesta sono mosse da qualche trauma del passato, ed è in perenne lotta contro le forze di un regime totalitario. Invece si rimarrà piacevolmente sorpresi quando il film inizierà a prendere una strada del tutto diversa, mischiando (psico)dramma con la sottile atmosfera da thriller presente durante il film, soprattutto nel finale, mettendo in scena un realismo intriso di un destino quasi machiavellico e geniale, del tutto fuori dagli schemi scontati che il plot iniziale sembrava raccontare. Le tematiche di cui tratta sono attuali e serie, dalla depressione al suicidio, dalla violenza alla schizofrenia, dalla ricerca di/per sé stessi (Emilia che cerca di ritrovarsi e farsi trovare nella sua arte attraverso gesti assurdi; Milo cerca una soluzione alla solitudine sin dall’infanzia; Peter cerca suo figlio; Preest cerca una vendetta misteriosa) alla perdita di un affetto importante, sino alla solitudine. Ma le questioni cardine possono essere riassunte nella famiglia e nella religione. Il tema della famiglia sorregge le emozioni dei personaggi che li spingono a muoversi attraverso l’intreccio che il destino gli ha riservato (Emilia e Milo sono accumunati dalla morte del padre durante la loro infanzia, e la conseguente ricerca di colmare questa assenza; stessa cosa vale per Peter e suo figlio). Il rapporto genitore/figlio viene rappresentato nel conflitto tra Emilia e sua madre, e dal sentimento che lega Peter a suo figlio. Mentre la religione e la fede è un elemento che taglia la trama in molteplici discorsi, dal fanatismo all’ateismo, e che analizza il ruolo della fede nella vita. Apparentemente le storie dei personaggi sembrano non avere punti di incontro durante la trama. Verso il finale viene svelata finalmente la vera natura del film, dove le realtà parallele e le realtà dei personaggi sono dipendenti e legate da un filo, forse il destino, forse una forza superiore. La sequenza finale, nella quale ogni tassello viene composto per creare un disegno ampio e complesso in cui l’elemento dell’inconscio fa da cornice, è a dir poco avvincente. La fotografia usata nelle sequenze a Meanwhile City cerca di unire uno stile prettamente noir (uso di luci e l’ambientazione della città) con uno stile da graphic novel, con inquadrature quasi vignettiste. Questo tentativo però tende a sbiadire lasciando spazio a un ricorso di inquadrature piuttosto povere. Invece nella realtà londinese tutto viene messo da parte, lasciando spazio a una descrizione dell’ambiente londinese accurata, usando anche espedienti visivi e plastici d’effetto, soprattutto quando la macchina da presa si sofferma su Emilia, su cui c’è una straordinaria attenzione alla rappresentazione della sua arte e dei suoi stati d’animo. In definitiva è un film che lascia qualcosa dentro, un senso di completezza dato dal finale, ma anche di mistero, dettato da alcuni personaggi secondari che svolgono un ruolo mistico e sconosciuto, a cui non viene data una soluzione razionale. Ed è forse questo il punto forte del film. Giudizio: ![]() Recensione di PIETRO SIGNORELLI Gerald McMorrow è un debuttante regista dietro la mdp, esperto in carriera di videoclip. Ispiratosi al Dark City di Alex Proyas per le scenografie e l'atmosfera (Proyas era divenuto famoso con Il corvo), costruisce un film gotico e visionario come pochi, dalla trama che sembra una scala a chiocciola, fatta tutta di misteriose intersecazioni tra due mondi paralleli, nebulose connessioni tra di loro e varia umanità dagli intenti completamente diversi che vive in maniera semidisperata ed irrequieta.Reclutata la ex-Bond girl Eva Green divenuta famosa con The Dreamers per Bertolucci (fascino e mistero nella parte di Emilia, una donna dark con ampie aspirazioni suicide), McMorrow gira continuamente attorno alla vicenda di Preest (il tizio con la maschera del cartellone, interpretato da Ryan Philippe) e ad altre due storie, quella dell'anziano Esser (Bernard Hill) che cerca disperatamente suo figlio, e dell'insicuro Milo (Sam Riley) che vuole mettere a fuoco il destino di un amore perduto e apparentemente ritrovato, ma la donna è alquanto fuggevole. I due mondi paralleli di cui si diceva prima sono visti come il giorno e la notte: la oscura Città di Mezzo, che sembra una Gotham senza Batman ma con un altro giustiziere mascherato, fa parte della fase notturna, mentre la città giornaliera, Londra, è popolata da uomini che sembrano trasportati non si sa come, non si sa perché (ovviamente fino al finale), in un nuovo ruolo e in un'altra realtà rispetto a come li abbiamo visti nella Città di Mezzo. Preest cerca disperatamente di regolare i conti con una misteriosa entità chiamata «l'Individuo» a capo di una potente organizzazione, mentre ognuno deve avere un'entità di fede in cui collocarsi, altrimenti verrà perseguito dalla crudele polizia locale (con una curiosa divisa nera e con alto cappello). Diciamo subito che il film è decisamente difficile da seguire: l'atmosfera è molto intrigante, ben diretto e con tempi calibrati, ma la trama è decisamente contorta, frustrante da seguire e in alcuni momenti davvero sconcentante. Sono tutte cose tipiche del puro cinema visionario (ricordate il maestro di questo tipo di cinematografia, Terry Gilliam?) che non si regola per lo spettatore ma pretende il contrario; se poi mettete in mezzo il fatto che Franklyn è in fondo un mistero da dipanare e non solo visionario a livello visivo, la cosa vi viene ancora più a disagio se non siete preparati a tale spettacolo, aggiungendo al warning che tutti i protagonisti, sia in una o nell'altra realtà, sono off e complessati. Il motivo per cui vale la pena di andare a vedere questo lavoro è sicuramente diverso dal trovare un action normale seppur di matrice oscura: qua siamo nell'orbita dei film decisamente sperimentali, che già in passato non hanno avuto grande seguito al botteghino – questo dopo il primo weekend di programmazione e il tam tam degli spettatori che l'hanno visto rischia di avere la stessa sorte, oltretutto; e a livello cinematografico puro e non soggettivo questo è il vero difetto, la spiegazione del mistero di fondo che ci fa luce su tutto quanto abbiamo visto è banalissima, prevedibile e scontata. In definitiva abbiamo una Eva Green in fase di sperimentazione di parti un po' diverse, un regista in fase di sperimentazione e un pubblico che deve capire se vuole un cinema classico oppure fuori dalle righe. Franklyn è un film troppo particolare e visionario per poterlo consigliare con sicurezza a tutti, ma non possiamo neppure dirvi di starne lontano, perché possiede un fondo intrigante d'atmosfera per poter piacere a chi è in cerca di cose un po' diverse e dalla visione impegnativa. Il giudizio, guarda caso, viene situato nella terra di mezzo proprio per questi motivi, ma vi diciamo anche che ci sono altri prodotti che lo hanno ispirato ben più validi da riscoprire che vi potremmo indicare, come lo stesso Dark City, di lunga gran meglio di questo; assaggiate il lavoro di Proyas in home video e poi magari dedicatevi a Franklyn per poterlo almeno capire nelle intenzioni, se non apprezzare nei risultati. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: ![]()
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La trama si dipana tra le due realtà parallele, diverse da tutti i punti di vista, eppure collegate misteriosamente. Durante le scene a Meanwhile City la voice over di Preest (Ryan Phillippe) dipinge la città di un noir affascinante, intriso da una buona dose di cyber punk e steam punk, e disegna quel mondo sinistro citando buona parte del filone futuristico e anti-utopico (da Blade Runner a 
Gerald McMorrow è un debuttante regista dietro la mdp, esperto in carriera di videoclip. Ispiratosi al Dark City di Alex Proyas per le scenografie e l'atmosfera (Proyas era divenuto famoso con Il corvo), costruisce un film gotico e visionario come pochi, dalla trama che sembra una scala a chiocciola, fatta tutta di misteriose intersecazioni tra due mondi paralleli, nebulose connessioni tra di loro e varia umanità dagli intenti completamente diversi che vive in maniera semidisperata ed irrequieta.









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