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| Domenica 26 Aprile 2009 00:00 | |||
Titolo originale: id.Nazione: Regno Unito Anno: 2008 Genere: Azione, Commedia, Poliziesco Durata: 114' Regia: Guy Ritchie Sceneggiatura: Guy Ritchie Cast: Gerard Butler, Tom Wilkinson, Thandie Newton, Mark Strong, Idris Elba, Tom Hardy, Karel Roden, Toby Kebbell, Jeremy Piven, Chris Bridges, Jimi Mistry, Matt King, Geoff Bell, Dragan Micanovic, Michael Ryan Produzione: Dark Castle Entertainment Distribuzione: Warner Bros. Data di uscita: 24 Aprile 2009 Trama: Londra, ai giorni nostri. Un quadro di un magnate russo con collusioni mafiose, Uri Obomavich, che lui definisce il suo portafortuna, viene trafugato dalla casa di un potente affarista sporco locale, Lenny. Chi lo ha rubato? Perché? Mentre è in atto un colossale affare immobiliare che fa gola a molti, il quadro rimane al centro delle attenzioni di Obomavich, che senza di esso si sente perso, arrivando addirittura a minacciare di morte se non viene ritrovato. Vari compositi personaggi si aggirano intorno alla vicenda, ma tutto dipende da come si comporterà il figliastro di Lenny, lo strafatto perenne di crack Johnny Quid, un rocker creduto morto. Recensione di ALBERTO DI FELICE Ameno e moderatamente estatico, RocknRolla di Guy Ritchie è la versione contenuta e strettamente British di un qualsiasi film dell'ormai apertamente global clip-art cinematografica di Danny Boyle, unita all'Europa continentale in gita di Luc Besson & Co. Dai nomi fatti, occorre ricavare che qualsiasi critica al film—il quale, detto molto in breve, intrattiene gradevolmente—avrà le gambe corte come il film stesso. Nonostante ci si sprechi senza smania a sovraccaricare di aromatiche sovrastrutture e sottocanali i noti gimmick di riferimento, con una qualche discreta iniziativa ma non troppa inventiva, l'auto in corsa continua sempre quando il conducente l'ha abbandonata.Fossi qualcun altro, potrei avventurarmi a dire che questo è Cinema all'Ennesima Potenza—ma non ci penso nemmeno, perché, dato che abbiamo a che fare con Ritchie (il quale si merita tutto o quasi quanto negli anni si è preso, almeno dopo gli ultimi due—Revolver, come credo tutti, me lo sono perso), in questo caso anche «qualcun altro» mi andrebbe contro. L'espressione è utilizzata solitamente quando lo scrivente ha avuto particolare sollecitazione (neuro-?)ormonale per la velocità con la quale l'«immagine in movimento» (altra espressione curiosa che parecchi equivoci ingenera) si è mossa. Si parla di film in cui inseguimenti, sparatorie e montaggioni ad effetto producono grande concentrazione di evoluzioni di macchina, cgi, ed alto tasso di inquadrature. Si rimarca ovunque, però, che per quanto il tutto si possa applicare a lui, qui il sig. Ritchie (chiamatelo pure, se volete, ex-‘Mr. Madonna’) si è di contro dato una regolata, nei limiti, pur non abbandonando le pretenziosità—per cui la scusa reggerebbe meno. Gran parte del divertimento è prettamente linguistico, intendendo con «lingua» il British English che impregna la vicenda come un rassicurante—per quanto pesante—odore di fritto, motore interno. (Ovviamente, questo vale solo se si assiste alla versione originale.) Se allo scozzese Gerard Butler viene dato il ruolo di Leonida minore—omaggiando, in versione “The Fast and the Bi-Curious”, quell'involontario inno YMCA snydermilleriano con un siparietto gay, che a qualcuno risulterà null'altro che volgarotto, con tale Handsome Bob (Tom Hardy)—molta soddisfazione viene dal solito inappuntabile Tom Wilkinson, che con ampia stempiatura cerca con fine insolenza di preservare le usanze locali dall'imbastardimento dei costumi gansteriani nella Greater London. E gli scozzesi (specie se tossici) sono, ovviamente, i primi stranieri in casa, da immortal tempo. Il narratore, segugio ferito, di Mark Strong è bronzeo. Ritchie fa ricorso a tutto l'apparato che gli è proprio, sebbene come anzidetto «regolato» ma non troppo, e se ne provate fastidio e pensate non sia altro che atteggiamento da Braggadocio—cosa che è—c'è poco da fare. Ma il registro parte bene sin da un efficiente incipit nanodispositivo, che più che su per lo script cavilloso fa salire dentro i cavilli del mercato immobiliare del boom (almeno a Londra e quando il film è stato scritto). Ordinaria amministrazione, ma anche ordinata. Andrebbe invece rimarcato un sostanziale scollamento/sbrodolamento della vicenda della parte finale, che pare aprirà la strada (se il mercato immobiliare londinese si riprende dopo la crisi) ad un ancor più rutilante seguito. Per ora, intanto, sul résumé di Ritchie compare solo l'annuncio per il prossimo anno del suo Sherlock Holmes—e se non sarà Robert Downey Jr. a farlo riappacificare con tutti, persino con l'ex-signora, non so chi potrà. Giudizio: ![]() Recensione di PIETRO SIGNORELLI Guy Ritchie (oltre ad essere l'ex-marito della pop star Madonna) è l'autore di due geniali pellicole di culto come Snatch – Lo strappo e Lock & Stock – Pazzi scatenati, dove aveva dimostrato la sua voglia di sperimentare con film decisamente off e dal ritmo incalzante, destinando questo tipo di lavori a una nicchia di appassionati piuttosto che al grande bacino di pubblico. Il lavoro odierno, RocknRolla (ispirato alla vita dell'ex di Kate Moss, Pete Doherty, rocker tossico per eccellenza), non fa eccezione: film decisamente ardito nella costruzione, pieno di personaggi fuori di testa che si moltiplicano man mano che prosegue il film e con delle soluzioni tecniche molto particolari (scritte circoscritte in quadrati sulla scena, zoomate estreme ma anche rallentamenti e velocizzazioni care al cinema di Tony Scott), con una trama composita che riguarda due elementi in primis – un quadro trafugato e il mercato immobiliare milionario clandestino.Siamo a Londra, un potente e crudele affarista del luogo, a capo di una gang, di nome Lenny (il bravo caratterista Tom Wilkinson, visto in Michael Clayton) manovra assessori e personaggi influenti per avere concessioni di vario tipo. Un giorno gli viene dato in custodia dal milionario russo Uri Obomavich (Karel Roden) un quadro (che noi spettatori non vedremo mai). Questo dipinto è importantissimo, perché per l'affarista clandestino russo è il suo portafortuna e senza di esso si sente perso. Lenny se lo fa trafugare maldestramente dall'odiato figliastro Johnny Quid (Toby Kebbell, visto in Match Point ma anche in Control), un rocker perennemente strafatto di crack, che finge di essere morto in un incidente fluviale per non essere perseguitato. Alla disperata ricerca del quadro (se non lo ritrova avrà seri problemi di salute) Lenny assolda una banda di balordi dei bassifondi che hanno debiti con lui, capitanata da Mr. One Two (Gerard Butler, Leonida di 300) intenzionati pure loro ad entrare nel mercato immobiliare, anche se sono criminali di piccolo cabotaggio. A completare questa fauna di gente composita affamata di soldi e di raggiri, la sexy commercialista Stella (Thandie Newton, accanto a Smith ne La ricerca della felicità, che si scatena con Butler in un ballo stranissimo): chi trova per primo Johhny e il bandolo della matassa per prelevare i soldi immessi dal russo nel mercato delle costruzioni avrà trovato il successo, anche se serviranno torture atipiche per estorcere informazioni. Diciamolo chiaramente: RocknRolla è un gradino sotto i due precedenti lavori di tenore simile di Ritchie, che riuscivano meglio a caratterizzare i personaggi e a non perdere il fascino del film nel complesso; dopo un po' troviamo che RR incomincia ad incartarsi girando sempre sulle stesse cose (botte, torture e frasi fatte) perdendo mordente, pur seguendo una linea definita di stile, con una fotografia oscura e delle inquadrature ravvicinate dei volti dei personaggi che ne evidenziano la brutale emotività. Caratterizzato molto bene il personaggio di Archie (Mark Strong, Nessuna verità tra i suoi lavori), l'unico che dopo il tempo passato in carcere (4 anni) sappia ponderare ed usare il cervello a dovere, circondato da sgherri da operetta che comanda con la sua famosa sberla sistematutto. Però i personaggi migliori ci sono sembrati quelli dei due russi, folli inarrestabili «terminator» che si contano le loro cicatrici multiple – la scena dell'inseguimento è dinamica, veloce e divertente; ma vogliamo anche precisare che il personaggio di Stella non è poi così un plagio della Mia Wallace tarantiniana: se escludete il colore/taglio dei capelli e la scena del ballo che può ricordare il duo Travolta/Thurman, non ha le stesse movenze e caratteristiche. Cinema che si nutre di se stesso e che se ne infischia delle convenzioni, questo di Ritchie ha però anche bisogno di colpi di genio molto particolari per emergere (il Pitt monoparola di Snatch ne era un esempio), altrimenti si affossa nell'oggettivamente instabile per poter avere solo il possibile soggettivamente appagante. Non avendo queste punte di luminosità (e dialoghi di prima scelta) ci si deve accontentare di RocknRolla come una divertente e folle caccia all'uomo, al quadro e ai soldi, cose che abbiamo già visto in altri film e che qui non paiono autorializzate a sufficienza. In definitiva è altamente sconsigliato al pubblico che vuole un action scorrevole e senza sosta: le scene d'azione ci sono ma hanno degli intervalli molto particolari e non sono del tutto credibili nella trasposizione del reale (si subiscono botte da orbi e si rimane in piedi), ma deve essere visto come un passatempo assolutamente appagante se si cerca qualcosa di un po' strano su cui bisogna lambiccarsi il cervello perché la trama non è totalmente lineare. Giudizio da terra di mezzo: peccato che l'attesa che si era creata intorno a questo film alla fine si debba sgonfiare a spettacolo acquisito. Giudizio: ![]()
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Ameno e moderatamente estatico, RocknRolla di Guy Ritchie è la versione contenuta e strettamente British di un qualsiasi film dell'ormai apertamente global clip-art cinematografica di Danny Boyle, unita all'Europa continentale in gita di Luc Besson & Co. Dai nomi fatti, occorre ricavare che qualsiasi critica al film—il quale, detto molto in breve, intrattiene gradevolmente—avrà le gambe corte come il film stesso. Nonostante ci si sprechi senza smania a sovraccaricare di aromatiche sovrastrutture e sottocanali i noti gimmick di riferimento, con una qualche discreta iniziativa ma non troppa inventiva, l'auto in corsa continua sempre quando il conducente l'ha abbandonata.
Guy Ritchie (oltre ad essere l'ex-marito della pop star Madonna) è l'autore di due geniali pellicole di culto come Snatch – Lo strappo e Lock & Stock – Pazzi scatenati, dove aveva dimostrato la sua voglia di sperimentare con film decisamente off e dal ritmo incalzante, destinando questo tipo di lavori a una nicchia di appassionati piuttosto che al grande bacino di pubblico. Il lavoro odierno, RocknRolla (ispirato alla vita dell'ex di Kate Moss, Pete Doherty, rocker tossico per eccellenza), non fa eccezione: film decisamente ardito nella costruzione, pieno di personaggi fuori di testa che si moltiplicano man mano che prosegue il film e con delle soluzioni tecniche molto particolari (scritte circoscritte in quadrati sulla scena, zoomate estreme ma anche rallentamenti e velocizzazioni care al cinema di Tony Scott), con una trama composita che riguarda due elementi in primis – un quadro trafugato e il mercato immobiliare milionario clandestino.







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