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| Cadillac Records |
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| Venerdì 05 Giugno 2009 00:00 | |||
Titolo originale: id.Nazione: Stati Uniti Anno: 2008 Genere: Biografico, Drammatico, Musicale, Romantico, Storico Durata: 109' Regia: Darnell Martin Sceneggiatura: Darnell Martin Cast: Adrien Brody, Jeffrey Wright, Gabrielle Union, Columbus Short, Cedric the Entertainer, Emmanuelle Chriqui , Eamonn Walker, Mos Def, Beyoncé Knowles Produzione: Parkwood Pictures, Sony Music Film Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia Data di uscita: 29 Maggio 2009 Trama: La nascita della storica etichetta discografica Chess Records di Chicago, a partire dagli anni '40, che ha cambiato la musica blues ed R&B coi nomi di Muddy Waters, Little Walter, Howlin' Wolf, Chuck Berry ed Etta James, rivoluzionando anche il roch 'n' roll bianco. Nei suoi studi al 2120 di S. Michigan Avenue registrarono anche i Rolling Stones. Recensione di ALBERTO DI FELICE Nel film di Darnell Martin—afroamericana del Bronx, a giudicare dalle foto, con la pelle più chiara di quella di Beyoncé, cioè praticamente bianca, nonché capelli ancor più biondi—si rispetta una premessa necessaria del genere, che vuole il carisma degli interpreti quale principale driver scenico. Di belle performance, drammaticamente e musicalmente credibili, ce ne sono infatti molte, a cominciare da quella che più è stata lodata, ovvero quella del sempre ottimo Jeffrey Wright nei panni di Muddy Waters. In buona parte, Cadillac Records è proprio la storia di lui e dell'ebreo d'origini polacche Leonard Chess (Adrien Brody), dal cui incontro si parte prima della fusione più o meno problematica con le altre personalità in arrivo della musica black.Ad un livello più generale, siamo di fronte ad uno dei nuovi resoconti a posteriori, con funzione di quasi-documentario romanzato (eliminato nella finzione è per primo il fratello e partner di Chess, Phil), di come l'estro creativo della black America, sempre più centrale ai giorni nostri nella scena musicale mondiale, si sia fatto largo nel centro del paese nei suoi anni fondativi (i '40 e '50), scontrandosi con l'industria e la società bianca del tempo. I crocevia sui quali si stendono le lodevoli prove attoriali sono né più né meno quelli già visti e sentiti in abbondanza in simili circostanze, e ci vengono consegnati con buon mix di teatralità, palcoscenico e drammaticità. Il modello più recente cui si può pensare è quello del Dreamgirls di Condon, ma la Martin (anche sceneggiatrice) può data l'assenza di un testo pregresso—ed evidentemente vuole—giostrarsi meno sul dramma teatrale e fa fluire con stampo più cronachistico gli anni, fatta eccezione per qualche isolato scambio nevralgico—come quello fra Muddy e Howlin' Wolf (Eamonn Walker), o l'entrata di Muddy a casa a separare la moglie Geneva (Gabrielle Union) dal pericolo che cammina Little Walter (Columbus Short). Il tutto è correttamente celebrativo, ma morigerato, prossimo alla buona produzione HBO (leggi: non memorabile, ma che intrattiene piacevolmente e con tono), fra le vicende personali di contorno, nessuna delle quali assume particolar peso, e svariate sessioni musicali. Beyoncé Knowles è la donna star (e produttrice col borsellino) in un cast completamente maschile, fatta eccezione per varie comparse oggetto d'amore occasionale e le fedeli mogli interpretate dalla Union ed Emmanuelle Chriqui. Le sue doti da diva sono pronte ad infastidire qualcuno, che non crede renda come attrice, ma non sarò certo io a negarne il fascino, cui del resto sono succube—quando c'è quello, c'è poco da fare, c'è già mezza attrice. La sua Etta James è una voluttuosa donna-bambina che deve passare attraverso le lacrime, con drammi da starlette che possono sembrare preriscaldati per quanto richiedano convinzione; la aspetto al varco con ruoli diversi, e credo ne valga la pena. Il Chuck Berry di Mos Def, infine, è senza dubbio l'aggiunta più divertente in corso d'opera. Giudizio: ![]()
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Titolo originale: id.
Nel film di Darnell Martin—afroamericana del Bronx, a giudicare dalle foto, con la pelle più chiara di quella di Beyoncé, cioè praticamente bianca, nonché capelli ancor più biondi—si rispetta una premessa necessaria del genere, che vuole il carisma degli interpreti quale principale driver scenico. Di belle performance, drammaticamente e musicalmente credibili, ce ne sono infatti molte, a cominciare da quella che più è stata lodata, ovvero quella del sempre ottimo Jeffrey Wright nei panni di Muddy Waters. In buona parte, Cadillac Records è proprio la storia di lui e dell'ebreo d'origini polacche Leonard Chess (Adrien Brody), dal cui incontro si parte prima della fusione più o meno problematica con le altre personalità in arrivo della musica black.








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