bellissimo il testo ma dovete definire meglio i personaggi ki sono e da dove
vengono ciao by Josefina kiss
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| Incassi al 07/03/2010 |
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| Coraline e la porta magica |
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| Domenica 21 Giugno 2009 00:00 | |||
Titolo originale: CoralineNazione: Stati Uniti Anno: 2009 Genere: Animazione, Avventura, Fantastico, Per Famiglie Durata: 100' Regia: Henry Selick Sceneggiatura: Henry Selick Voci originali: Dakota Fanning, Teri Hatcher, Jennifer Saunders, Dawn French, Keith David, John Hodgman, Robert Bailey Jr., Ian McShane Produzione: Laika Entertainment, Pandemonium Distribuzione: UIP Data di uscita: 19 Giugno 2009 Trama: L'undicenne Coraline si è appena trasferita dal Michigan in una piccola cittadina dell'Oregon. I genitori sono molto impegnati col loro lavoro di scrittori, in vista dell'uscita del loro ultimo catalogo, e non si occupano di lei. Un giorno, Coraline scopre in salotto una vecchia porticina che è stata murata dall'interno; quella stessa notte, dei topolini la svegliano e la conducono attraverso di essa: Coraline scopre così una strana replica della sua casa, con un «altro papà» ed un'«altra mamma» che hanno dei bottoni per occhi e che sono molto più affettuosi con lei. Recensione di ALBERTO DI FELICE Sento di non poter iniziare se non indulgendo in una nota personale. Ho visto la prima volta Nightmare Before Christmas nel giugno del 1995, beatamente da solo e in piena contemplazione, alla fine del mio primo anno di medie; lo davano quale recupero in extremis in un piccolo cinema di una piccola cittadina nel quale sarebbe stato l'ultimo film in programmazione prima della chiusura estiva, durante la quale ci sarebbe stato un restauro di cui la sala in questione aveva grande bisogno. Quel cinema, oggi, non è più attivo. Mentre scrivo, in compenso, siamo sempre nel mese di giugno, e il weekend di «rinfrescante» e diffusa pioggia su tutta la penisola in cui è uscito il nuovo racconto d'animazione di Henry Selick è il miglior aiuto, non esattamente stagionale, per parlare di Coraline, ambientato in un piovoso finire d'estate in una piccola cittadina del sempre piovoso Oregon.Non definirei la mia esperienza di fronte al film come quella di una «regressione infantile», come troppo comodamente si dice quando si torna puntualmente a definire il Cinema come «fabbrica dei sogni», sottolineando come siano per definizione soprattutto i bambini a sognare, ammesso che di sogni si tratti. Mi auguro siano in molti però, fra i bambini prossimi per eccesso o difetto alla mia età di allora, ad andare a vederlo da soli senza l'accompagnamento dei genitori: l'idea dovrebbe essere appunto quella, cara ad ogni elemento fiabesco, di «vedere per sé stessi» proprio durante l'età nella quale ci si sta ponendo le prime serie domande sul mondo e le sue regole, che si stanno appena cominciando a capire dopo il bozzo protettivo della prima infanzia. Se volete un mio consiglio: i bambini vadano da soli o fra bambini, e gli adulti vadano da soli o fra adulti. In un pomeriggio uggioso fra i tanti, la vera mamma della protagonista del titolo la porta a comprare la divisa scolastica (anch'essa grigia) rigorosamente in saldo; Coraline vorrebbe accompagnarla con un paio di guanti dai toni più caldi, più cari degli altri, che però la mamma non vuole comprarle. Per Coraline, storpiamento corallino e per questo già prodigioso del più ordinario Caroline, l'aspirazione è ormai lontana dalla purezza incondizionata della «magia», nonostante si faccia tentare da quanto ne rimane attraverso le attrazioni che vengono preparate per lei dalla classica strega cattiva, che qui ha l'aspetto un pizzico inquietante di un'altra mamma più curata con però bottoni per occhi; viceversa, quel che cerca è l'apparenza più colorata dell'accogliente ordinarietà che le manca, quella della perfetta famiglia cordiale e felice, nella quale ci sono spazio e tempo per ascoltarsi a vicenda—e nella quale, apparentemente, si ha tutto ciò che si vuole. Il mio «autobiografico» consiglio di visione (padri e madri, fate andare i vostri figli da soli a scoprirlo) è credo legato alla forte impressione del sottostante senso di concreto turbamento che il film mi ha consegnato: ho sempre pensato di voler andare al cinema per esser inquietato, più che affascinato, ed è quello che vorrei per i miei figli. Qui, non per l'alternanza fra mondi diversi o per il corrucciato gusto estetico col quale il film è laboriosamente realizzato, ma perché mamma, papà e Coraline sono una reale famiglia. A Selick bastano pochi momenti fra la ragazzina ed i genitori, a più intervalli ma già dalle sequenze iniziali, per raccontare un'estate di lavoro per non sforare una scadenza, un trasloco, il quotidiano «tirare la cinghia», e quant'altro. Lo scarto con i genitori «altri», escluso il lato tridimensionale, non è abissale, ma deriva esattamente dal loro diverso tipo di «normalità», che uscendo dai «sogni» si scopre essere inesistente. Non è un'impressione che ricevo sovente, forse perché non mi è dato spesso di riflettere in questi termini con le pellicole che più comunemente circolano; penso non tanto alle produzioni più corrive poco o solo superficialmente pensate per famiglie e bambini, ma proprio ai «concorrenti» dell'animazione, ed anche all'amato regno Pixar: lo studio di Emeryville, a mio modo di vedere, opera sempre in termini di magia e positività, sempre fedele ad uno spirito molto semplicistico, mentre Selick e Burton hanno sempre pensato in termini di vivo terrore e dubbio. In un gran film o un capolavoro, com'è questo, la paura e l'indecisione sono ciò che più mi dà conforto. Quando si vuol suonare intelligenti, si osserva solitamente che un dato film non è un film d'amore, ma un film sull'amore; similmente, direi che Coraline non è un film per famiglie, ma un film sulle famiglie. Ancor meglio, è un film sulla mestizia della famiglia—e al tempo stesso sul fatto che quest'ultima è, anche così in affanno, un luogo necessario da esplorare con gli occhi ben aperti, siamo noi bambini o adulti. Giudizio: ![]() Recensione di PIETRO SIGNORELLI Il regista di Coraline (tratto da un fumetto di Neil Gaiman e Dave McKean, gli autori di serie Vertigo DC Comics di culto tra gli appassionati; Gaiman tra l'altro ha già visto una trasposizione dei suoi scritti al cinema, come nel caso di Stardust) è Henry Selick, che ha firmato l'indimenticabile Nightmare Before Christmas (che non è di Burton, solo produttore e soggettista, anche se molti lo credono anche in regia). Pregevole lavoro in stop motion girato con una doppia fotocamera per renderlo 3-D (tecnicamente il suo nome è «stereoscopia»), dopo l'incubo prima del Natale, il regista del New Jersey mette in versione dark Alice nel paese delle meraviglie, e ci racconta di come la noia che pervade una ragazzina che ha appena traslocato in un grigio paesino dell'Oregon porti alla scoperta di un mondo parallelo del tutto inaspettato.La protagonista (la leggenda narra che il nome fu un errore di battitura: nel film il parallelismo Caroline/Coraline è più volte sottolineato) è una ragazzina di 11 anni (doppiata in originale da Dakota Fanning, mentre la voce della mamma è di Tery Hatcher, la Susan di Desperate Housewives) che è poco sopportata dai suoi genitori, impegnatissimi a lavorare su un libro/catalogo di botanica. Stufa del posto, priva di veri amici (in giro c'è solo un ragazzino molesto con soprannome profetico Wyborn, qualcosa di simile alla domanda «Perché nato?»), Coraline un giorno si mette a contare le porte della casa; facendolo trova una porticina misteriosa. Da lì, insieme al regalo di una strana bambola del tutto uguale a lei, tranne che per degli strani bottoni sugli occhi, partono delle avventure che all'inizio sembrano felici ma poi rischiano di trasformarsi in qualcosa d'altro, sospese tra il fantastico e l'orrendo. Il mondo immaginifico di Gaiman è messo al cinema nello splendore del digital 3-D, usato al di fuori, come intenzioni e di base, del solito giochino di sbattere in faccia allo spettatore gli oggetti: infatti l'utilizzo saggio e consapevole del mezzo elettronico di massimo livello (il film è stato lavorato in tre anni non per nulla) permette di creare una sorta di fioritura spontanea del circondario del tutto entusiasmante per chi vede, lo cala perfettamente nelle varie gradazioni di emozione del film aiutato dalla perfetta scelta di fotografia (la noia con gli ambienti grigi, lo stupore con quelli colorati e l'ansia con quelli privi di ogni tonalità, come nella scena della ragnatela). Selick e Gaiman non hanno in fondo inventato nulla di nuovo: al di là di Alice nel paese delle meraviglie (dove il bianconiglio è sostituito da un topino ballerino) molti troveranno citazioni di vario tipo durante il film, come mano degli Addams e i giardini di Willy Wonka, ma l'effetto finale è davvero ottimo, di fondo non esiste nessuna tracimazione obbligatoria per piacere al botteghino (il film è privo di battutine e cose simpatiche a tutti i costi: di fondo c'è una terribile malinconia, tema molto caro a Gaiman) e la sensazione che quello che piace agli occhi (il significato dei bottoni su di essi è trasparente di una sorta di voler non vedere lungimiranti il reale per lasciarsi andare senza logica al puro piacere, pagandone lo scotto) non è mai quello che alla fine dà un senso all'esistere: la ragazzina scopre con il mondo parallelo, che tanto brama in quello normale, il desiderio di tornare dai suoi genitori, così apatici, così normali, tanto indifferenti ma in fondo sicuri, che a loro modo danno protezione anche se dimostrano poco affetto (i guanti colorati simboleggiano questo). A volte dobbiamo usare gli occhi per vedere ma anche per capire cose nuove: mai lasciare che il colore visto, sgargiante ed attraente, offuschi il nostro sentire emozionale, errore che Coraline fa. Così il bistrattato Wyborn del mondo normale nel mondo parallelo è un eroe che non parla, la madre distratta dalla cucina orribile diventa quella divertente chef a cinque stelle, il padre qualunque un magico giardiniere e musicista raffinato: ma dove comincia il vero e dove il falso? La mantide religiosa presente nel film vorrà distruggerci dopo averci (idealmente) accolto e coniugato, come avviene in natura? Bravo Selick a riprendere le atmosfere a lui congeniali nella maniera migliore, l'incubo famosissimo delle cronache del cinema diventa il sogno di una bimba diviso tra il curioso e la presa di coscienza (citando anche Beetlejuice e il suo mentore Burton), gestito con mano sicura per raccontare una storia che non è proprio per bambini pop corn e coca cola alla mano, dato che si rivolge tranquillamente anche a loro come codifica di insegnamento ma ha un significato profondo da voler espletare, un monito che in fondo dobbiamo sempre e comunque vedere il bello del nostro mondo anche se ci sembra monotono e senza attrattive. Poco tempo fa ci auguravamo che il mirabolante nuovo standard 3-D potesse essere un utile veicolo di completamento delle storie e non fine a se stesso: questo con Coraline è stato fatto – adesso possiamo dire con tranquillità di inforcare gli occhialini e di entrare a godere di questo spettacolo divertente, interessante e davvero intelligente, senza rimpiangere per nulla il costo del biglietto. Giudizio: ![]() Recensione di AUGUSTO LEONE Nell’universo parallelo al di là della porta magica si portano bottoni cuciti davanti agli occhi; ma nel nostro di mondo, lo spettatore se vuole penetrare la terza dimensione – quella dove si allestisce l’inquietante messinscena di Coraline e la porta magica – deve mettere occhialini particolari: il dettaglio assume il giusto rilievo all’interno della storia animata, soprattutto in quanto precisazione irrinunciabile di poetica relativa all’utilizzo della nuova tecnologia. Il progresso nel cinema, come per ogni arte e mestiere, è imprescindibile dall’etica: senza questa, è una fonte di luce subdolamente abbagliante, il miraggio di una favola lieta emanato dalle pareti della villa maledetta.Di fatto la Coraline del libro di Gaiman, portata sugli schermi dal Selick di Nightmare Before Christmas, con alcune significative varianti assomma pregi e difetti tipici degli eroi dei romanzi educativi per l’infanzia che diventano adulti responsabili solamente dopo aver imparato dalle peripezie affrontate a diffidare della parte trasgressiva e ribelle di sé: in maniera quasi simile ai suoi archetipi – il Pinocchio di Collodi, l’Alice di Carroll e prima ancora il Lucio di Apuleio – ella soffre le angustie di una quotidianità poco allettante per la sua innata curiosità di esploratrice, cosicché trova dentro il salotto di casa l’occasione di realizzarsi in una famiglia accondiscendente e felice, antitetica alla sua alle prese con impegni di lavoro improrogabili e costretta ad abitare una dimora sporca e trascurata. Al di là del corridoio fatato c’è un giardino meraviglioso, teatrini improvvisati per le esibizioni mirabolanti di parate di topi ed eccentriche sorelle, ma le condizioni per abitarlo svelano quanto la rimozione della ragione, simbolicamente rappresentata dalla cucitura della vista, porti a un mostruoso nulla: la maga malvagia lusinga i nostri sensi fino ad intrappolarli e il risultato è una cecità al color bianco, la metaforica pandemia descritta da Saramago in «Cecità». Un cinema edonistico fatto di stimoli sensoriali privo di contenuti ne favorisce la diffusione e per questo Coraline e la porta magica parte dall’urgenza di marcare attraverso l’avventura dark della ragazzina una distinzione netta fra una fantasia esploratrice di nuove frontiere e l’egoistico soddisfacimento delle voglie: gli occhialini del 3-D dovrebbero portare scritto come le sigarette: «Attenzione pericolo cecità». Non esiste bellezza, senza adesione della volontà. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Emanuele Rauco: ![]() Flavio Serantoni: ![]()
Commenti (3)
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