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Harry Potter e il principe mezzosangue Stampa E-mail
Giovedì 16 Luglio 2009 08:00
Harry Potter e il principe mezzosangue / LocandinaTitolo originale:      Harry Potter and the Half-Blood Prince
Nazione:      Regno Unito, Stati Uniti
Anno:      2009
Genere:      Avventura, Fantastico, Giallo, Romantico
Durata:      153'
Regia:      David Yates
Sceneggiatura:       Steve Kloves
Cast:      Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Michael Gambon, Alan Rickman, Helena Bonham Carter, Jim Broadbent, Robbie Coltrane, Timothy Spall, David Thewlis, Julie Walters, Mark Williams, Helen McCrory, Natalia Tena, Tom Felton, Bonnie Wright, Jessie Cave, Katie Leung, Evanna Lynch, Hero Fiennes-Tiffin, Dave Legeno, James Phelps, Oliver Phelps, Robert Knox, Maggie Smith, Warwick Davis
Produzione:      Warner Bros. Pictures, Heyday Films
Distribuzione:      Warner Bros.
Data di uscita:      15 Luglio 2009

Trama: Dopo la tragica morte di Sirius Black ad opera di Bellatrix Lestrange durante l'ultima furiosa battaglia contro i fedeli del signore oscuro Voldemort, i tre maghi di Hogwarts, Harry, Ron ed Hermione, cercano una maggiore stabilità emotiva e sentimentale. Ma tempi oscuri sono alle porte: la scuola non è più la stessa, i tempi spensierati della fanciullezza sono ampiamente finiti, e i tre dovranno capire cosa si nasconde dietro lo strano comportamento di Draco Mallfoy, scoprire chi è il misterioso principe mezzosangue e mettere alla luce i segreti celati dal nuovo professore di pozioni Horace Lumacorno.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Harry Potter e il principe mezzosangueHarry Potter (da qui in poi HP) capitolo sei, dove si narrano gli amori e le insicurezze degli ex-maghi bimbi ormai adulti alla scuola di Hogwarts, che sta vivendo uno dei suoi momenti più difficili, con il signore oscuro Voldemort pronto a scatenare l'attacco decisivo contro l'odiato Silente. Scosso dalla morte del suo padrino Sirius Black, HP cerca una stabilità emotiva nel mondo dei babbani, mentre i suoi ormoni cominciano a muoversi con decisione. Ma non c'è tempo per questo: il grande mago Silente lo richiama subito e gli intima di conoscere in maniera particolarmente attenta Horace Lumacorno, nuovo professore di pozioni alla scuola e depositario di un segreto particolarmente decisivo. HP comincia ad indagare, mentre la sorella di Ron gli dedica particolari attenzioni, e il suo stesso amico pel di carota è titubante se dichiararsi ad Hermione. Mentre sbocciano gli amori, i servi di Voldemort, tra cui la perfida Bellatrix (una efficace Helena Bonham Carter), incominciano a fare comparsa e a provocare tragici eventi. È il momento di riprendere in mano le bacchette da combattimento, senza perdere d'occhio Malfoy Jr. e Piton che si comportano in modo ambiguo. Oltretutto viene ritrovato un importante libro di pozioni che era appartenuto al misterioso «principe mezzosangue».
Come si può leggere, un sesto capitolo che mostra decisi cambiamenti nel comportamento verso l'altro sesso, ma anche purtroppo una stasi accentuata, un senso di diluizione degli eventi decisivi (invero molto pochi anche se magari tragici), facendo sembrare questo chapter un ponte interlocutorio per arrivare al gran finale del settimo capitolo, che al cinema verrà diviso in due più per ragioni di mercato e tenuta d'attesa del marchio che altro (I doni della morte uscirà a novembre 2010 e luglio 2011). Infatti quello che vediamo sullo schermo è ben poco affascinante, trascorriamo quasi 150 minuti  per vedere come HP & Company organizzano il tempo e i festini, amoreggiano e si sbaciucchiano senza quasi soluzione di continuità, lasciando il tempo dell'azione in un angolo.
Se da un lato l'atmosfera è decisamente plumbea (tutto oscuro, niente più giocosità spontanea), rimaniamo decisamente annoiati di fronte al fatto che tutto sia riconducibile solo alla scoperta del punto debole di Voldemort, che qui non si vede minimamente (per chi non ha letto i libri, diciamo subito che il tallone d'Achille del mago oscuro non è certo una trovata eccezionale), si percepisce a pelle che non c'è la ficcante voglia di dare movimento e stupore alle cose, di imprimere variazioni di trama consistenti, e la stessa fase dell'immancabile Quidditch è monotona e con poco spessore (in questo capitolo HP è caposquadra).
Per chi può domandarsi se è meglio il libro o il film, ricordiamo che sono due media diversi e non sempre totalmente compatibili nel trasporsi. Aver letto prima di aver visto potrebbe essere una grossa penalizzante di base, come sempre le righe danno un'immagine del personaggio e delle cose al lettore molto peculiare: se colui che le trasporta nella grande sala non ha gli stessi parametri, il pericolo delusione è molto alto. Rispetto agli altri volumi cinematografici, questo è privo di una vera anima e tema centrale rispetto agli altri cinque (temi base che citano cose, luoghi o persone su cui verte la trama, evidenziati dai titoli – troppo poco il mistero di chi è il principe mezzosangue): dopo un tot di tempo si perde la pazienza implorando per qualcosa di diverso dalla continua sequela di problemini di cuore stile Peynet. David Yates (alla seconda fatica HP dopo il capitolo scorso) dirige il tutto lasciando l'impronta di una buona fattura visiva: quello che manca non è lo stile a livello degli altri, ma il vero coinvolgimento.
Per i Potter fan un pezzo di lavoro seriale di una cosa che piace, per cui lo digeriranno di buon grado senza troppe domande o sofismi di pensiero come antipasto per il succulento dessert finale dell'anno prossimo; per tutti gli altri (inutile dire che vedere questo capitolo da solo non serve a nulla) un divertimento poco coinvolgente che sa molto di noia e ben poco di magia. I maghetti sono definitivamente cresciuti, peccato che da piccoli avevano il supporto di storie più interessanti. Non facciamocene un problema particolare: Il principe mezzosangue è per l'appunto una sorta di terra di mezzo per avere I doni della morte – certo che se avessero rispettato la politica artistica dei tagli, in fondo giusta, avvenuta soprattutto per i capitoli quattro e cinque, difficilmente il montato finale avrebbe raggiunto la durata sindacale dei 90 minuti minimi.

Giudizio: 2


Recensione di RICCARDO RUDI

Harry Potter e il principe mezzosangueIl mago più famoso del mondo è cresciuto. La realtà e la crudeltà del mondo non gli sono sconosciute ormai, e la responsabilità di un destino ostile e maturo grava sulle sue spalle. Nel precedente capitolo (L’Ordine della Fenice) Harry ha dovuto subire una grave perdita, e il nemico più terribile è definitivamente a piede libero, pronto a scatenare l’inferno nel mondo dei maghi.  Harry è disincantato dal mondo magico di Hogwarts, ma non per questo ha smesso di incantare gli spettatori. La vita di Harry si divide tra amici, lezioni (di magia) e amori: si accorge di avere una cotta per la sorella di Ron, Ginny, ma naturalmente queste cose non sono mai così semplici (lo sappiamo tutti). I primi dolori e le prime gioie d’amore s’affacciano nella sua vita e in quella di Hermione e Ron in maniera ridicola per via dei dialoghi inerenti le tematiche amorose/adolescenziali; dialoghi privi di spessore, stravaganti e parecchio imbarazzanti si susseguono, non in maniera veloce e dinamica come si potrebbe sperare, ma lenta e noiosa dove molte volte momenti di «vuoto» parlato accompagnano situazioni che dovrebbero essere esilaranti e che invece si rivelano noiose.
Se fosse questa l’unica nota dolente sarebbe stato un film gradevole, dalle tonalità molto aspre, dure e cupe; invece il problema della sceneggiatura superficiale e potenzialmente mediocre è la costante in tutto il film. Sarebbe stato un ottimo fantasy dark se non fosse stato per: la forzatura dei dialoghi seri che si alternano con i momenti ridicoli e adolescenziali;  la velocità con cui viene tratteggiata la psicologia malata e contorta di Tom Riddle aka Voldemort, che si sarebbe dovuto meritare uno spazio maggiore attraverso la geniale trovata del pensatoio e dei ricordi di Silente; l’inconcludente missione di Draco Malfoy, che ha dovuto subire lo stesso trattamento del villain d’eccezione e principale di questo capitolo di cui non svelerò l’identità. Insomma, la storia dark non riesce a imporsi come si deve e si strascica sino alla parte finale, dove la violenza e le atmosfere oscure esplodono, seppur malamente e velocemente.
La  drammaticità del sesto capitolo di Harry Potter si risolve così senza pathos; eppure dovrebbe essere il capitolo più importante di tutta la serie, poiché la vita del giovane mago ha una svolta che lo condurrà verso il suo autentico destino, ma a quanto pare la debolezza registica di David Yates è più forte della magia. Le punte tragiche finora sono state raggiunte egregiamente dal quarto capitolo, Il calice di fuoco (di Mike Newell), dove il tema della morte apre le porte alla consapevolezza che il male colpisce chiunque. Questo tema è ricorrente in tutti i film (e libri, naturalmente), e in particolare ne Il principe mezzosangue doveva avere una rilevanza particolare, poiché viene raccontato come Voldemort raggiunga l’immortalità. Il film non prende una posizione: da un lato intende narrare le vicende amorose e impacciate dei protagonisti e dall’altro raccontare la penultima straziante avventura di Harry Potter, calato in situazioni sempre più mortali. In nessuno dei due intenti il film riesce a portare avanti una linea narrativa stabile: l’errore sta proprio nell’altalenante susseguirsi di eventi e situazioni che perdono spessore e serietà e soprattutto di magia.
Una nota di merito va naturalmente alle scenografie e agli effetti speciali, che possono essere goduti solo sul grande schermo. Il castello è una meraviglia architettonica, e le varie ambientazioni (stavolta davvero poche) sono costruite con cura. Ci sono delle trovate fotografiche molto belle che mettono in risalto le ambientazioni circostanti e le figure dei personaggi. La musica affidata a Nicholas Hooper, già sentito ne L’Ordine della Fenice, e la potenza orchestrale può essere un sufficiente modo per godersi le immagini fantastiche ma non fantasiose del film sebbene i brani siano davvero pochi. Alla fine di tutto David Yates fa un lavoro mediocre, noioso, puerile e lento. Un vero peccato perché la magia di Harry Potter merita di avere un rilievo sul grande schermo, soprattutto in questi ultimi capitoli nei quali l’infanzia viene abbandonata per entrare nel mondo degli adulti e dove i toni oscuri si fanno sempre più potenti.

Giudizio: 1.5


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 2
Emanuele Rauco
: 2

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