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Niente velo per Jasira Stampa E-mail
Domenica 19 Luglio 2009 00:00
Niente velo per Jasira / LocandinaTitolo originale:      Towelhead
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2007
Genere:      Drammatico
Durata:      124'
Regia:      Alan Ball
Sceneggiatura:       Alan Ball
Cast:      Summer Bishil, Aaron Eckhart, Toni Collette, Maria Bello, Peter MacDissi, Eugene Jones, Matt Letscher, Chase Ellison, Carrie Preston
Produzione:      This Is That Productions
Distribuzione:      VIDEA CDE
Data di uscita:      17 Luglio 2009

Trama: Syracuse, stato di New York, poco prima dell'inizio della prima guerra del Golfo. La giovane tredicenne Jasira viene mandata dalla madre all'ex-marito perché il nuovo compagno incomincia ad avere troppe attenzioni verso di lei. Arrivata nella casa paterna a Houston, Jasira trova subito un clima duro e pesante perché il padre, un libanese di rigidi principi, la obbliga a frequentare chi desidera lui e le proibisce diverse cose. La ragazza, ormonalmente inquieta e con i primi appetiti sessuali che stanno per emergere, è attirata dal vicino, un riservista dell'esercito pronto a partire per l'Iraq, che non rimane insensibile nonostante lei sia minorenne. Tra uomini che la desiderano, scontri in famiglia e nuove amicizie, la giovane Jasira si trova in mezzo a una tempesta emozionale difficile da gestire.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Niente velo per JasiraAlan Ball è l'acclamato creatore e sceneggiatore di serie televisive di successo come Six Feet Under e la recentissima True Blood, e qui si cimenta (invero lo ha fatto nel 2007) con un lungometraggio ad alta gradazione ormonale che vede protagonista una ragazza tredicenne (nel film è la bravissima Summer Bishil, classe 1988 – interpretazione di gran rango, la sua) che, bella e desiderabile, deve tornare dal padre (divorziato) perché la madre (Maria Bello) ritiene che il suo attuale compagno Barry le dedica troppe attenzioni. Arrivata dal genitore (Peter MacDissi), si trova di fronte un ambiente apparentemente tranquillo e con le case americane tipiche circondate da giardini ben puliti; peccato che l'apparenza nasconda realtà ed inquietitudini particolari. Jasira conosce un vicino, Travis Vuoso (Aaron Eckhart, con la Bello nell'ottimo Thank You for Smoking) al quale fa da baby sitter al figlio. Vuoso è un riservista dell'esercito americano: siamo alla vigilia della prima guerra del Golfo e sembra sul punto di essere chiamato in missione; la ragazza se ne invaghisce, lui ricambia con forti appetiti e gesti sessuali pronunciati. Mentre Jasira è sempre più ormonalmente in sommovimento quanto insicura, i rapporti con il padre si problemizzano ulteriormente.
Recupero estivo quanto mai necessario, questo ottimo Niente velo per Jasira dimostra come un autore sensibile e capace sappia valorizzare al meglio un tema scabroso come quello dell'adolescenza inquieta, senza eccedere in situazioni gratuitamente maliziose, senza perdere di vista la possibilità di dare un deciso accenno storico a fatti e comportamenti calati nei tempi di vent'anni fa. Quanti temi mette Ball sul bancone oltre a quello della scoperta del sesso, come il fatto che anche alcuni mediorientali volessero la fine della dittatura di Saddam tanto quanto gli americani, le coccarde gialle della vittoria cucite sulle giacche di persone moralmente insoddisfatte della propria vita (come nel caso della moglie di Vuoso, l'attrice Carrie Preston), il deprecabile perbenismo di facciata (bandiere al vento e compiti patriottici) dietro a desideri e comportamenti oltre regolamento morale. Non conta che Jasira in un certo senso attiri Vuoso, lei è minorenne e lui la doveva rifiutare facendole comprendere la situazione: queste ultime sono cose che Mendes con American Beauty aveva già splendidamente sviluppato – tra l'altro vediamo come moglie e marito non trovino una vera stabilità lontani da Jasira, punto di riferimento essenziale delle loro vite.
Vedendo il film (V.M. 14 per alcuni momenti spinti) non siamo mai attirati dal voler vedere le scene per osservare della carne femminile in bella vista, ma abbiamo un senso terribile di oppressione, una cappa di disperazione completa che in ogni momento potrebbe sfociare in una azione violenta, in un troncare per sempre le emozioni ribollenti nascenti. Ball non esita anche ad inserire dei pezzi di metafora davvero validi, come quello della gattina Nuvola finita congelata, sorta di freezer delle emozioni in un mondo che non permette di poterle liberare, ma anche una sorta di traghetto/scambio verso un nuovo rapporto con gli altri, molto migliore del precedente, con la nascita finale avvenuta dopo il dono del povero animale morto al legittimo proprietario. Gli uomini non ci fanno una gran figura in questo film: chi troppo rigido e razzista dopo aver subito il razzismo, chi troppo teso a non contenere i propri impulsi di fronte all'innocenza che sboccia come un profumato fiore. Ma il merito di Ball è quello di aver fatto un film non solo per le donne ma un calderone vivido, vero e sincero, interessante in ogni punto senza nessun tipo di accondiscendenza a stili, modi e doveri del botteghino.
Ottima la prova pregnant di Tony Collette (bravissima mamma de Il sesto senso), che è Melina, donna sincera e sensibile che con il marito – il quale parla non solo con la lingua parlata ma comprende anche il senso logico degli usi e dei costumi mediorientali – forma l'unica coppia degna di vero rispetto e che non usa Jasira per qualche scopo. Un film multiforme che parla chiaro e diretto, duro e senza scampo, una pellicola che dimostra che i temi adolescenziali del corpo che si trasforma possono essere trattati con una sensibilità doverosa (purtroppo in Italia ci sono esempi del tutto beceri, come Melissa P. per esempio) descrivendo anche molto altro nel contempo, e le sue correlazioni con American Beauty non paiono copiature fastidiose e cartacarbonaie. Attori bravissimi, autori ispirati, sceneggiatura di ferro: non c'è nessun motivo per non vedere questo film, oasi di respiro delle emozioni tanto avare in questo deludente luglio cinematografico italiano.

Giudizio: 3


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 2.5
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