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Soul Men Stampa E-mail
Giovedì 23 Luglio 2009 00:00
Soul Men / LocandinaTitolo originale:      id.
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2008
Genere:      Commedia, Drammatico, Musicale
Durata:      100'
Regia:      Malcolm D. Lee
Sceneggiatura:      Robert Ramsey, Matthew Stone
Cast:      Samuel L. Jackson, Bernie Mac, Sharon Leal, Adam Herschman, Sean Hayes, Affion Crockett, Fatso-Fasano, Jackie Long, Mike Epps, John Legend, Isaac Hayes, Vanessa del Rio, P.J. Byrne, Ken Davitian, Jennifer Coolidge
Produzione:      Dimension Films, Friendly Films
Distribuzione:      01 Distribution
Data di uscita:      17 Luglio 2009

Trama: Nei gloriosi anni '60, Louis Hinds e Floyd Henderson erano i due coristi del terzetto Marcus Hooks and the Real Deal; dopo la divisione con Hooks, lanciatosi in una galattica carriera solista, i due provano per un po' a far coppia, ma irriconciliabili divergenze fanno crollare la loro carriera nella musica. Ai giorni nostri, Louis entra ed esce di galera e Floyd è un concessionario d'auto in pensione. Quando d'improvviso il loro ex-compagno divenuto ormai una celebrità planetaria muore, sono costretti a riunirsi per un concerto tributo: ma andar d'accordo non sarà affatto semplice.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Soul MenLe morti di Bernie Mac ed Isaac Hayes, avvenute nell'agosto dello scorso anno durante la postproduzione del film, portano probabilmente in risalto le caratteristiche di questa pellicola, soprattutto per il sentito tributo al comico di Chicago, noto per la sua ricercata volgarità e la sua spiccata afroamericanità ma fattosi apprezzare da un pubblico molto vasto in un lungo elenco di pellicole, le quali raramente sono state di pessima qualità. Mac aveva un cuore sotto quella scorza di marito intrattabile da sitcom: mi piace ricordarlo soprattutto nel remake di Indovina chi viene a cena, che ai più è piaciuto poco o affatto ma che io ho trovato una versione giustamente ammansita per i tempi attuali della vecchia parabola liberal diretta da Kramer.
In Soul Men, come da titolo, Mac ed il sempre sopraffino Samuel L. Jackson sono i re in pensione della musica dell'anima, e questo film è tutto loro. Ammirateli mentre rivangano vecchi rancori, mentre contrattano per l'ingaggio, mentre si tirano fuori dalle loro custodie arrugginite per tornare a splendere sui palchi dei bar da camionisti, mentre si spartiscono le conquiste delle mogli e figlie dei camionisti, mentre litigano su chi dei due sia il padre della figlia del loro comune amore dei tempi andati. Quel che più è importante, tutto ciò avviene con il modulare accompagnamento dell'appellativo mothafucka ripetuto più volte che in qualsiasi produzione che vi possa venire in mente e che teoricamente dovrebbe averne di più: per fare un esempio recente, in Notorious B.I.G. se ne contano molti di meno—e lì stiamo parlando di rapper grandi e grossi con cappellino, bastone e pistole che si ammazzano fra di loro.
Qui, invece, parliamo di old niggas della vecchia scuola, di quelli che se menzioni East e West Coast si affrettano a parlare piuttosto di Memphis e di come un tempo si suonava davvero—come ancora si dovrebbe suonare. Nello scantinato della casa di Cleo (Sharon Leal), la possibile figlia di uno dei due, il ragazzo di lei (Affion Crockett) prova con i suoi a far del rap di pessima qualità campionando con due piatti e due cuffie un riff di basso scritto negli anni d'oro da Louis Hinds (Jackson), il quale con l'odiato—ma, lo sapete, anche amato—Floyd Henderson (Mac) fa presto a reagire come di dovere, riportando lo sbruffone al proprio posto. Se c'è una cosa che i vecchi hanno il dovere morale di fare è dare una lezione alla spocchia giovanile, che in questo caso combacia con un pessimo gusto musicale per robaccia passeggera: il soul, però, è per sempre.
La sceneggiatura è di Robert Ramsey e Matthew Stone, che assieme hanno scritto Prima ti sposo, poi ti rovino dei Coen—il quale, per inciso, era un gran bel film, e se non ve ne siete accorti sarà peggio per voi. Hanno un certo gusto per gli intrecci relativamente liberi all'interno di schemi di contro prestabiliti, e amano far risaltare il carattere dei personaggi rispetto all'intreccio: Big Trouble, titolo della terzultima fatica (un po' così così, come tutte le sue ultime) di Barry Sonnenfeld da loro scritta, potrebbe essere un buon titolo per descrivere il loro modo di procedere, facendo tesoro della verità che il piacere sta nel viaggio. Oppure potete pensare allo scabbioso Texas Ranger a lezione di grazia con le signore Tommy Lee Jones nel loro precedente L'uomo di casa. Va da sé che sappiamo più o meno tutto di quanto accade, ma il bello sta nell'andatura per lo più sgangherata dei due grandi uomini in vestito blu, i quali saranno disposti—o saranno ribeccati—a far cose molto sciocche per il puro onore del palco.

Giudizio: 2
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