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Flash of Genius Stampa E-mail
Sabato 08 Agosto 2009 08:07
Flash of Genius / LocandinaTitolo originale:      id.
Nazione:  Stati Uniti, Canada
Anno:      2008
Genere:      Drammatico
Durata:      119'
Regia:      Marc Abraham
Sceneggiatura:      Philip Railsback
Cast:      Greg Kinnear, Lauren Graham, Dermot Mulroney, Aaron Abrams, Josette Halpert, Alan Alda, Mitch Pileggi, Daniel Roebuck, Chuck Shamata, Tatiana Maslany, Bill Smitrovich, Jake Abel
Produzione:      Strike Entertainment, Intermittent Productions
Distribuzione:      UIP
Data di uscita:      7 Agosto 2009

Trama: Tratto da una storia vera. Negli anni '70, Robert Kearns (1927-2005) ha un improvviso lampo di genio: basandosi come modello sul movimento delle palpebre, si chiede come mai un tergicristallo d'auto nei giorni di pioggia deve sempre funzionare e non può avere delle soste regolate e determinate, rendendo la sua funzione più logica e valida. Da questa apparentemente semplice intuizione nasce un progetto denominato «Kearns batter d'occhio» che prevede l'installazione del meccanismo su tutte le auto d'America. Purtroppo in maniera disonesta la Ford se ne appropria illegalmente, e non riconosce a Kearns nessun compenso o paternità per l'invenzione. L'uomo, sposato con sei figli, decide di cominciare una battaglia legale contro il colosso automobilistico, dove il fine ultimo non sono i soldi ma la dignità personale. Contro tutto e tutti, il coraggioso e determinato Kearns vorrà far valere a tutti i costi le sue ragioni.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Flash of GeniusAlzi la mano chi conosce Robert Kearns (1927-2005), inventore del tergicristallo ad intermittenza, presente sulle nostre auto. Ben pochi, crediamo (prima di vedere il film odierno anche chi scrive non ne sapeva nulla della sua esistenza), anche perché questo tipo di meccanismo viene ritenuto secondario nell'utilizzo normale dell'autoveicolo. Così però non lo riteneva Kearns (interpretato da un grintoso e determinato Greg Kinnear, prezzemolino assoluto in quest'estate arida di film, lo abbiamo appena visto in Ghost Town e Baby Mama) che in un giorno di pioggia dei primi anni '70, mentre era in auto con la sua numerosa famiglia (moglie, interpretata da una splendida Lauren Graham, e sei figli), pensa al fatto che il movimento del tergicristallo continuo sia uno spreco di lavoro inutile per l'ausilio e dovrebbe subire delle pause determinate di un tempo ragionato. Convinto del suo lampo di genio ne parla con l'amico Gil Privick (Dermot Mulroney, l'amico che Julia Roberts non voleva congiunto ne Il matrimonio del mio migliore amico), che lo sostiene per il brevetto e la presentazione alle case automobilistiche.
Ma la Ford, capita l'importanza dell'intuizione, si appropria illegalmente dell'idea e la installa sulle sue auto senza riconoscere né soldi né merito a Kearns. Robert, novello Davide, comincia, inviso a tutti, moglie compresa, una personale crociata contro il gigante automobilistico che gli propone una cifra, ma non il merito dell'invenzione, in cambio del suo silenzio. Mentre la vita gli si disgrega attorno e i nervi gli saltano, per nulla al mondo cederebbe nel suo proposito di riconoscimento di dignità. Un'intensa battaglia legale, dove lui difende se stesso visto che non trova avvocati che lo sostengano, parte in mezzo a mille problemi.
Deve essere stato difficile per gli sceneggiatori e il regista Marc Abraham pensare a come rendere appetibile al pubblico la storia nascosta di un'invenzione rubata, compito complicato dal fatto che la stessa invenzione non è certo determinate per la vita di ognuno, che il personaggio principale non era del tutto pubblico e che la storia è finita ormai quasi venti anni fa; ma alla fine ha prevalso la presentazione del lavoro come la classica realizzazione del «sogno americano», dove il piccolo topolino industrioso dalla grande famiglia American-style subisce un grande torto dal gattone cattivo e vuole vedere la sua dignità di individuo singolo riconosciuta, a costo di perdere tutti e tutto.
Innestando un robusto troncone legale, il biopic (sorretto da un Kinnear in stato di grazia) alla fine emozionalmente funziona, perché tocca spesso le corde del sentimento (la moglie contro – nella realtà alla fine Robert e Phyllis Kearns divorzieranno); copre tra l'altro un arco di circa 12 anni di vita, mostrando un uomo inizialmente stabile e determinato e alla fine logorato dai torti subiti e dagli sforzi apparentemente inutili. Lo spettatore si mette dalla parte di Kearns ed applaude il suo coraggio, tutti elementi furbescamente inseriti, come i figli ormai diventati più grandi lo aiutino in una battaglia legale di cui lui è avvocato di se stesso (comica la scena in cui si autointerroga).
Con il rispetto per quanto accaduto realmente, il film si modifica man mano in corso di svolgimento (anche se il ricordo a Tucker di Coppola è sempre marcato e presente), parte come una family story, poi diventa il lungo percorso solitario in un drammatico tunnel, dove l'uomo perde le percezioni del reale logico per perseguire testardamente un obiettivo giusto ma impossibile, finisce nel legal thriller passando per il concetto che c'è una piccola cosa chiamata giustizia che va oltre ai soldi proposti per il silenzio (si arrivò a 30 milioni di dollari del tempo).
Umano, lineare e calorosamente immedesimante per chi lo vede, questo lampo di genio che ci parla di come venne inventata (e rubata) una invenzione che noi usiamo molto distrattamente, alla fine non è proprio riuscitissimo perché troppo poco asettico e doveroso per essere credibile in toto: troppi sbandieramenti della grande lotta di ognuno che è un importante chicco di riso in una grande ciotola comunitaria, che a volte raggiungono il fastidioso. Ma in fondo è importante e bello per ognuno poter pensare che le nostre esistenze apparentemente semplici possano essere un corpulento fastidio anche per qualunque spocchioso gigante che non ci considera altro che zanzare. In questo inizio agosto cinematografico italiano, assolato e desertico come non mai, una piccola iniezione di placido orgoglio del singolo non è certo un danno o un delitto, tenendo conto che nei giorni di pioggia guarderete con occhio diverso quelle due piccole asticine che si muovono ritmicamente sul parabrezza.

Giudizio: 2


Recensione di AUGUSTO LEONE

Flash of GeniusL’ingegnere Kearns/Greg Kinnear nell’aula del tribunale, dove ha trascinato la Ford, rea di avergli rubato per sfruttarla commercialmente l’idea del tergicristallo ad intermittenza, legge le prime righe di un noto romanzo di Dickens, dimostrando come gli scrittori trovino le parole nei dizionari, non le scoprano loro, eppure, combinandole in frasi di senso inconsueto, trasformando quindi l’ovvio in sorprendente, inventino: il medesimo principio sta alla base di qualunque creazione che abbia il potere di rivoluzionare in meglio, ma anche in peggio, l’esistenza sulla terra.
La natura è infatti generosa con l’umanità, dotandola di risorse e di genio; sfortunatamente questa, accecata dall’avidità, difetta della virtù della riconoscenza, cosicché il vero campo di lotta per la civiltà è l’etica nei suoi fondamenti: se ciascuno ha il proprio, è giustizia; se qualcuno si appropria di ciò che non gli appartiene, è ingiustizia e di conseguenza la giungla subentra allo spirito equo delle leggi. Il rispetto di un elementare diritto però non ha mai abitato la città dell’uomo, dove i forti prevalgono e i deboli subiscono: la sfida di un docente universitario di talento, aiutato solo dai figli adolescenti, contro un colosso dell’industria statunitense raccontata da Flash of Genius muove dalla fiducia nel progresso nonostante tutto, dovuto alla capacità delle istituzioni democratiche di correggere  le proprie storture. L’antivirus in seno ai sistemi infatti è la sanità individuale, in particolar modo delle giovani generazioni.
La schematica contrapposizione ha consentito alla cinematografia statunitense classica di edificare in chiave moralistica l’epica ottimistica del sogno americano. Abraham ripropone inappuntabile, riprendendolo dalla realtà e modellando sequenze ad imitazione di pellicole di genere quali Tucker – Un uomo e il suo sogno e L’uomo della pioggia, il duello senza speranza fra l’audacia del solitario campione idealista, vittima del sopruso, e il cinismo di una società complice dei potenti iniqui per viltà od opportunismo. Il torneo oratorio, come da tradizione, si svolge nelle aule del tribunale, la giuria popolare parteggia per chi patisce il torto, ai margini dei milioni di dollari in ballo ombre invisibili: i passi della donna amata sempre più lontani e il dubbio, guardando dalla finestra la pioggia cadere, che la giustizia sia una combinazione mal riuscita.

Giudizio: 2


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 2
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