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| I Love You, Man |
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| Domenica 23 Agosto 2009 10:25 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di PIETRO SIGNORELLI La banda Apatow diventa educata, o per lo meno ha ispirato una bella commedia in perfetto asse tra il serio e il faceto, alternando con sapienza i momenti irriverenti con quelli di stasi, ragionamento e sentimento. Qual è il tema che gli autori di Molto incinta ed affini hanno aiutato a creare, distribuzione Universal Pictures con la regia e sceneggiatura di John Hamburg (diresse Jennifer Aniston in …E alla fine arriva Polly)?Il problema molto anomalo, centro e perno del film, riguarda il fatto che Peter Klaven (Paul Rudd, appena visto in Role Models) si sta per sposare ma non ha amici maschi con cui condividere segreti goliardici e momenti lontano dalla famiglia. La sua fidanzata Zooey (Rashida Jones), preoccupata che Peter una volta sposato non abbia distrazioni e in futuro sia troppo appiccicoso con lei (al contrario con un sacco di amiche), lo incita a cercare una compagnia, ma la cosa non è facile; cercando appuntamenti con persone dello stesso sesso rischi di essere preso per un intrapprendente gay alla ricerca di sesso. Dopo qualche momento imbarazzante, finalmente Peter trova l'anima amica gemella, Sidney Fife (Jason Segel, un affezionato Apatow actor, l'abbiamo visto in Non mi scaricare), peccato che lui sia totalmente incontrollabile e un cacciatore incallito di donne preferibilmente divorziate. Ma l'intesa tra Sidney e Peter diventa tanto perfetta da rischiare sonore arrabbiature da parte di Zooey, che ora si sente trascurata. Il problema si sposta: vale la pena di rischiare il matrimonio per rimanere agganciato all'amicizia di Sidney? Divertente e ben strutturata (con qualche citazione eccellente come quella di Ritorno al futuro) questa commedia ha tutte le carte in regola per poter essere un passatempo intelligente che regala agli spettatori 100 minuti circa piacevoli e simpatici. Strutturare il tutto come una pellicola brillante con la presenza non invadente (incredibile ma vero) di peti e di rutti inseriti con leggerezza e alla perfezione è stata una genialata, come del resto il tema anomalo fa pensare a come anche avere un'amicizia serena con persone dello stesso sesso (dove la ricerca della copulazione e dell'innalzamento ormonale non esiste) non è affatto una cosa semplice. Forse ben pochi si sono domandati che il fatto di richiedere vere amicizie sia tanto complicato, soprattutto in un'era come quella di Facebook dove conoscersi non è poi tanto complicato. Sidney è un esagerato guascone ma è sincero, simpatico e genuino, le persone con lui presenti si autoindagano sui propri comportamenti e sono portate a pensare a come migliorare i propri rapporti. Peter rivede se stesso, migliora il rapporto con Zooey e diventa consapevole oltre le aspettative. Bello anche il tema delle serie televisive e della TV in generale (Lost è citato direttamente con la seconda stagione in dvd e l'Hbo, famosa casa di produzione di serial come Sex and the City), vista non come nemica, dove anche quei momenti possono diventare un piacevole intermezzo di unione tra le persone, amiche o fidanzate che siano. Difficilmente un film leggero sviluppa tanti temi interessanti, soprattutto non impegnandoci particolarmente le meningi. La pellicola è splendidamente semplice tanto quanto i suoi protagonisti. Manca del tutto il nude look, altro simbolo di perfetta ricerca del serio in allegria senza scomporsi e i protagonisti e i caratteristi sono davvero bravi. Oltre a Rudd e Segel, abbiamo l'irrefrenabile Jaime Pressly (Joey di My Name is Earl), Jon Favreau (il regista di Iron man) e in una particina himself Lou Ferrigno, L'incredibile Hulk dei telefilm che accusa Peter (che di lavoro fa il piazzista di immobili) di essere incapace di vendergli la sua enorme villa. L'elemento gay (immancabile nel cinema odierno) è inserito con tranquilla leggerezza: il fratello di Peter, Robbie (Andy Samberg), è realizzato nel suo lavoro in palestra ed è accettato senza problemi dalla famiglia, anzi è ritenuto molto più in gamba di Peter dal padre (il caratterista J.K. Simmons) e dalla madre (Jane Curtin, sorta di sosia di Diane Keaton). In definitiva una piccola commedia che diverte, simpatica e irriverente il giusto, che ci sentiamo di consigliare senza nessun tipo di problema, passatempo oltremodo gradevole che non fa rimpiangere i soldi del biglietto e ci fa capire quanto siano importanti le nostre amicizie. Giudizio: ![]() Recensione di AUGUSTO LEONE La commedia di Hamburg vorrebbe sorprendere lo spettatore già con il titolo: I Love You, Man. La più semplice delle dichiarazioni d'amore, che, meritando nel lungometraggio il ruolo di parola chiave, deve necessariamente essere uno sberleffo agli orizzonti d'attesa del pubblico. Non si tratta certo di una love story gay, poiché perlomeno la gente che affolla le sale non se ne scandalizzerebbe più sicuramente: l'omosessuale non manca, però è il disinibito fratello del protagonista e non è lui a sciogliere i nodi del canovaccio.Anche la coppia d'innamorati attorno a cui ruota la vicenda, Peter/Paul Rudd e Zooey/Rashida Jones, fila alla perfezione e ha ostacoli minimi davanti a sé. Allora la trovata singolare per creare un po' di superficiale scompiglio, compatibile con il microcosmo giocoso tipico del genere, è relegare l'amore sullo sfondo e darne la funzione momentaneamente destabilizzante a un'amicizia, resa stuzzicante da escrementi di cane lasciati sul lungomare e dalla formazione adolescenziale del solito complessino rock: tanto basta ad incrinare la patina di una felicità apparente, quando il caso fa scoccare in una conoscenza occasionale la scintilla fra due personalità immancabilmente antitetiche. Operata la sostituzione, l'oliato congegno segue il percorso prevedibile: la familiarità con il maleducato Sydney/Jason Segel mette in crisi l'ingessato e privo di sodali maschi Peter e gli esiti sono immaginabili. Dunque sul filo del rasoio, in quanto oggetto del desiderio, sta non il matrimonio, bensì il testimone di nozze, l'amico del cuore. A fare da corroborante alla birichinata contro la norma è la scurrilità salottiera tipica dello stile Apatow (Strafumati). L'edificio comico ha in realtà fondamenta assai fragili: «Perché ci sposiamo?» si chiedono i futuri coniugi e la battuta è davvero spiritosa, ma nessuno ci fa caso. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: ![]()
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La banda Apatow diventa educata, o per lo meno ha ispirato una bella commedia in perfetto asse tra il serio e il faceto, alternando con sapienza i momenti irriverenti con quelli di stasi, ragionamento e sentimento. Qual è il tema che gli autori di 
La commedia di Hamburg vorrebbe sorprendere lo spettatore già con il titolo: I Love You, Man. La più semplice delle dichiarazioni d'amore, che, meritando nel lungometraggio il ruolo di parola chiave, deve necessariamente essere uno sberleffo agli orizzonti d'attesa del pubblico. Non si tratta certo di una love story gay, poiché perlomeno la gente che affolla le sale non se ne scandalizzerebbe più sicuramente: l'omosessuale non manca, però è il disinibito fratello del protagonista e non è lui a sciogliere i nodi del canovaccio.









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