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La ragazza che giocava con il fuoco Stampa E-mail
Lunedì 28 Settembre 2009 00:00
Titolo originale: Flickan som lekte med elden La ragazza che giocava con il fuoco / Locandina
Nazione: Svezia
Anno: 2009
Genere: Thriller
Durata: 129'
Regia: Daniel Alfredson
Sceneggiatura: Jonas Frykberg
Cast: Noomi Rapace, Michael Nyqvist, Per Oscarsson, Lena Endre, Annika Hallin, Peter Andersson, Georgi Staykov, Sofia Ledarp, Paolo Roberto, Yasmine Garbi, Jocob Ericksson, Johan Kylén
Produzione: Nordisk Film, Sveriges Television, Yellow Bird Films, ZDF Enterprises
Distribuzione: Bim Distribuzione
Data di uscita: 25 Settembre 2009
Trama: Lisbeth Salander, la donna che odia gli uomini che odiano le donne, è adesso davvero nei guai: è accusata di un triplice omicidio, inseguita dalla polizia, minacciata da un misterioso inarrestabile killer. L'unica persona di cui può fidarsi è la sua amica/amante Mimmi Wu, a cui cede la propria casa, dovendo fuggire per nascondersi. Mikael Blomkvist, tornato dopo l'avventura precedente in pianta stabile come direttore della rivista «Millennium», crede ciecamente nell'innocenza della ragazza, ma è anche preso dall'indagine per un traffico di prostituzione di minorenni. Mentre le vite di Lisbeth e di Mimmi sono appese a un filo, Mikael cerca di convincere la polizia ad aiutarlo, ma con scarsi risultati. I due, per cavarserla, dovranno giocare con il fuoco.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

La ragazza che giocava con il fuocoTrilogia Millennium, chapter two. Messo alla regia l'anonimo Daniel Alfredson al posto di Niels Arden Oplev, proseguono le movimentate avventure di Beth e Blomkvist, su due piani paralleli, alle prese con i segreti che si celano dietro una sordida organizzazione che gestisce un traffico clandestino di prostituzione minorile. Due redattori di «Millennium», che hanno redatto un dossier/tesi, vengono uccisi, e stessa sorte capita al bieco e sessuomane tutore di Beth, Bjurman, lo stesso che lei ha tatuato con la frase «Io sono un sadico porco, un verme e uno sfruttatore». Degli omicidi viene accusata proprio Beth, costretta a scappare e a lasciare la casa alla sua amica/amante Mimmi Wu, mentre Blomkvist crede ciecamente nell'innocenza della ragazza. Ad aumentare i problemi, una polizia che brancola nel buio e un killer che pare non sentire nessun tipo di dolore.
Quanti temi al fuoco aveva sviluppato lo sfortunato Stieg Larsson (scomparso prematuramente per un infarto prima di poter godere di un solo centesimo per il successo delle sue opere) per questo capitolo di mezzo della trilogia: l'amore lesbico, il traffico di ragazze, la disperazione di non poter agire in libertà per colpa di tutori della legge miopi, la libertà/coraggio di stampa, i fantasmi del passato (a cui si riferisce il titolo) e i retaggi che non cambiano mai («Lei è solo un investigatore dilettante», dice il capo della polizia a Blomkvist), tutte cose che, seppur con doverosi tagli e riduzioni/modifiche, sono mostrate ma non pienamente messe in scena con dovizia, come invece era accaduto con il capitolo precedente praticamente perfetto.
Con durata più lunga della media (129'), la vicenda si snoda con ritmo molto serrato, con alcune scene lesbo e qualche effetto pesante (la scure), mostrando una Noomi Rapace in stato di grazia, che gestisce alla perfezione il suo intenso personaggio anche nelle fattezze, diventando bionda e perdendo gli anelli al naso caratteristici. Beth ormai è come una sorta di tigre in gabbia: non accetta più nessuna scappatoia per chi l'aveva traumatizzata/brutalizzata (e da lesbica la cosa è ancora peggiore), ma neppure di avere dei legami con un passato che la insegue; reagisce, non aspetta le mosse di altri e si antepone con la violenza se serve, unico dialogo che capiscono certe persone. Al contrario, Blomkvist è un riflessivo (ottimo anche Michael Nyqvist), ma è anche disposto a lasciar perdere il cadreghino a cui è faticosamente rimontato in sella per aiutare una amica e per la verità, mettendo in gioco la sua vita e il suo futuro.
Due personaggi completamente diversi ma in perfetta simbiosi, icone decisamente accattivanti per una vicenda sincopata, mix di azione e indagine – formula che al cinema ha sempre avuto un congruo numero di soddisfatti spettatori, che hanno gradito il progressivo passaggio di testimone dall'uomo alla donna in qualche caso – e la violenza sempre maggiore che lo rende ancora più realistico come prodotto. Decisamente Millennium è una gran bella esperienza, ma come per tutte le cose trifacciali l'inizio è sempre lo splendore e il proseguio un progressivo spegnere la luce fino alla chiusura (ndr: il terzo capitolo, La regina dei castelli di carta, arriva nella primavera 2010) e anche la trasposizione filmica della memoria di Larsson non esula da questa regola: si esce incompleti (non solo per la vicenda, che rimane sospesa) come se mancasse un pezzo di soddisfazione.
Per chi vuole una vicenda tesa e violenta senza particolari picchi di stile (ricordiamo che doveva essere fatta solo per la tv prima del successo planetario) se ne esce soddisfatti; chi cercava quello che aveva trovato nel primo capitolo rimarrà deluso. Lisbeth, personaggio carismatico e davvero azzeccato, ha ancora qualcosa da dire: sapremo cosa tra qualche mese, per chi non ha letto il terzo romanzo. Speriamo davvero che il fatto che lo diriga ancora Alfredson non sia un sintomo di doveroso lavoro di chiusura, ma che abbia una mano maggiormente autoriale rispetto a questo episodio. Ha giocato con il fuoco, si è scottato anche: speriamo che non si tagli con la carta.

Giudizio: 2


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 1.5
Emanuele Rauco: 1.5

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