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Un amore all'improvviso Stampa E-mail
Lunedì 05 Ottobre 2009 14:35
Titolo originale: The Time Traveler's Wife
Un amore all'improvviso / Locandina
Nazione: Stati Uniti
Anno: 2009
Genere: Drammatico, Fantascienza, Romantico
Durata: 107'
Regia: Robert Schwentke
Sceneggiatura: Bruce Joel Rubin
Cast: Rachel McAdams, Eric Bana, Ron Livingston, Jane McLean, Stephen Tobolowsky, Arliss Howard, Brooklynn Proulx, Alex Ferris, Michelle Nolden, Hailey McCann, James Lafazanos
Produzione: New Line Cinema, Nick Wechsler Productions, Plan B Entertainment
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 2 Ottobre 2009
Trama: Henry DeTamble ha perso la madre in un tragico incidente d'auto ed ha un terribile problema: viene sbalzato nel tempo continuamente per colpa di una strana anomalia genetica, senza che lui possa esercitare nessun tipo di controllo sul fenomeno. I continui sbalzi temporali, divisi tra futuro e passato, lo portano a vedere la donna che ama, Clare, nelle varie fasi della vita, conquistandola definitivamente e convincendola a sposarlo anche se la vita di coppia, con un tale problema, è praticamente impossibile. Guai e difficoltà che aumenteranno quando Clare scopre di essere rimasta incinta.


Recensione di PIETRO SIGNORELLI


Un amore all'improvvisoEric Bana (famoso per esser stato interprete di Troy e dell'Hulk di Ang Lee) doveva essere davvero a corto di scritture per accettare la parte di un uomo che viene continuamente sbalzato nel tempo, storia esile e filiforme tratta dal romanzo «The Time Traveler's Wife» (che è anche il titolo originale) di Audrey Niffenegger. Bana è il povero Henry, che perde la madre in un incidente d'auto quando è piccolo e scompare per la prima volta lungo le linee temporali per colpa non di una cospirazione o di uno scenziato pazzo, ma di un gene incompleto che gli procura questa terribile cronopatologia. Henry non controlla minimamente il fenomeno: quando arriva, favorito dalla presenza dell'alcool e della televisione (due pericoli per la società diversi messi metaforicamente alla pari) non può farci nulla, scompare e basta, e si ritrova nudo (alla Terminator per intenderci) da qualche parte, più giovane o più vecchio a seconda dei casi. Poi ritorna al presente, pronto per scomparire poi di nuovo. In uno dei suoi viaggi forzati incontra Rachel (la bella Rachel McAdams) a sei anni, della quale, in età adulta ovviamente, diventerà il marito. Vivere con un uomo simile però è un vero caos, e quando Rachel rimane incinta c'è un altro problema: se anche il nascituro avesse contratto la terribile patologia?
Trama che parte da uno spunto davvero strano e inusuale, sviluppata però con una chiave rosa fastidiosissima, zeppa di miele dal primo all'ultimo fotogramma, con un ritmo molle e senza nessuna variazione rispetto all'idea originale. La storia non cambia mai: per tutto il tempo abbiamo una donna rassegnata che il marito faccia «puff!» e poi streaking senza neppure le scarpe da tennis, continua ad amarlo incondizionatamente anche se la sua occupazione principale sta nel fatto non di badare alla casa ma di lasciare in giro vestiti lungo tutta la città per far rivestire alla svelta il marito perditempo (nel senso letterale del termine). Anche gli amici e il padre sanno di questa cosa e tutti ormai lo accettano come un fatto normale; la pellicola (che non dura molto, almeno quello) verte su questo buonismo di accettazione dell'insolito perché in fondo Henry è un bravo guaglione. Questo tipo di pellicole – e crediamo (non avendolo letto non ci esponiamo più di tanto) anche il romanzo – hanno l'idea che li fa partire ma poi non sanno come svilupparla, e allora la perpetuano all'infinito con il risultato di far fare a tutti una sonora dormita. Nessuno si agita, tutto è compassato e tranquillo, in fondo quale è il problema? Mio marito scompare: andiamo a lavorare in galleria d'arte, perché prima o poi tornerà tanto quanto poi presto se ne andrà. Con queste premesse il treno della noia viene infilato come diretto e non certo come regionale a stazioni con percorso variegato: dopo poco non ne potrete più dell'inespressivo Bana e della dolce Rachel.
Forse i produttori volevano che ci fosse un pubblico di lacrima-movie che lo potesse digerire, ma anche i più dolci e teneri cuori al mondo dopo le prime lacrimucce si saranno stufati di dover piangere i soldi del biglietto e non le disavventure della strana coppia. Fondo di Ghost, ovviamente, con le sparizioni che avvengono simili al finale del film con il povero Swayze, ma anche molto di Se solo fosse vero: Henry è nella vita di Rachel come un fantasma, non è mai un dato certo. Ma la donna gli dice no alla richiesta di matrimonio, solo per dimostrare che la scelta è stata quella di poterla avere; ormai lei però non potrebbe fare a meno di lui ciononostante, e la cosa è rimarcata nel finale dove dice di non rimpiangere nulla. Quando si raggiunge l'apoteosi della banalità.
I continui viaggi avanti e indietro vi faranno venire il mal di testa: ad un certo punto chiederete un time out che non vi verrà concesso, e il leggero scambio che avviene a metà film non cambia il senso della monotona corsa del treno. Il regista è Robert Schwentke (diresse Mistero in volo con Jodie Foster), che è yes man senza nessuna autorialità e fa di ogni inquadratura un quadretto amoroso costante. In definitiva, dovete avere il cuore davvero smielato per non attendere con ansia la parola fine: il rischio noia è altissimo, non succede praticamente mai nulla di nuovo e ci permettiamo di ricordarvi che non avete (fortunatamente) la malattia/maledizione del protagonista per andare avanti nel tempo per saltarlo.

Giudizio: 1


Altri giudizi della redazione:

Emanuele Rauco: 1.5

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