:s catieria xd però rende bene, la descrizione
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| Sabato 17 Ottobre 2009 00:00 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di PIETRO SIGNORELLI Le storie a sfondo thriller/horror con l'intruso che entra in casa ben accetto (e invitato e cercato come in questo caso) sono radicate nella storia del cinema da tempo, con un film-icona di grande pregio come L'albero del male di William Friedkin del 1990. Hanno sempre funzionato perché nella mente dello spettatore paiono un pericolo vicino e possibile: la nostra stessa casa può aver bisogno di una compagnia che poi si rivela, dopo il primo impatto, purtroppo malefica o eversiva; all'inizio vediamo tutto pulito e perfetto (come in questo caso) per poi scoprire che la nostra tranquillità e ordine vanno per aria.Orphan di Jaume Collet-Serra (autore nel 2005 del poverissimo teen horror La maschera di cera) ha un progenitore ne Il giglio nero di Mervyn LeRoy del 1956, per poi virare in qualche modo nel ricordo di altri film come Prigione di vetro, per il tipo e la desolatezza della casa. Kate Coleman (Vera Farmiga, la mamma de Il bambino con il pigiama a righe) ha subito un terribile trauma: la sua terzogenita è morta ancora nel suo ventre, e d'accordo con il marito John (un evanescente Peter Sarsgaard, visto in Jarhead) decide di adottare una bambina. Recatisi all'orfanatrofio, i coniugi trovano Esther (la bravissima Isabelle Fuhrman, classe 1997, interpretazione schizoide di pregio), una ragazzina di nove anni gentile e buona, l'adottano e la portano nella loro grande casa. I due figli l'accolgono in maniera diversa: la piccola Maxine (muta e quasi del tutto sorda) l'adora, mentre il figlio Daniel non la sopporta. Non tarda molto prima che Esther riveli la sua vera natura, ma John la difende a spada tratta e tutte le colpe sono addossate a Kate, rea di avere un passato di alcool. Prodotto da Leonardo DiCaprio e con nel cast CCH Pounder che fa suor Abigail (chi ha visto la serie The Shield la conosce perfettamente), questo è il classico film che può funzionare per avere qualche brivido, ma completamente anonimo e senza nessuna voglia di creare qualche diversivo rispetto agli ispiratori del passato che sono abbondantemente girati in televisione e dei quali anche i non-cinefili conoscono a menadito la struttura e conformazione: l'intruso entra nel luogo, combina qualcosa (con tanto di sguardo stile Damien de Il presagio), vediamo come coloro che sono stati traditi nella fiducia reagiscono e poi attendiamo il colpo di scena finale con la spiegazione di segreti nascosti (scoperte favorite nel cinema moderno dalla presenza del web e dai cellulari – solitamente amamazza-film horror/thriller – dei quali bisogna sempre giustificare la mancata presenza, con i quali si svolgono indagini personali accurate). Perché Esther (sempre vestita retró come una bambolotta) non vuole togliersi i nastrini che ha al collo? Come mai è così morbosa nei riguardi di John? Lo svolgimento del compitino passa-serata a dire il vero non è svolto malaccio – la casa e il tempo sempre nevoso contibuiscono a dare buona atmosfera – ma 123 minuti per questo tipo di pellicola sono davvero troppi, ci sono diverse ripetizioni e lungaggini inutili che nulla hanno di necessario: se non ci fosse la protagonista dark tanto convincente (soprattutto nel segmento finale) la noia ci avrebbe avviluppati in parecchie sezioni, perché tutto appare troppo scontato e banale già in partenza, con giochi telefonati di colpe commesse e poi addossate ad altri, e gli scenari in cui si svolge l'azione limitati a due o tre (casa e dintorni, ospedale, brevemente orfanatrofio). In definitiva un thriller decisamente ordinario, scontato nelle modalità ma con una decente sorpresa finale e un'ottima protagonista oscura: va benissimo per un dopo-pizza con brividi di poca qualità e pretese miti, prosecutore e ripetitore innocuo di cose che hanno già detto molto meglio altri. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: ![]() Emanuele Rauco: ![]()
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Le storie a sfondo thriller/horror con l'intruso che entra in casa ben accetto (e invitato e cercato come in questo caso) sono radicate nella storia del cinema da tempo, con un film-icona di grande pregio come L'albero del male di William Friedkin del 1990. Hanno sempre funzionato perché nella mente dello spettatore paiono un pericolo vicino e possibile: la nostra stessa casa può aver bisogno di una compagnia che poi si rivela, dopo il primo impatto, purtroppo malefica o eversiva; all'inizio vediamo tutto pulito e perfetto (come in questo caso) per poi scoprire che la nostra tranquillità e ordine vanno per aria.









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