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| Michael Jackson's This Is It |
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| Martedì 03 Novembre 2009 00:00 | ||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di PIETRO SIGNORELLI Il 25 giugno 2009 Michael Jackson, il re del pop, muore, in circostanze molto strane e – come con tutti i miti morti prematuramente – avvolte da misteri; nella sua vita ha avuto anche scandali e soprattutto molti debiti. Per cercare di sanare queste pendenze monetarie, le malelingue dicono che il cantante abbia dovuto giocoforza decidere di riprendere la sua presenza sul palco eseguendo un tour, dopo un'assenza di 12 anni circa (l'ultimo è stato l'«History World Tour» datato 1997). Erano previste 50 esibizioni a Londra, si erano venduti biglietti e l'attesa per il suo ritorno in scena, dopo che le cronache ce lo avevano consegnato stanco e malato, salita alle stelle. La sua morte ha interrotto il tour e i suoi prevedibili guadagni faraonici, ma non la possibilità di far uscire nelle sale (decidendo che sia solo per due settimane: affrettatevi a vederlo se vi interessa in sala) un film documentario che in pratica non è altro che il backstage e le prove del concerto, tutto materiale che dovrebbe fare parte dei contenuti speciali di un dvd e che invece qui diventa docufilm, dal titolo, appunto, «This Is It» («Ed è questo», come sottolineano le prime parole che appaiono sullo schermo).Non è un cine-concerto tipo quello dei Rolling Stones di Scorsese: qui abbiamo solo la visione di una preparazione dell'evento e non l'evento, tutto materiale girato dall'amico regista di sempre di Michael, Kenny Ortega, e poi montato ed integrato con veloci interviste ai co-protagonisti, chitarristi, scenografi e ballerini, parole di adorazione per Jacko comunque non postume. Di fatto assistiamo a Jackson che canta e prova vecchie hit su un palco disadorno in allestimento con unico pubblico i suoi collaboratori, si vedono le prove dei macchinari (la gru che lo porta in alto) e la laboriosa preparazione di quello che doveva essere un pezzo 3-D della nuova versione dell'immortale «Thriller», videoclip girata al tempo da John Landis (al cinema lo vedrete solo in 2-D), ballerini e musicisti seguono i consigli di un preciso e pignolo autore, eseguono stupende coreografie di ballo. Molto bello il pezzo in cui MJ entra letteralmente nel film Gilda con Rita Hayworth, una clip noir che lo vede fuggire inseguito da uno sciame di proiettili, con l'insegna che viene scritta stile Chicago con i mitra. Avrete modo di sentire parecchie sue hit da vivo, non vi diciamo quali (almeno non tutte, ci siamo limitati a dirne solo qualcuna) per non togliervi la sorpresa della scaletta, mentre l'inedito, che voci dicono che fosse nel cassetto da 25 anni, si sente sui credits di coda. Quello che stupisce è che non sembra un film commemorativo: se non ci fossero alcuni piccoli dettagli di ricordo iniziali e finali proprio non lo sarebbe per nulla, in nessuna parte vediamo un momento in cui entra qualcuno nel flusso di suoni e parole e ricorda l'idolo delle folle; oltretutto MJ appare in forma, pieno di energia e con la voce ancora soave, desideroso di dare il meglio ai suoi fan mostrandosi metodico in ogni composizione per renderla al meglio. L'immagine che girò al tempo in rete di lui sulla sedia a rotelle sembra davvero non vera, il re aveva ancora voglia di dimostrare come mai si era meritato la corona. Se cercate qualche inserto biografico qui sarete delusi – c'è solo un velocissimo accenno ai Jackson Five e qualche immagine di repertorio su di loro – Ortega e la produzione Sony non erano minimamente interessati a queste cose, che potrete magari invece trovare copiose nell'edizione dvd o Bluray che uscirà sicuramente prima di Natale. Possiamo consigliare l'entrata in sala per questo documentario backstage a tutti i fan (e a loro è dedicato chiaramente da una didascalia all'inizio) che si commuoveranno a vedere le ultime apparizioni in scena del loro idolo; ma chi non ama Jacko dovrà giocoforza evitarlo, in fondo vedere la lavorazione e la preparazione di un concerto non è una brutta esperienza ma neppure essenziale, è un film troppo ristretto a presentare solo le sue canzoni. Il re è morto, viva il re: con questo documento postumo i suoi familiari avranno appianato parecchi dei suoi debiti, ma fortunatamente possiamo dire di aver trovato l'immagine da consegnare alla storia di un uomo ancora voglioso di proporre con impegno la sua arte – questo non è un particolare da poco. Giudizio: ![]()
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Il 25 giugno 2009 Michael Jackson, il re del pop, muore, in circostanze molto strane e – come con tutti i miti morti prematuramente – avvolte da misteri; nella sua vita ha avuto anche scandali e soprattutto molti debiti. Per cercare di sanare queste pendenze monetarie, le malelingue dicono che il cantante abbia dovuto giocoforza decidere di riprendere la sua presenza sul palco eseguendo un tour, dopo un'assenza di 12 anni circa (l'ultimo è stato l'«History World Tour» datato 1997). Erano previste 50 esibizioni a Londra, si erano venduti biglietti e l'attesa per il suo ritorno in scena, dopo che le cronache ce lo avevano consegnato stanco e malato, salita alle stelle. La sua morte ha interrotto il tour e i suoi prevedibili guadagni faraonici, ma non la possibilità di far uscire nelle sale (decidendo che sia solo per due settimane: affrettatevi a vederlo se vi interessa in sala) un film documentario che in pratica non è altro che il backstage e le prove del concerto, tutto materiale che dovrebbe fare parte dei contenuti speciali di un dvd e che invece qui diventa docufilm, dal titolo, appunto, «This Is It» («Ed è questo», come sottolineano le prime parole che appaiono sullo schermo).








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