2012 per me fa schifo,perché li è tutto truccato :X
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| Domenica 15 Novembre 2009 10:48 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di PIETRO SIGNORELLI Roland Emmerich ha coronato il suo desiderio: dopo averci fatto invadere da alieni bastardi che ci volevano morti con Independence Day e fatto gelare con L'alba del giorno dopo (con la fantastica scena della glaciazione combattuta e vinta da un caminetto in cui bruciano libri: il sapere vince le avversità della natura), ora finalmente può upgradare al massimo la sua voglia di distruzione di massa con il film che segna la fine di tutto, facendo avverare le funeste previsioni dei Maya che indicano il 21-12-2012 come il giorno della fine del mondo. Ben 158 minuti per presentarci la catastrofe mondiale (anche se vediamo la distruzione soprattutto americana), con al centro della vicenda la voglia di sopravvivenza della famiglia di Jackson Curtis (John Cusack), o meglio della sua ex-famiglia visto che la moglie Kate (Amanda Peet) è andata con i due figli piccoli a vivere con un chirurgo estetico (Thomas McCarthy).La vicenda comincia nel 2009, quando uno studioso indiano comunica al suo amico e collega americano (Chiwetel Ejiofor) che il Sole sta buttando sulla nostra martoriata Terra i neutrini, particelle terribili che rischiano di provocare il surriscaldamento e la spaccatura della crosta terrestre, con conseguenti terremoti e maremoti. Le previsioni si rivelano come giuste e i governi alleati del mondo decidono di costruire, in gran segreto, in Cina delle arche con cui almeno una parte della popolazione potrà sopravvivere. Ovviamente saranno i ricchi e i potenti ad essere scelti, anche con la fine del mondo imminente i soldi avranno il loro peso. Arriviamo al fatidico 2012: Jackson, che fa lo scrittore ma vive come autista, viene per un caso fortuito a sapere della cosa, e cerca disperatemente su un piccolo aereo da turismo e poi su un cargo Antonov di arrivare in Cina con la famiglia per salvarsi, imbarcandosi clandestinamente su una delle arche, in mezzo a voragini che ingoiano intere città, parchi pubblici (Yellowstone, poveri Yoghi e Bubu) che diventano vulcani giganteschi e maremoti di dimensioni colossali. Lasciate perdere Poseidon, Titanic, Terremoto, Transformers e tutti gli altri disaster movie della storia del cinema che avete in collezione: perché occupare tanto spazio quando se ne ha uno che li può raggruppare tutti? Questo è 2012, un movie che porta la catastrofe ai limiti massimi del possibile, grazie a degli effettoni colossali (cose davvero gigantesche e difficilmente già viste) che ci mostrano cosa succederebbe se un terremoto che farebbe impallidire il tanto temuto big one californiano colpisse il Vaticano e piazza San Pietro, ma anche se ingoiasse Las Vegas e provocasse il crollo a domino dei grattacieli. Non crediate che ci sia posto per la disperazione in un film di Emmerich (forse anche, nell'ottica del film luna park, giustamente): muoiono miliardi di persone ma i protagonisti della vicenda hanno modo di scherzare, di parlare del perché hanno divorziato, di un loro possibile futuro di amanti e di litigare come scolaretti per delle futilità. Oltretutto il film è intriso di banali cose patriottiche (americane) tipiche del regista (e chi dimentica quel patetico discorso di Bill Pullman alla nazione in Independence Day?) che utilizza stavolta ovviamente un presidente nero (Danny Glover) e la sua candida figlia amante della cultura (Thandie Newton), insieme allo studioso anch'egli di colore, per essere l'incarnazione dello spirito della giustizia e della parità di diritti. Ma gli stucchevoli discorsi e quadretti sono solo dei siparietti ferma-azione del tutto necessari per separare mentalmente l'altalena (la chiameremmo molto meglio giostra) di avvenimenti incalzanti: lo spettatore ha il tempo di metabolizzare il colossale avvenimento per essere pronto a digerirne un altro, visto che succedono tutte cose esagerate (anche fisicamente impossibili, ma questo è assolutamente ovvio), alla fine siamo ogni volta curiosi di vedere quella dopo che giocoforza deve sorprenderci più di quella prima. Sappiate soltanto che non vi frega nulla se sotto a Cusack cadono da un ponte in 10.000, siete tanto presi dal contorno colorato e divertente che di quei poveri umani non vi potrebbe interessare di meno: di fronte all'Air Force One che si schianta, a una Bentley sputata fuori da un aereo cargo che corre impazzita schivando Ferrari rotolanti su una impervia montagna innevata (!), cosa sono questi particolari, soprattutto se Emmerich fa dire a una vecchietta «Attenta alle uova!» mentre tutto intorno crolla? Tra le curiosità la citazione verbale della posizione di Berlusconi, premier che sceglie di non salvarsi per morire pregando con il popolo (ma quando mai: probabilmente il cavaliere di Arcore avrebbe diritto a un'arca tutta sua, collaboratori compresi), ma forse questo è dovuto a una sorta di par condicio nei doppiaggi dei vari paesi per far figurare il proprio premier come eroe tanto quanto il presidente USA. Incredibile il personaggio di Woody Harrelson, un predicatore figlio dei fiori pazzo che però prevede tutte le mosse dei potenti: l'attore si diverte come un matto a fare l'allucinato e quando profetizza nell'etere raggiunge il culmine della sua performance. Per Cusack ,quando l'hanno scelto credevo che un simile attore non muscolare non era adatto per una parte simile (pensavo ad un Willis, magari), invece per il senso con cui è impostato il film – dove tutto avviene – anche un qualunque padre di famiglia risulta accettabile. Messaggi politici (compreso quello dell'ex-nemico cinese, con presenza doverosa del Dalai Lama – com'è attento Emmerich: scelta perché produce tanto e bene con poco tempo) e naturalistici a parte – lasciamoli per favore perdere ché è tutta aria fritta – il rutilante carrozzone funziona alla perfezione, il film è una divertentissima catastrofe e distruzione di massa senza precedenti, con la gola che ingurgita bevande e pop corn che vanno giù a quintali. Applaudiamo la messe infinita di effetti esagerati, la fine del mondo by Emmerich è davvero un gran bello spettacolo visivo, soddisfacendo le necessità di un cinema blando di significati ma che ogni tanto fa bene per rilassare lo spirito e l'anima. Anche questo serve. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice:
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Roland Emmerich ha coronato il suo desiderio: dopo averci fatto invadere da alieni bastardi che ci volevano morti con Independence Day e fatto gelare con L'alba del giorno dopo (con la fantastica scena della glaciazione combattuta e vinta da un caminetto in cui bruciano libri: il sapere vince le avversità della natura), ora finalmente può upgradare al massimo la sua voglia di distruzione di massa con il film che segna la fine di tutto, facendo avverare le funeste previsioni dei Maya che indicano il 21-12-2012 come il giorno della fine del mondo. Ben 158 minuti per presentarci la catastrofe mondiale (anche se vediamo la distruzione soprattutto americana), con al centro della vicenda la voglia di sopravvivenza della famiglia di Jackson Curtis (John Cusack), o meglio della sua ex-famiglia visto che la moglie Kate (Amanda Peet) è andata con i due figli piccoli a vivere con un chirurgo estetico (Thomas McCarthy).









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