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| Lunedì 23 Novembre 2009 00:00 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di PIETRO SIGNORELLI Unite gli anni '50 di Ritorno al futuro chapter one con le apparecchiature tecnologiche avanzate dell'inizio del secondo capitolo della trilogia di Zemeckis, spargete un po' di alieni verdi sul territorio, i quali hanno stili e modi di vita identici ai nostri, dei militari ottusi e la solita base nel sottosuolo per esperimenti, ad un certo punto prendete un astronauta solitario che atterra accompagnato dal robottino di WALL·E e miscelate: ecco che avrete Planet 51, simpatico ma decisamente banale film d'animazione in CGI (questa comunque tecnicamente buona), co-produzione anglo-spagnola diretta da Jorge Blanco, Javier Abad e Marcos Martínez.Dettate le ambientazioni, ecco il sunto della trama. Il molto narcisista astronauta Chuck atterra su Planet 51, un globo con anelli simili a quelli di Saturno, che crede disabitato. Invece il pianeta è abitato eccome: sulla sua superficie vivono tranquilli e placidi degli esseri verdi con antenne, morfologicamente umani, con abitudini del tutto simili alle nostre. Sembra di essere negli anni '50 americani, con macchine a cuscinetto d'aria, dove vanno alla grande i fumetti di fantascienza (dello stesso tipo che leggeva George McFly) e i cinema che trasmettono b-movie blockbuster che narrano di invasioni aliene. Chuck è placido, amichevole e molto pieno di fascino (del quale gli alieni che non sono umani non sanno che farsene), con il quale crede di risolvere ogni problema, ma il suo arrivo crea una psicosi di massa e l'esercito gli si scatena contro, generale ottuso e professore pazzo compreso. Meno male che Lem e i suoi amici, tre ragazzi appassionati di cinema o fumetti o astrofisica, capiscono che non hanno nulla da temere e lo aiutano a cercare la sua nave spaziale. Troppe citazioni (anche se quella di Cantando sotto la pioggia è geniale) rovinano completamente questo film, già penalizzato nell'ideazione di base dato che pesca a piene mani da altro in ogni senso; anche perché se per un cinefilo può essere divertente – ma basta, ormai! – il solito giochetto di riconoscimento (Alien e Terminator tra le tante altre) molti bimbi non le colgono per nulla: loro si lasciano certo cullare dalla lineare banalità dell'accadimento, ma alla fin fine non c'è nulla di sostanzioso, e la moralina finale calza davvero stretta e pare proprio appiccicata tanto per metterla. Questo film sembra uno dei tanti videogiochi platform delle consolle dove si prendeva il personaggio e lo si doveva far correre all'impazzata per evitare il masso che gli rotolava alle spalle: nel suo seguito si fa la stessa cosa, solo che ad inseguirlo c'era magari un drago e la novità per i furbi programmatori veniva servita al giocatore. Qui si fa lo stesso: si prende il personaggio simpatico giocattolo (qualcuno ha detto Buzz Lightyear?) e lo si fa diventare uomo, si prende l'iconografia immortale di Alien e la si trasforma in cane, si piglia di peso il ragazzo progressista consapevole e maturo più dei grandi, gli si mettono delle antenne e lo si fa verde, si fa un bel frullato con le cose dette sopra e via che si proietta. Certo, queste sono cose che in un cartone di dichiarato intrattenimento possono starci, la vicenda fa sorridere e divertire, ma purtroppo di fronte ai lavori della Pixar e di altre realtà queste sono davvero gazzose. Adatto per i più piccini che perderanno come minimo trenta riferimenti per nulla nascosti all'occhio degli adulti, è un film che serve per accompagnare il tempo che dura e non per seminare anche un minimo. Luca Ward è la voce di Chuck, quelle originali sono una parata di stelle: Jessica Biel è Neera, Gary Oldman è il generale, John Cleese lo scienziato pazzo. Speriamo che la prossima produzione europea animata (che uscendo adesso si esenta dalla lotta degli incassi di Natale, decisamente a ragione visto che cosa metterà in campo la Disney il mese prossimo) sia non tanto migliore graficamente ma almeno un po' meno scontata, banale e così in carta copiativa. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Emanuele Rauco: ![]()
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