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| Martedì 24 Novembre 2009 01:00 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di PIETRO SIGNORELLI Bello, davvero bello questo film di Luciano Melchionna, che ci parla di comportamenti alienati, sfiducia verso la società. Derivato da un dramma teatrale, è la storia di Gianluca (Lorenzo Balducci, visto in Io, Don Giovanni) che per trovare pace spirituale e solitudine si arrampica su un punto del Colosseo. Ormai è uno scrittore sfiduciato e porta con sé solo una sacca piena di poesie che ha composto. Saputa la notizia, inizia il carnevale mediatico: una conduttrice tv rampante (Anna Falchi, anche co-produttrice: davvero complimenti per la scelta) vuole sfruttare al massimo la cosa, e intervista i genitori e il nonno (Arnoldo Foà) del ragazzo. Sotto il punto in cui si trova si riunisce una folla di curiosi e si costruisce un maxischermo, mentre la candida nonna (una brava, intensa, misurata Stefania Sandrelli) lo raggiunge nel punto in cui si è sistemato per convincerlo a desistere dal piano di farla finita. Gli amici vengono a saperlo, e partono da vari punti della città per arrivare al Colosseo, ma sono casinisti, impacciati e pieni di difficoltà, e ognuno prima di giungere a destinazione dovrà affrontare una quantità di problemi senza fine. Nel gruppo ci sono tra gli altri Eva, una Ambra Angiolini supersexy e superoca che fa un conturbante spogliarello senza nude look ed Isa, la Ramazzotti al contrario in una versione ultracastigata e supercomplessata. Ognuno si dimentica alla fine di Gianluca e percorre un proprio cammino fatto di problemi propri senza più preoccuparsi di lui, tanto quanto sembra fare la società, interessata al fatto che la vicenda può garantire alti ascolti e non al suo straordinario talento naturale nello scrivere toccanti poesie.Davvero un colpo di maglio questo film, uno scuotere le coscienze dal fondo con messaggi su cose comportamentali; ci chiediamo veramente quanto possiamo contare sugli altri quando siamo in difficoltà, gli amici che credevi fraterni ti abbandonano anche per dedicarsi a cose futili, coloro che ti hanno promesso serenità e aiuto fanno ben altro. Veniamo alle piccole perle: nel finale (aspettatevi qualcosa di veramente toccante e poetico) gli scritti toccanti cadono nel vuoto ma nessuno li raccoglie, tutti sono più preoccupati di come sintonizzarsi con la presentatrice (vestita da gatta) che di prendere i messaggi, il padre di Gianluca che non vuole raccontare alla tv nulla si ribella e caccia le inviate sciacallo, ma sembra quello che non viene compreso, ed è talmente esasperato da dire «Se mio figlio si butterà dimostrerà che avrà le palle!». Tante cose buone che si mischiano ad altre, come l'amica sessodipendente che sembra una Gloria Swanson fiera e trionfa di un banale lavoro teatrale: se c'è da scopare comunque tutto passa (trova pure un tale Saverio autentico storditissimo toro da monta che lei definisce il neanderthaliano), tanto quanto il personaggio della Angiolini che confonde ogni cosa che vede portandola sulla bellezza e l'intensità del sesso. È talmente rarefatto il concetto umano dei rapporti sinceri e ponderati che tutto viene lasciato all'istinto, se poi uno (come Gianluca) si mette a pensare e ragionare è finita. Senza risultare pesante, il film è avvolto da una patina di pessimismo costante, i sorrisi sono delle smorfie e tutto pare davvero dar ragione al fatto che Luca si debba estraniare fuggendo là in alto. Il senso ispiratore si trova nell'immortale capolavoro di Billy Wilder con Kirk Douglas, L'asso nella manica, film black and white del 1951 che vi consigliamo caldamente di riprendere. Il film è idealmente diviso in capitoli scanditi da una musica assordante e ritmica ben identificabile e da delle scritte sullo schermo che circoscrivono e legano l'azione. Davvero una sorpresa inaspettata visti il cast e la produzione questa pellicola italiana: una piccola parola intensa mormorata con sincera genuinità e corale impegno da parte dei protagonisti, divisi nella vita ma ancor più gravemente incapaci di unirsi nel bisogno, un volo libero verso l'ipocrisia a caduta rapida. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Emanuele Rauco: ![]()
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Bello, davvero bello questo film di Luciano Melchionna, che ci parla di comportamenti alienati, sfiducia verso la società. Derivato da un dramma teatrale, è la storia di Gianluca (Lorenzo Balducci, visto in Io, Don Giovanni) che per trovare pace spirituale e solitudine si arrampica su un punto del Colosseo. Ormai è uno scrittore sfiduciato e porta con sé solo una sacca piena di poesie che ha composto. Saputa la notizia, inizia il carnevale mediatico: una conduttrice tv rampante (Anna Falchi, anche co-produttrice: davvero complimenti per la scelta) vuole sfruttare al massimo la cosa, e intervista i genitori e il nonno (Arnoldo Foà) del ragazzo. Sotto il punto in cui si trova si riunisce una folla di curiosi e si costruisce un maxischermo, mentre la candida nonna (una brava, intensa, misurata Stefania Sandrelli) lo raggiunge nel punto in cui si è sistemato per convincerlo a desistere dal piano di farla finita. Gli amici vengono a saperlo, e partono da vari punti della città per arrivare al Colosseo, ma sono casinisti, impacciati e pieni di difficoltà, e ognuno prima di giungere a destinazione dovrà affrontare una quantità di problemi senza fine. Nel gruppo ci sono tra gli altri Eva, una Ambra Angiolini supersexy e superoca che fa un conturbante spogliarello senza nude look ed Isa, la Ramazzotti al contrario in una versione ultracastigata e supercomplessata. Ognuno si dimentica alla fine di Gianluca e percorre un proprio cammino fatto di problemi propri senza più preoccuparsi di lui, tanto quanto sembra fare la società, interessata al fatto che la vicenda può garantire alti ascolti e non al suo straordinario talento naturale nello scrivere toccanti poesie.










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