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| Meno male che ci sei |
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| Giovedì 26 Novembre 2009 00:00 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di RICCARDO RUDI Meno male che ci sei non è niente di nuovo nel cinema italiano: in qualche modo non pretende di essere innovativo ma riesce a essere interessante. Luis Prieto, reduce dall'enorme successo di Ho voglia di te, si cimenta di nuovo in un altro libro dai toni rosa e adolescenziali, quello di Maria Daniela Ranieri. La storia attraversa due generazioni di donne: Allegra (Chiara Martegiani), ragazza giovane e problematica, alle prese con le prime spine d'amore e con un terribile lutto da gestire; e Luisa (Claudia Gerini), donna che non sempre fa la cosa giusta ma che comunque mantiene una purezza e una sincerità da sognatrice. Vengono messi a confronto due tipi di femminilità, due mondi che collidono e si scontrano producendo non pochi problemi e gag di convivenza. Questo cliché dell'adulto e dell'adolescente tipico di alcune commedie poteva essere orchestrato meglio, e non sempre l'atmosfera comica che si vuole creare produce un sorriso spontaneo. É forte il senso di famiglia (non convenzionale) e della maternità. All'inizio del film Allegra si lamenta della situazione familiare, ma quando rimane orfana cerca un legame, un ricordo tangibile, e conosce colei che forse era la conseguenza o la causa dei problemi dei suoi genitori. Così fugge dai nonni (l'unica famiglia che le era rimasta) per poter stabilire un legame del tutto straordinario con Luisa, l'amante del padre. La visione positiva della donna e il suo senso latente di maternità aiutano Allegra nel suo processo di crescita. I toni morbidi del teen drama vengono appesantiti da un'atmosfera di forte tragicità: molti eventi sono scioccanti, fortemente maturi e realistici, e non privano lo spettatore di un sapore amaro; il comportamento autodistruttivo di Allegra è una scintilla che innesca molti colpi di scena. Meno male che ci sei riserva molti momenti commoventi e drammatici grazie anche a un'ottima colonna sonora (Pasquale Catalano) che sottolinea e valorizza questi momenti. Inoltre l'intimità che si vive in molte scene nella casa di Luisa determina una forte immedesimazione e senso quotidianità familiare. Eppure la forma del film non è ben delineata: sembra una commedia, poi un dramma adolescenziale e anche una storia d'amore, e infine un dramma tradizionale; inoltre, come accade di solito nelle commedie italiane e non solo, la comicità irrompe direttamente dalla televisione con la presenza di una protagonista di «Zelig». Insomma è tutto e niente. L'autrice del romanzo, e in seguito la produzione e il regista della pellicola, non hanno preteso di dare un'etichetta e un'impronta specifica alla trama; così facendo hanno voluto lavorare su un vasto pubblico, benché quello di partenza (quello del libro) sia prettamente femminile e adolescenziale. Come si è ben notato, la storia ha un punto di vista femminile, e la donna viene tratteggiata in tutti i suoi aspetti (ricalcando alcune convenzioni caratteriali piuttosto fiacche e monotone da vedere). Invece l'uomo sembra quasi farne da cornice, e non viene sempre descritto di buon occhio. L'eccezione è Gabriele (Alessandro Sperduti), ragazzo semplice e di buon cuore, primo amore di Allegra, che si contrappone a Giovanni (Guido Caprino), il nuovo compagno di Luisa, il quale ha un'indole immatura e irresponsabile, e che durante la pellicola farà scelte discutibili ed eticamente scorrette. Lungo la storia questi due personaggi compiono tragitti diversi: il primo riesce a mantenere una posizione di adulto, mentre il secondo finisce con l'essere sottoposto a una critica efferata da parte della scrittrice del romanzo e del regista. È una storia che racconta l'unione, la forza e la delicatezza di due donne che vogliono ricominciare. Si nota subito l'intenzione di trasmettere buoni sentimenti e un senso di speranza, ma purtroppo il tutto è rovinato da un contesto attoriale/interpretativo che rasenta la mediocrità in alcuni momenti, mentre in altri il ridicolo. È ancora acerba Chiara Martegiani aka Allegra, provieniente dal programma di «Amici», ma ha ottime potenzialità. La sceneggiatura annoia per i dialoghi e allo stesso tempo incuriosisce, giocando su una costante tensione drammatica che fortunatamente riserva alcuni colpi di scena. Il finale è discutibile, ma non sarebbe un film italiano se fosse il contrario. Giudizio: ![]()
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