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Dieci inverni Stampa E-mail
Domenica 13 Dicembre 2009 00:33
Titolo originale: id. Dieci inverni / Locandina
Nazione: Italia, Russia
Anno: 2009
Genere: Commedia
Durata: 99'
Regia: Valerio Mieli
Sceneggiatura: Valerio Mieli, Davide Lantieri, Isabella Aguilar
Cast: Isabella Ragonese, Michele Riondino, Liuba Zaizeva, Glen Blackall, Sergei Zhigunov, Sergei Nikonenko, Alice Torriani, Vinicio Capossela, Glen Blackhall, Sara Lazzaro, Francesco Brandi, Luca Avagliano, Francesca Cuttica, Roberto Nobile, Luis Molteni
Produzione: Centro Sperimentale di Cinematografia, Rai Cinema, United Film Company, Comune di Venezia, Regione del Veneto, La Biennale di Venezia, Comune di Roma, Venice Film Commission, City of Moscow, Consorzio per la Tutela del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene
Distribuzione: Bolero
Data di uscita: 10 Dicembre 2009
Trama: 1999–2009, dieci anni scanditi dalle vicende di Camilla e Silvestro, che si incontrano per caso su un vaporetto e tra momenti di lontananza e vicinanza scoprono di avere un legame indissolubile nonostante stiano insieme ad altri partner. Camilla va in Russia e Silvestro rimane nella casa di lei a Venezia: lei vuole sfondare nel teatro e lui si accontenta di vivacchiare tra gli amici di università. Quando Camilla racconta a tutti la sua gioia di essere incinta di un suo amico, Simone, per Silvestro arriva il terrore di perderla definitivamente. Decide allora di giocare a carte scoperte dichiarando il suo amore.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Dieci inverniIsabella Ragonese avrà una grossa difficoltà a scrollarsi di dosso l'icona della centralinista insoddisfatta del bel Tutta la vita davanti, e ci tenta ora dopo l'escursione comedy di Oggi sposi con una parte intimista, criptica e divisa idealmente in 10 quadri, freddi e gelati di sentimenti ed emozioni come indicano gli inverni del titolo. Tutto parte nel 1999, con Camilla (Ragonese) che incontra e ospita in una Venezia infreddolita Silvestro (Michele Riondino, visto ne Il passato è una terra straniera e Fortapàsc). Da lì in poi i due ragazzi, fondamentalmente diversi, iniziano un gioco di tira e molla senza mai trovare il punto di equilibrio. Ci vorranno 10 inverni per chiarire ogni posizione e dissidio.
Per Valerio Mieli un esordio impegnativo in una pellicola definita sperimentale e di interesse culturale, girata con capitali italo-russi, lenta e meccanica nello svolgersi tale e quale nella tradizione cinematografica dei tovarish venuti dal freddo. Camilla si reca a Mosca per imparare la vita di teatro, incontra Fjodor (Sergei Zhigunov), divorziato con figlia, e se ne innamora, mentre Silvestro che tiene a bada i suoi sentimenti per lei soffre a Venezia. Niente cartoline: gli scorci paesaggistici sono praticamente inesistenti e tutto sembra un dramma teatrale di interni (le citazioni ad Anton Čechov si sentono), con un movimento a dir poco minimale di ogni cosa. Ci sono lunghi ragionamenti e momenti di riflessione pesanti: i personaggi, tranne che in una veloce occasione, non perdono mai il loro self control, accettano amaramente ma passivamente le decisioni prima dell'uno e poi dell'altro senza mai esplodere, Ragonese e Riondino lasciano perdere di dover emozionare se stessi, i personaggi e il pubblico vestendo una maschera glaciale, e lo stesso Mieli pare avere una mano delicata a non intervenire mai pesantemente, lasciando al destino accettato senza inveire ogni cosa, servendosi di una fotografia dai colori smorti.
Questi sono lavori decisamente off per il grande pubblico, che lo diserterà alla grande: non c'è la minima voglia sotto l'ombra dell'arrivo dei cinepanettoni di intristirsi con una pesante vicenda di coppia così lontana ma così vicina. Ma a livello di valore intrinseco ci siamo pienamente: lo sperimentalismo di facciata annunciato nei credits iniziali viene confermato dallo svolgimento, e se si vuole impegnarsi per seguire a dovere il percorso sinuoso e tortuoso del rapporto alla fine si rimane più che soddisfatti, si riceve una pellicola che non si vede molto facilmente e ci si interroga sulla difficoltà dei rapporti tra uomini e donne, dove si cerca lontano avendo quel che serve vicino. È curioso notare che l'unica stagione che pare importante sia quella più fredda: i protagonisti non si incontrano nel film mai nei momenti caldi e colorati, le loro vicende si ingarbugliano nelle tre stagioni rimanenti che non vediamo, e tutto deflagra con neve e gelate. Le tempeste di ghiaccio peggiori, quelle dello spirito, arrivano con una cadenza impressionante, e quel vaporetto che chiude idealmente il film tanto quanto l'ha iniziato è solo il simbolo di come rimanere vicini debba essere il metodo giusto per risolvere ogni questione: ritardare e non partire è un grosso aiuto per la coppia.
La Ragonese è intensa e misurata, una bella promessa in evoluzione; Riondino è molto più in ombra, ma il film è un esempio di come il cinema italiano può uscire dagli schemi, senza ridondanze, per raccontare storie senza essere pecorecci e banali. Vi avvertiamo che non è un film facile; non per questo deve essere meno bello per forza. Per rilassarsi avrete tanto tempo nel futuro vicinissimo: cercate se possibile di premiare queste variazioni intense e profumate – senza di loro sarebbe inutile dare soldi pubblici alla ricerca sperimentale: non si parla in questo caso di donarli per curare malattie, ovviamente, ma per permettere a cineasti non allineati di esprimersi al di fuori degli schemi.

Giudizio: 2.5


Altri giudizi della redazione:

Emanuele Rauco: 2.5

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