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| Lunedì 14 Dicembre 2009 00:00 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di AUGUSTO LEONE Sul volto di Simon, ex-campione di nuoto, protagonista del film di Lioret, il rimorso ha avuto il medesimo potere erosivo dell’acqua di mare sugli scogli: la colpa di cui l’incontro in piscina con l’adolescente curdo-iracheno Bilal lo rende quasi immediatamente consapevole è un’indifferenza nei confronti delle tragedie dell’umanità, contigua all’incapacità di dare amore alla moglie, sensibile soccorritrice delle tante anime in fuga da guerre e miserie destinate a perdersi nella clandestinità. L’ellissi sul suo passato allude a un’esistenza vissuta ignorando la parte di sé più faticosa e più scomoda da disseppellire: l’imperativo morale che impone l’azione ad ogni costo in nome di un ideale.Le leggi dello Stato e le regole della comunità d’appartenenza imporrebbero allo sportsman di non ascoltare la voce interiore o per lo meno di limitarsi agli astratti principi senza mettersi in gioco: sullo stoino di un vicino di casa ostile sta scritto «Welcome», ma il lungometraggio, evitando di leggere il termine negli stilemi scontati dell’inchiesta-denuncia, circoscrive in pochi efficaci quadri la descrizione d’ambiente a Calais e tocca invece le corde ben più profonde dell’introspezione e del rapporto intimo fra individualità. A spingere il diciassettenne Bilal all’impresa disperata di attraversare la Manica a nuoto non sono infatti ragioni materiali, bensì l’amore, ed è proprio la dignità e la violenza dei sentimenti che egli insegna al suo istruttore. «Sono nata per l’amore e non per l’odio», diceva Antigone disobbedendo agli ordini del tiranno per seppellire il fratello, ovvero accogliendo gli altri si finisce con l’aprire le porte anche a se stessi, per quanto il prezzo da pagare possa essere alto in termini di rinunce: nell’intenso legame con l’allievo, Simon diventa marito e padre nel senso più pieno e soprattutto si trasforma da mister di adolescenti in piscina in campione, scoprendo l’anima nobile dello sport, la scintilla divina che consente all’uomo di innalzarsi al di sopra dei limiti di natura o delle barriere sociali. Dagli schermi televisivi un giovanissimo calciatore del Manchester gli sorride nell’onore del trionfo ed è lì che lui ritrova se stesso e il suo Bilal. Giudizio: ![]() Recensione di PIETRO SIGNORELLI Welcome è quel che si dice una sana e robusta iniezione di speranza non mielosa verso il pubblico, un messaggio di fiducia verso il prossimo da aiutare indipendentemente dalla nazionalità, dalla sua pelle o dal suo stato di essere (nel caso un clandestino a Parigi, o meglio in Francia zona Calais). I protagonisti della storia sono Simon (Vincent Lindon) e Bilal (Firat Ayverdi; visti la produzione francese e l'amore per i fumetti del regista Philippe Lioret, è possibile il suo personaggio sia un omaggio al grande cartoonist e regista Enki Bilal): il primo è un ex-campione di nuoto e fa l'istruttore mentre l'altro è un iracheno curdo scappato dal suo paese e desideroso di trovare il suo amore, Mina (Derya Ayverdi), che sta in Inghilterra ed è promessa sposa, per motivi di denaro, forzata dal padre. Bilal ha deciso: dopo aver capito di non riuscire a entrare clandestinamente tramite i traghetti in Inghilterra, vuole imparare a nuotare talmente bene da attraversare a nuoto la Manica. Una volta capite le sue intenzioni, Simon decide di aiutarlo, ma le difficoltà di far trasparire un rapporto multietnico alle autorità sono molteplici. Intanto la situazione in Inghilterra si complica.Bello, intenso e coinvolgente, questo film è il classico esempio di come con una storia non complicatissima ma umana si riesca ad essere comunicativi di un disagio interiore che ti lascia senza parole, vista tra l'altro non solo dal punto di vista del povero clandestino ma anche e soprattutto dalla parte di chi è perfettamente integrato nella società. I due hanno un destino parallelo ma che viaggia in direzione contraria: Simon sta per perdere la sua unione qui a due passi da lui, mentre Bilal è disposto a rischiare la sua vita per trovare colei che ama. Significativa anche la scena della doccia di gruppo richiesta e negata: sembra quasi che sia impossibile per i poveri potersi almeno lavare (spiritualmente e fisicamente), sapere di sapone e pulito pare quasi un tradimento verso la comunità. È difficile riuscire a capire all'inizio il comportamento di Simon, ingiustamente punito da un furto («Io vi ospito e vi sfamo e voi mi derubate!»), dato che noi probabilmente vorremmo mille garanzie (e magari non a torto) per fare misericordia tanto bella ma alquanto insicura. Philippe Lioret entra in aperta polemica con le scelte del premier Sarkozy e la sua decisione di punire i «collaborazionisti» dei clandestini: tutto questo non capire e non aiutare disumanizza noi stessi impoverendoci terribilmente. Il film esalta il singolo e non la nazione, soprattutto per il fatto che un protagonista poverissimo sogna di essere un nuovo Cristiano Ronaldo (immagine che chiude la pellicola, il gioocatore qui con la maglia del Manchester e non del Real Madrid), segno che evidentemente non esistono confini né origini che possano precludere di base nulla. Il rapporto che si crea tra Simon e Bilal sembra quello tra padre e figlio (a un certo punto la cosa viene anche accennata), dove l'elemento della vita dell'acqua li accomuna ma li può anche dividere definitivamente; invece la scoperta di un anello perduto, che senza l'incontro tra i due non sarebbe stato mai rinvenuto per lungo tempo, può essere l'alba di un nuovo giorno, un nuovo inizio a dare pace ad un uomo campione umano prima che sportivo. Immagini contornate da una fotografia plumbea, espressioni pacate che mostrano disapprovazione per quel che vedono, zerbini con scritto «Welcome» davanti a case di persone xenofobe, un finale emozionante come pochi, una trama solida ed efficace: questo film francese che parla di un sogno inglese è davvero valido e riuscito, non ci sono assolutamente motivi per perderlo. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Emanuele Rauco: ![]()
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Sul volto di Simon, ex-campione di nuoto, protagonista del film di Lioret, il rimorso ha avuto il medesimo potere erosivo dell’acqua di mare sugli scogli: la colpa di cui l’incontro in piscina con l’adolescente curdo-iracheno Bilal lo rende quasi immediatamente consapevole è un’indifferenza nei confronti delle tragedie dell’umanità, contigua all’incapacità di dare amore alla moglie, sensibile soccorritrice delle tante anime in fuga da guerre e miserie destinate a perdersi nella clandestinità. L’ellissi sul suo passato allude a un’esistenza vissuta ignorando la parte di sé più faticosa e più scomoda da disseppellire: l’imperativo morale che impone l’azione ad ogni costo in nome di un ideale.
Welcome è quel che si dice una sana e robusta iniezione di speranza non mielosa verso il pubblico, un messaggio di fiducia verso il prossimo da aiutare indipendentemente dalla nazionalità, dalla sua pelle o dal suo stato di essere (nel caso un clandestino a Parigi, o meglio in Francia zona Calais). I protagonisti della storia sono Simon (Vincent Lindon) e Bilal (Firat Ayverdi; visti la produzione francese e l'amore per i fumetti del regista Philippe Lioret, è possibile il suo personaggio sia un omaggio al grande cartoonist e regista Enki Bilal): il primo è un ex-campione di nuoto e fa l'istruttore mentre l'altro è un iracheno curdo scappato dal suo paese e desideroso di trovare il suo amore, Mina (Derya Ayverdi), che sta in Inghilterra ed è promessa sposa, per motivi di denaro, forzata dal padre. Bilal ha deciso: dopo aver capito di non riuscire a entrare clandestinamente tramite i traghetti in Inghilterra, vuole imparare a nuotare talmente bene da attraversare a nuoto la Manica. Una volta capite le sue intenzioni, Simon decide di aiutarlo, ma le difficoltà di far trasparire un rapporto multietnico alle autorità sono molteplici. Intanto la situazione in Inghilterra si complica.








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