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| L'ultima estate |
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| Martedì 15 Dicembre 2009 00:00 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di PIETRO SIGNORELLI Quando sono venuto a conoscenza del fatto che a dirigere il film che sto per recensirvi era la ex-sexy attrice Eleonora Giorgi, il primo pensiero che ho avuto è stato: «Ma allora davvero a questo mondo tutti hanno la loro occasione di stare dietro la macchina da presa!». Eppure la cosa non è una novità: infatti la Giorgi aveva diretto la Muti nel 2003 in Uomini & donne, amori & bugie. Ma se questo film era una anonima escursione in problemi di coppia e familiari, questo odierno L'ultima estate (da non confondere con il valido film di Pete Jones del 2002) è pessimo sotto ogni comparto, carente nella recitazione tanto quanto nel soggetto e nella sceneggiatura (opera della stessa regista). È una storiellina buona in maniera relativa anche per la televisione (dove doveva finire come il film precedente), che narra di come un gruppo di giovinotti simil-mocciani si agita per le strade rubando microcar; uno di essi, Paolo (Gabriele Penteriani, che sembra un piccolo Vaporidis) ha il padre in galera per colpa di una rapina finita male, con un carabiniere morto in azione. Paolo incontra la viziata Ilaria (Francesca Ferrazza), che grazie a un figlio di papà pieno di soldi si può permettere di sniffare e fare una bella vita. Ilaria lascia il facoltoso fidanzato in nome del vero amore puro e sincero, ma la madre di lei (una spenta Daniela Poggi) si oppone, e mentre i furti continuano, insieme ai sogni del gruppo di fare qualcosa di importante sbocciano amorini da ogni parte. Ma il destino crudele ha in serbo una sorpresa diabolica.Prodotto dall'ex-marito della Giorgi, Massimo Ciavarro, questo film a basso budget è il classico esempio di come qualche volta non si riesca a fermarsi di fronte al dovere di produrre pellicole inutili per riempire la programmazione sempre più vorace dei multisala che nascono come funghi. Film banali come questo sono oltretutto senza una vera identità: a questo punto – anche se è come scegliere tra il marcio e l'avariato – diamo un maggiore senso di esistenza alle orrende mocciate, di facciata identificabili in un genere, che si rivolgono a un pubblico che le mastica senza sorprese ed un altro che sa (fortunatamente) di doverle evitare a priori. La Giorgi scrive un testo di una banalità devastante: il giovane ladro gentiluomo e il suo gruppo di buoni (d'animo sensibile) aiutanti lestofanti in erba, incontra due ragazze di alta società, le libera delle pastoie familiari e dalle vuote necessità di «naso» (si intende facilmente a cosa ci si riferisce) e queste si innamorano perché capiscono grazie a loro le cose vere della vita, nella quale il denaro serve solo per costruire i propri sogni ideali. Tutto diventa rosa nella visione Giorgi: ognuno trova l'anima gemella, c'è pure una trasferta da cartolina a Lampedusa, si parla romanaccio simpatico e i personaggi sono macchiette vuote prive di ogni attrattive, anche perché al gruppetto (tra cui una ragazza che ripara motori meglio di un meccanico cinquantenne) si aggiungono un piccolo boss locale («Er campana») e il genitore nei guai (interpretato da Roberto Farnesi) è un pezzo di pane – ha rapinato il bancomat solo perché disperato – e dispensa buoni consigli al figlio. Da questo tipo di film possiamo notare come la cultura delle veline e della voglia di sfondare nello show business porti le giovinette a slinguazzare alla grande sullo schermo, senza nessuna esitazione, vestendosi il meno possibile per farsi notare curve e fianchi, curandosi ben poco di essere credibili. Siamo di fronte al solito corollario: telefonini che regnano sulla scena e determinano il decorso delle cose, mamme/vedove apprensive che sanno di tutto tranne che di vero, cose davvero poco credibili con buchi di logica impressionanti (furti svolti in maniera assurda e mancate, denunce senza senso), e non si sa perché la Giorgi mostra tutti senza casco in motorino e nessuno con allacciate le cinture di sicurezza, uno strafalcione di insegnamento davvero sconsiderato. Se aggiungete che il colpo di scena del destino è telefonato come pochi (e ricorda quello de L'ultimo ultras), i ragazzi sono antipatici e stereotipo, ladruncoli che si vuol far passare per romantici tanto «rubano ai ricchi che 'ste cose le ricomprano», ci sono in sottofondo musiche rap fastidiosissime, potete benissimo capire che il giudizio negativo è assolutamente doveroso; oltretutto per un'altra volta si dipingono i giovani in maniera banale e vuota. Noioso, inutile, privo di attrattive; si salvano solo i paesaggi collinari e delle splendide spiagge, ma questo non è un merito cinematografico bensì della natura. Giudizio: ![]()
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Quando sono venuto a conoscenza del fatto che a dirigere il film che sto per recensirvi era la ex-sexy attrice Eleonora Giorgi, il primo pensiero che ho avuto è stato: «Ma allora davvero a questo mondo tutti hanno la loro occasione di stare dietro la macchina da presa!». Eppure la cosa non è una novità: infatti la Giorgi aveva diretto la Muti nel 2003 in Uomini & donne, amori & bugie. Ma se questo film era una anonima escursione in problemi di coppia e familiari, questo odierno L'ultima estate (da non confondere con il valido film di Pete Jones del 2002) è pessimo sotto ogni comparto, carente nella recitazione tanto quanto nel soggetto e nella sceneggiatura (opera della stessa regista). È una storiellina buona in maniera relativa anche per la televisione (dove doveva finire come il film precedente), che narra di come un gruppo di giovinotti simil-mocciani si agita per le strade rubando microcar; uno di essi, Paolo (Gabriele Penteriani, che sembra un piccolo Vaporidis) ha il padre in galera per colpa di una rapina finita male, con un carabiniere morto in azione. Paolo incontra la viziata Ilaria (Francesca Ferrazza), che grazie a un figlio di papà pieno di soldi si può permettere di sniffare e fare una bella vita. Ilaria lascia il facoltoso fidanzato in nome del vero amore puro e sincero, ma la madre di lei (una spenta Daniela Poggi) si oppone, e mentre i furti continuano, insieme ai sogni del gruppo di fare qualcosa di importante sbocciano amorini da ogni parte. Ma il destino crudele ha in serbo una sorpresa diabolica.








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