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Arthur e la vendetta di Maltazard Stampa E-mail
Venerdì 01 Gennaio 2010 11:53
Titolo originale: Arthur et la vengeance de Maltazard Arthur e la vendetta di Maltazard / Locandina
Nazione: Francia
Anno: 2009
Genere: Animazione
Durata: 93'
Regia: Luc Besson
Sceneggiatura: Luc Besson, Céline Garcia
Cast e voci originali: Freddie Highmore, Mia Farrow, Jimmy Fallon, Snoop Dogg, Asa Butterfield, Robert Stanton, Logan Miller, Lou Reed, Penny Balfour, Ron Crawford, Matthew Gonder
Produzione: Europa Corp., TF1 Films Production, Apipoulaï Prod, Avalanche Productions, Canal+, Sofica Europacorp
Distribuzione: Moviemax
Data di uscita: 30 Dicembre 2009
Trama: Dopo dieci lune (che corrispondono a 10 settimane) il giovane Arthur non vede l'ora di poter tornare dalla sua amata principessa Selenia. Oltretutto, ha compiuto una fase di preparazione spirituale presso gli amici Bogo-Matassalai: ha imparato a convivere con la natura e a rispettare tutti i suoi abitanti, piccoli o grandi che siano. Il popolo dei Minimei si sta preparando al suo ritorno e organizza una grande festa; peccato che allo scadere della decima luna il padre di Arthur decide di lasciare la campagna per tornare in città. Deluso e amareggiato, il giovane decide che a tutti i costi deve rimanere, soprattutto perché arriva un inquietante messaggio con una richiesta di soccorso da parte dei suoi piccoli amici. Diviso tra dovere e preoccupazione, chiede aiuto al nonno e al suo canocchiale che crea un portale tra i due mondi.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Arthur e la vendetta di MaltazardPrima di cominciare, un doveroso avvertimento: questo film è il secondo capitolo cinematografico di una quadrilogia di libri, per cui il finale è brusco, sospeso e per conoscere come prosegue l'intera vicenda occorrerà aspettare qualche mese, quando uscirà Arthur e la guerra dei due mondi e poi successivamente gli altri capitoli. Non ha senso quindi entrare al cinema con i propri figli o piccoli accompagnatori se non si è preparati: la cosa è davvero deludente anche perché tutto il film risulta essere una lunga laboriosa preparazione agli ultimi minuti, unico vero momento in cui tutto si muove, e il «to be continued…» strania davvero. D'altronde Luc Besson (sì, proprio lui, quello di Léon e Nikita) ha chiaramente detto che era impossibile riuscire a fare un film di tre ore per darci tutta la vicenda; però effettivamente si poteva snellire molte lungaggini per avere il comparto completo.
I Minimei sono un caso molto particolare nell'ambito filmico: i libri per ragazzi (vista la gioventù scafata di oggi, meglio dire bambini) sono scritti dallo stesso Besson, che prima di allora non si era mai cimentato con i film d'animazione. Dopo l'esaltante avventura del primo capitolo, Arthur (Freddie Highmore, visto in Spiderwick – Le cronache) ha dovuto affrontare, istruito e guidato dalla tribù dei Bogo-Matassalai, un percorso spirituale che lo ha condotto a capire meglio le bellezze della natura e a rispettarla. Ora è completamente pronto a tornare dalla sua amata principessa Selenia (con le fattezze di Milla Jovovich), che lo attende fremente insieme a tutti i Minimei, impegnati ad organizzare una grande festa. Ma il padre del ragazzo (Robert Stanton), preoccupato per l'istruzione del figlio, decide di andare via dalla casa di campagna dei nonni. Quando un piccolo ragno porta un messaggio d'aiuto ad Arthur, lui decide di disobbedire e corre ad eseguire il rito di rimpicciolimento, da eseguire con il doloroso metodo delle corde e non con il più comodo cannocchiale. Come nel primo film abbiamo nel cast Mia Farrow (la nonna), Penny Balfour (la mamma) e Ron Crawford (il tenero nonno), mentre come d'abitudine bessoniana i doppiatori originali sono esponenti musicali, come Snoop Dog, Fergie e Lou Reed.
Questo secondo chapter segna l'evoluzione (come avviene per Harry Potter) del personaggio verso i primi tiepidi pruriti ormonali e una fase di maggiore maturità e coraggio, come dimostrano le prove e l'accettazione del doloroso rituale delle corde. Ma purtroppo la vicenda in se stessa, imprescindibile dall'unione con il prossimo film, risulta essere simpatica ma banale: prevale la parte non animata in cui ci sono dubbi e raffronti ma nessuna azione, mentre quando Arthur diventa minimeo non succede altro che la presentazione delle sue abilità da guidatore sopra animali alati come coccinelle e scarabei. Il mondo umano è troppo ovattato e pieno di placida bontà: d'accordo che ci si rivolge a un pubblico decisamente verde d'età, ma la formula vincente delle avventure lillipuziane del primo capitolo (ben superiore a questo bruscamente interrotto) qui è dispersa tra ammonimenti di nessun conto, rituali evanescenti, rispetto per api dispettose e qualche cosa davvero poco credibile nella logica (come la sparizione di Arthur in macchina sostituito dal cane di famiglia). L'unico miglioramento è a livello tecnico. Il gruppo grafico con l'esperienza del film precedente ha reso la CG molto più fluida e morbida: dove prima c'erano delle immagini statiche ora ci sono movimenti veloci, inquadrature che seguono con maggior efficacia il decorso delle azioni e degli inseguimenti.
Arthur e la vendetta di Maltazard (il breve momento del villain tra l'altro è l'unica cosa che risolleva leggermente il risultato) – oltre che essere una presa per i fondelli per via di quanto ampiamente detto su come non si chiude – non genera ansia o aspettativa (come successe per altri film interrotti, vedi per esempio Pirati dei Caraibi – La maledizione del forziere fantasma): fa capire come mai i libri e i film di Besson qui in Italia siano praticamente sconosciuti (mentre oltr'alpe hanno riscosso grosso successo, ma si sa che tutto ciò che nasce in Francia piace ai Francesi indipendentemente da cosa sia). Consigliamo la visione in dvd se vi piace l'argomento, quando avrete modo di avere disponibile anche la chiusura. Se siete estranei alla cosa e volete passare un po' di tempo con i vostri figli con qualcosa di rilassante (ri)vedetevi il primo capitolo o al cinema scegliete qualcosa d'altro: in questi giorni di festa scelte migliori non mancano.

Giudizio: 1.5


Recensione di RICCARDO RUDI

Arthur e la vendetta di MaltazardCon 3 milioni di libri venduti in tutto il mondo, Luc Besson è riuscito a imporsi nella letteratura per bambini con enorme destrezza e facilità grazie alle avventure di Arthur: con questa saga, composta da quattro libri, il regista de Il quinto elemento tenta di seguire le orme di saghe fantasy moderne come quella di Harry Potter, dove però la figura del maghetto viene sostituita dal bambino normale che vive mille avventure in un mondo fantastico e popolato da strani folletti alti due millimetri, custodi della natura e degli animali. La semplicità dei contenuti e dell'intreccio è saggiamente diluita con messaggi eco-ambientalisti, molto cari a Luc Besson. Accanto alla storia, il film funziona soprattutto grazie al character design: il mondo invisibile dei Minimei è stato disegnato con particolarità, caratterizzando la storia di Arthur con una grafica pulita e colorata, e con un disegno «deformer» sicuramente innovativo e adatto a un merchandising.
Nel 2006 il primo film riesce ad avere un discreto successo promettendo nuove immancabili avventure; tre anni dopo il sequel La vendetta di Maltazard sembra mantenere la parola data. Una storia avvincente e più matura, ma sempre dai forti tratti fiabeschi e infantili. Inoltre scene molto forti vengono introdotte, come il processo di rimpicciolimento del protagonista attraverso un pericoloso rituale di corde. Insomma, Luc Besson sembra voler accontentare il proprio pubblico di bambini facendo crescere Arthur insieme a loro; in realtà  i due sequel sono stati girati nello stesso periodo del primo film, proprio perché l'attore cresceva fisicamente troppo in fretta rischiando di rovinare l'andamento temporale della trama (l'intera saga si sviluppa nell'arco di una decina circa di settimane).
A differenza del primo – dove venivano introdotti i personaggi principali, il mondo dei Minimei e le tematiche quali il rispetto verso la natura – quest'episodio salta molte spiegazioni e arriva direttamente al punto, ossia l'azione pura. Il protagonista infatti vive molte avventure rocambolesche e frenetiche, realizzando il sogno che ogni ragazzino vorrebbe vivere. I ragazzi della BUF, la società francese di effetti visivi autrice di effetti speciali di numerosissimi film quali Matrix e Il cavaliere oscuro, hanno fatto un ottimo lavoro, facendo interagire il live action (scene reali) con sequenze animate.
La storia è fatta di codici morali ed etici collegati all'ambiente e alla natura; questo messaggio riesce a insegnare qualcosa con un linguaggio semplice (troppo, forse). La semplice divisione tra bene e male, tra uomo, civiltà e natura, tra adulto e bambino consente di traghettare il messaggio. La componente morale caratterizza la pellicola come una favola moderna, dove le tematiche eco-ambientaliste disegnano il messaggio principale. Come in ogni fiaba che si rispetti, il bambino detiene una forza e una saggezza che provengono direttamente dalla sua innocenza e ingenuità: Arthur ricalca perfettamente questo modello, rendendolo per molti aspetti un perfetto personaggio per portare stimoli ed idee positive. Ma proprio la leggerezza della storia non fa di Arthur un prodotto godibile da tutti, in special modo per chi ha più di 10 anni.

Giudizio: 2


Recensione di AUGUSTO LEONE

Arthur e la vendetta di MaltazardArthur e la vendetta di Maltazard è una sorta di parentesi interlocutoria fra il primo e il terzo episodio dedicato da Luc Besson all’iniziazione alla vita di un fanciullo assetato di avventure nell’universo lillipuziano nascosto nel giardino della vecchia magione del bizzarro nonno: si precisano alcuni particolari, si rimoderna la città in miniatura, ispirandosi alla fantascienza, torna il malvagio creduto sconfitto per sempre – pretesto questo del ritorno del protagonista nel regno dei Minimei.
Arthur dovrebbe essere qui arrivato al bivio pericoloso, imboccando il quale si perderà o tornerà indietro migliore. Tuttavia la sosta passa del tutto inavvertitamente: il viso dipinto segna la completata simbiosi di Arthur con la natura, il tenero eden in miniatura trasformato nella  frizzante Pigalle di Paradise Alley – vi sono reminiscenze varie, da Il quinto elemento a Guerre stellari – non sorprende e non fa paura, la  principessa glamour rapita da Maltazar torna a casa subito e quest’ultimo latra le sue minacce agli alberi e agli uccelli. Cosicché, di fronte alla scialba imitazione del colto virtuosismo del fantasy americano, torna con più forza la perfida domanda spontanea dopo la visione di Arthur e il popolo dei Minimei: se il nobile scopo era emulare l’artigianato USA, dove sarebbe l’impronta europea?

Giudizio: 1.5


Altri giudizi della redazione:

Emanuele Rauco: 1.5

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