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| Ong bak 2 – La nascita del dragone |
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| Lunedì 11 Gennaio 2010 00:00 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di PIETRO SIGNORELLI Il tuttofare di questo film, Tony Jaa, ora si mette anche in co-regia per dirigere un non-seguito, che di fatto non è neppure un vero prequel, ma solo un rimando ambientato nel passato, del buon successo del 2003 Ong bak – Nato per combattere, omaggiando ancora gli elefanti come aveva fatto in The Protector del 2005. In Italia i film di Jaa non sono stati certo distribuiti con molta importanza e sono finiti come tappabuchi estivi; ed è un vero peccato dato che, nonostante trame risicate e minimali, sono un mix perfetto di azione con coreografie strepitose. Facendosi aiutare in regia dal suo amico di sempre Panna Rittikrai (preparatore personale e produttore), il dinamico Jaa è nel film di cui stiamo parlando Tien, un giovane a cui nella Thailandia del secolo XV i rivoltosi dell'esercito che il padre stesso comandava hanno barbaramente ucciso i genitori. Scampato all'agguato, rapito da crudeli schiavisti, Tien si farà le ossa in una banda di predoni dalla stimolante spiritualità per cercare a distanza di anni la sua vendetta.Film che sicuramente piacerà a Tarantino (visto il tema vendicativo e l'ambiente in cui si svolge, non potrà essere diversamente). È davvero entusiasmante vedere come Tony Jaa mostri ogni tipo possibile di lotta esistente all'arma bianca o con mani nude; lui che è una autentica istituzione nel Muay Thai, arte thailandese che mischia danza a combattimento. Ci sono anche prima del finale dei violenti scontri con persone di ogni tipo, ma il segmento finale è a dir poco una fibrillazione continua di colpi, una frenetica girandola di corpi che sudano, combattono e cadono a terra, danze di morte in mezzo ad urla di dolore per quanto subito. Voli, spade che stridono ma anche piedi e mani che diventano magli in combattimenti multipli, dove un one-man army dimostra tutta la sua preparazione atletica e fisica. La scena migliore è sicuramente la lotta in groppa ad un elefante, ma anche quella iniziale nel fango della vasca del coccodrillo è sicuramente emozionante. Nel film appaiono poi dei nemici inconsueti per il tipo e genere tekken con combattimenti progressive, appaiono due creature che sembrano una donna vampiro e una corvo. La trama, da come si desume, è ovviamente un flebile pretesto per avviare la macchina di distruzione dei combattimenti; ma non per questo Jaa evita di inserire colorate danze rituali, teneri flashback adolescenziali, il tema dell'elefante visto come un dio protettore che non ti abbandona nel momento del bisogno; tutte cose che impreziosiscono questo film d'azione, che mostra anche il lavoro dei coreografi che con precisione geometrica collidono i movimenti di corpi. Il film può essere benissimo visto indipendentemente dall'altro, è indipendente ma anche sospeso nel finale perché è già in lavorazione il terzo chapter (che presumibilmente partirà laddove è finito questo). Sarà una autentica leccornia per gli amanti del genere, ma anche un sano e sereno divertimento per tutti gli altri: rispetto ad altri prodotti che vogliono darsi un tono altisonante, questo è onesto e genuino, scorrevole e lineare. È bello vedere un regista/attore che si impegna come un matto, anche perché fa quello in cui crede come obiettivo di vita e che lo diverte. Giudizio: ![]()
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Il tuttofare di questo film, Tony Jaa, ora si mette anche in co-regia per dirigere un non-seguito, che di fatto non è neppure un vero prequel, ma solo un rimando ambientato nel passato, del buon successo del 2003 Ong bak – Nato per combattere, omaggiando ancora gli elefanti come aveva fatto in The Protector del 2005. In Italia i film di Jaa non sono stati certo distribuiti con molta importanza e sono finiti come tappabuchi estivi; ed è un vero peccato dato che, nonostante trame risicate e minimali, sono un mix perfetto di azione con coreografie strepitose. Facendosi aiutare in regia dal suo amico di sempre Panna Rittikrai (preparatore personale e produttore), il dinamico Jaa è nel film di cui stiamo parlando Tien, un giovane a cui nella Thailandia del secolo XV i rivoltosi dell'esercito che il padre stesso comandava hanno barbaramente ucciso i genitori. Scampato all'agguato, rapito da crudeli schiavisti, Tien si farà le ossa in una banda di predoni dalla stimolante spiritualità per cercare a distanza di anni la sua vendetta.








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