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| Che fine hanno fatto i Morgan? |
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| Giovedì 18 Febbraio 2010 01:00 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di PIETRO SIGNORELLI Per chi conosce Sarah Jessica Parker al di fuori del personaggio di Carrie Bradshaw di Sex and the City (nuovo movie in arrivo a giugno) sa benissimo che gli ultimi film da lei interpretati (praticamente solo commedie di rapporto lui/lei) non sono certo dei capolavori, basati come sono su trame flebili che vivono su situazioni risicate, concentriche e vacue. Questo film (che dalla serie tv sovracitata ha preso spunto, episodio titolato «Sex and the Country») non fa eccezione: è la storia noiosa e dallo sbadiglio facile di una coppia, i Morgan del titolo, dove Paul (Grant, solite facce, solite moine) è un avvocato in crisi con Meryl (la Parker).Mentre i due, grazie ai loro segretari superefficienti, riescono a trovare il tempo per una cena chiarificatrice, un killer (Michael Kelly, dalla faccia cattiva ma non troppo, come si conviene a questa commedia con venature gialle finissime) uccide un uomo; peccato che lo faccia mentre i due sono presenti e lo vedono così come lui vede loro. Quindi, per la loro salvaguardia, i due vengono spediti nella sperduta cittadina di Ray, dove invece dei cellulari e del lavoro affannato vige la musica country (Footloose ritorna alla grande nella mente), il bingo e la natura selvaggia (orsi presenti). Qui, con un po' di tempo per sé, incominciano a rivalutare il loro rapporto. Film come si vede incanalato nel banale più totale, vive i suoi momenti migliori per la presenza di una coppia doc, perfetti old cowboy and girl, come Sam Elliott e la sempre affascinante nonostante l'età Mary Steenburgen (che per tutti rimarrà la maestrina di cui si innamora Doc Brown in Ritorno al futuro III), che sanno dare un'impronta personale di simpatia. Per il resto assistiamo ai soliti approcci città/campagna, con la Parker che si lamenta della mancanza dei negozi e del poco bagaglio (poi sappiamo benissimo che queste cose di fronte alla natura spariranno) e Grant che si autoflagella per farsi perdonare il tradimento galeotto compiuto tempo prima e causa della crisi, con un surreale incontro con un orso, salvandosi solo leggendo un volantino manuale di salvezza. Il regista Marc Lawrence (che ha già lavorato con Hugh Grant in Due settimane per innamorarsi e in Scrivimi una canzone) non fa nulla per allontanare la coppia dalla strada sicura e semplice di battute e risposte garbate, flebili litigate di poco sapore, nessun nude look (neppur minimo, zero assoluto) e tanta esaltazione della provincia americana, sana, robusta e assolutamente genuina. Il tutto per accontentare un pubblico dal cuore tenero che vuole solo vedere come arriva l'happy end totale – guai a non farlo. Esiste a dire il vero un momento (nel ristorante abitato da uomini e donne con cappello, dove a un certo punto pare poter entrare Tex Willer e i suoi pards dicendo «Una bistecca con una montagna di patatine!») in cui c'è una velata polemica sul fumo, sui partiti, democratico e repubblicano; ma è una cosa assolutamente minima e serve solo per introdurre il personaggio di Lucy, interpretato dalla dodicenne figlia del regista (che aspira a diventare una cantante). Se Carrie/SJP si lamentava che non la lasciavano fumare neppure a cielo aperto a Los Angeles, il buonismo esasperato dei personaggi filmici dell'attrice è allineato al purismo totale: non c'è la minima sbavatura di comportamento, spudoratezza e indecenza. Le citazioni di Eastwood e Ford mentre si guardano i dvd per calare ancora di più l'ambiente paiono una patetica frangia di un superfluo compitino. Chi adora queste commedie senza veri cattivi a tutto tondo, senza battute intelligenti ma solo carine e dolci, senza sfuriate violente, senza sesso e senza sorprese dall'inizio alla fine, si tuffi senza problemi; per noi altri questi «senza» sono un sintomo di troppa superficialità, poche idee per cui la correttezza di fondo diventa fastidiosa. Si salva lo splendido ambiente rurale, ma quello non è un merito cinematografico, bensì di madre natura. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: ![]()
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