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| Appuntamento con l'amore |
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| Domenica 14 Marzo 2010 11:20 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di PIETRO SIGNORELLI Venti anni fa per Garry Marshall era il tempo della grande commedia-solco Pretty Woman (campione di incassi); ora per lui si è arrivati alla burletta scialba e priva di tutto di un film corale come questo Valentine's Day (uscito un mese fa negli States, come era logico, e che nel bel paese giunge solo ora), parata di star degna del miglior red carpet ma alla fine dei conti tanto fumo e poco arrosto. Chi scrive è sempre stato contrario ai film con tante guest come questo: alla fine troppi attori si calpestano i piedi l'uno con l'altro, le metrature dedicate a ognuno di loro sono minime e le vicende intersecate tra loro devono concludersi in fretta senza avere il tempo di raccontarsi.Rispetto al ben più valido Love Actually – L'amore davvero del 2003, questo poi presenta un personaggio centrale (il fioraio Ashton Kutcher, più famoso per essere il baby-compagno di Demi Moore che per le sue doti d'attore) che non sa reggere minimamente la scena (ricordate l'esempio ben più pregnante di Tim Roth in Four Rooms?) per cui, se colui che deve fare da raccordo tra tutti è l'elemento debole, il fallimento è assicurato. Recensire la trama facendo i nomi dei collegamenti a cose passate qui è davvero lungo e complicato: tralascio per non arrivare a 100 cartelle di scritto. Sappiate che la Garner è innamorata di Dempsey che ha un segreto, la Biel odia San Valentino, Foxx è un cronista sportivo che suo malgrado deve fare cronache rosa, la Roberts (non in formissima) è un marine che torna a casa, la Alba riceve l'anello da Kutcher, Anne Hathaway (doppiata orrendamente) lavora in ufficio e come secondo impiego (per pagare le bollette) per un telefono erotico, Queen Latifah è il suo capo e Kathy Bates non si sa perché sia presente dato che appare trenta secondi. Tutte queste persone, che fondamentalemnte non si conoscono, avranno alla fine qualcosa in comune; tra rose e delusioni si tireranno le somme. Modesto, monotono, superficiale: non sappiamo come definire questo film per farvi capire quanto sia noioso. Isuoi 125 minuti pesano come macigni passando da una vicenda all'altra. Paradossalmente il film ci dice che l'amore vero non è quello tra amanti ma tra genitori/figli e tra coniugi anziani, oppure tra mezzi dementi che non essendo consapevoli e non sapendo responsabilizzarsi vivono serenamente il rapporto (la vicenda è quella del licantropo della Twilight Saga, Taylor Lautner) così come è e come viene, portando in giro un orso gigante o mettendo una maglietta portafortuna. Non bastano i vestiti fashion e le curve mozzafiato (della Biel soprattutto) per rendere oro quello che luccica: privo di una trama che valorizzi l'amore e non la festa (come avviene), alla fine quel che rimane sono solo i luoghi che fecero la fortuna di Pretty Woman (panchine e negozi, strade e panorami) e la presenza di un attore sull'altro che crea un groviglio informe e un'ammucchiata come quella dei fiori caduti dal furgone con lo sportello rotto. Lasciate stare questa (in Italia) tardiva celebrazione: rivedere i vostri big e beniamini/e in questo film non ha nessun profumo, nessun valore. Se l'amore è davvero così vuoto come lo presenta questo film, vien voglia di stare lontani dall'argomento, anziché abbracciare commossi e felici in sala la/il propria/o compagna/o che vi sta accanto. Quasi quasi sono meglio quelli di sangue di San Valentino: per brutti che siano, almeno non ci ingannano e sono più onesti nella loro mediocrità. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: Emanuele Rauco:
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Venti anni fa per Garry Marshall era il tempo della grande commedia-solco Pretty Woman (campione di incassi); ora per lui si è arrivati alla burletta scialba e priva di tutto di un film corale come questo Valentine's Day (uscito un mese fa negli States, come era logico, e che nel bel paese giunge solo ora), parata di star degna del miglior red carpet ma alla fine dei conti tanto fumo e poco arrosto. Chi scrive è sempre stato contrario ai film con tante guest come questo: alla fine troppi attori si calpestano i piedi l'uno con l'altro, le metrature dedicate a ognuno di loro sono minime e le vicende intersecate tra loro devono concludersi in fretta senza avere il tempo di raccontarsi.









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