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L'allenatore nel pallone 2
Lunedì 14 Gennaio 2008 01:55
L'allenatore nel pallone 2 - Locandina

Titolo originale:      L'allenatore nel pallone 2
Nazione:      Italia
Anno:      2008
Genere:      Commedia
Durata:       112'
Regia:      Sergio Martino
Sito ufficiale:      
Cast:      Lino Banfi, Anna Falchi, Urs Althaus, Joanna Moskwa, Giuliana Calandra, Biagio Izzo, Max Parodi, Andrea Roncato, Little Tony, Francesco Totti, Luca Toni, Marco Materazzi, Gennaro Gattuso, Alessandro Del Piero, Andrea Lotito, Carlo Ancelotti, Francesco Graziani, Roberto Pruzzo, Ilaria D'Amico, Sandro Picinini, Giampiero Mughini, Fulvio Collovati, Milo Coretti
Produzione:      Dania Film, Rodeo Drive, VIP Media
Distribuzione:      Medusa

Trama: Oronzo Canà è un ex allenatore di calcio ritiratosi a coltivare i suoi uliveti e a trascorrere le giornate in nostalgia dei tempi che furono sui campi della serie A, dove allenava la Longobarda. Con un genero fedifrago, una figlia imbruttita dal tempo e una moglie che lo osteggia dal tornare a parlare di pallone a qualsiasi livello, l’unica sua serena compagnia è l’adorato nipotino Ronzino, che non smette mai di ricordargli quanto era stato bravo a salvare vent‘anni prima la squadra dalla retrocessione in serie B. Un giorno la Longobarda viene comprata da un ricco magnate russo che vuole a tutti costi che sia Canà ad allenarla ancora. Entusiasta e felice Oronzo accetta, elabora un rivoluzionario modulo di gioco che dà i suoi frutti, ma purtroppo gente di pochi scrupoli sta tramando perché la squadra e il suo allenatore non abbiano successo nell’impresa di salvarsi in campionato.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

L'allenatore nel pallone 2Oronzo Canà torna sui campi da gioco dopo 24 anni dal debutto datato 1984, con il seguito delle sue avventure prive però del rivoluzionario modulo bizona 5-5-5 (cinque tutti avanti e cinque tutti indietro) che gli aveva dato tanta notorietà. Ad interpretarlo ovviamente ancora Lino Banfi, circondato da un nugolo quanto mai nutrito di caratteristi della tv sportiva (come Ilaria D’amico, Giampiero Mughini e tanti tanti altri), e una serie di calciatori in parti cammeo, presenti soprattutto nei sogni del tormentato Canà, come Buffon, Totti, Del Piero e Luca Toni, e curiosamente gli ex calciatori Ciccio Graziani e Roberto Pruzzo presenti anche nel primo film (dove si anticipò tra l‘altro la futura calvizie dell’allenatore protagonista del reality televisivo di italia1 su una squadra di calcio).
A dirigere il secondo capitolo delle avventure tragicomiche di questo povero allenatore nel pallone più che mai, è ancora Sergio Martino, regista pure del primo capitolo. La trama consiste nella voglia terribile che Oronzo ha di tornare sui campi di calcio ad allenare la sua amata Longobarda, peccato che quando gli si para davanti la possibilità di farlo ci sono molteplici difficoltà e oscure trame che non vogliono lasciargli tregua. Tra una trappola e l’altra, truffe e raggiri, il campionato di Seria A prosegue spietato apparentemente senza possibilità di salvezza.
La sceneggiatura (che vive anche dei tanti riferimenti alla calciopoli appena trascorsa, presente anche riferimento a Moggi in un capostazione che controlla il traffico del treno) viene costruita non tanto per dipanarsi in maniera organica, ma per poter inserire in maniera più o meno strampalata i camei dei giocatori, dove Totti, Del Piero e Buffon (abituati alla recitazione, sopratutto Del Piero, per via dei numerosi spot pubblicitari che hanno fatto) sono degli avvocati nei sogni di Canà, mentre vecchie glorie come Pruzzo, Antognoni e Graziani arrivano ad un funerale di un vecchio amico (ma ce ne sono molti altri che vi lasciamo il piacere di scoprire).
Stessa sorte d'inserimento è riservata ai numerosi commentatori tv che intervengono a dare una sorta di tono da Controcampo (trasmissione ampiamente citata) alla pellicola, dove di fatto tutto prosegue a siparietti sconnessi dal collegamento davvero lieve. L’inesistente trama coinvolge pure vecchie mummie come Little Tony e Andrea Roncato, mentre ancora una volta notiamo come a Banfi (ambasciatore dell’Unicef e autore di canzoni per lo Zecchino d‘Oro) i bambini paiano una sorta di dono del cielo dato il grande affiatamento morale con il nipotino Ronzino.
Nel settore attori, quelli che lo fanno di professione insomma, con che risultati lasciamo perdere, abbiamo Anna Falchi che fa la giornalista occhialuta e approfittatrice, mentre Biagio Izzo fa il genero perennemente a caccia di donne.
Rispetto al primo capitolo (ampiamente ricordato con dei filmati televisivi o delle frasi che lo riportano a galla e con il ritorno del calciatore eroe, sottotrama ripetuta in questo da un altro punto di vista) il passo indietro è decisamente brusco. Il troppo elevato coinvolgimento dei personaggi televisivi in cammei più o meno lunghi (nel 1984 avevamo Biscardi) dopo un po’ incomincia a dare sui nervi, il giochetto del coinvolgimento del pubblico a riconoscere cose che conosce nella quotidianità ed è avvezzo troppo tirato, tanto quanto quello dei giocatori che a furia di fare cammei ci fanno dimenticare che in fondo stiamo assistendo ad un film e non a interviste post partita serale o pomeridiana. Certo non dobbiamo bacchettare troppo sullo scontato film come questo che ha la stessa filologia dei cine panettoni, divertire senza minimamente impegnare, mostrare senza curarsi delle dovizie tecnico/mentali. ma davvero questo ripescaggio fuori tempo massimo non ha nessun numero per rendersi simpatico tanto quanto il suo predecessore, che viveva di una fresca goliardia simpatica e guascona, mentre qua nella fase della maturità si riduce a collezionare doppi sensi, battute squallide e noia intrinseca ripetendosi in continuazione.
Non c’è nessun tempo comico valido, non ci sono grandi partite allestite per seguirne il risultato con ansia, Banfi regge come può il tutto, ma alla fine ci si ritrova più soddisfatti dei cartelloni fittizi del film con bella ragazza a scandire un ideale primo e secondo tempo (come se assistessimo a una partita vera) che di quanto altro si è visto.
In definitiva un film barzelletta, che può piacere a chi cerca il “Who is?” oppure una sorta di vademecum di conduttori di trasmissioni televisive, ma anche persone tifose di calcio che, per ammirare i loro beniamini in qualsiasi guisa si presentino, li seguono anche quando perdono la partita. Peccato che qui a perdere non è stato il calcio ma il cinema che ha visto un ennesimo recupero inutile e senza idee per sopperire alla fame dei multiplex, con una simpatica macchietta pallonara che doveva rimanere dov'era 24 anni fa.
È appena passato Dicembre e abbiamo visto anche di peggio, lasciamo Canà al simpatico ricordo che fu senza problemi e per favore ridategli il 5-5-5!

Giudizio:


Recensione di EMANUELE RAUCO

L'allenatore nel pallone 2Nel confuso mare agitato del cinema nostrano, l’unica certezza in termini di incassi economici è quella del revival, la riscoperta di pellicole di 20-30 anni fa che, col tempo e la rivalutazione critica, sono approdate – spesso immeritatamente - nel novero dei cult movies; come il film di Sergio Martino con Lino Banfi che, nell’84, raccontava le celebri gesta dell’allenatore della Longobarda, Oronzo Canà. A 23 anni di distanza, e forti di una vendita in dvd clamorosa, stesso team di regista, produttori e interpreti principali non si fanno fuggire l’occasione di un successo annunciato e sfornano il seguito di quel film; con il risultato – ampiamente previsto – di non riuscire del tutto nel bissarne la riuscita.
La Longobarda, dopo due decenni, è tornata in serie A, e c’è solo una persone che può condurla: Oronzo Canà, ormai pacifico coltivatore d’olio. Che però si troverà di fronte il pericoloso mondo del calcio odierno. Scritta dal regista con Lino Banfi, Luca Biglione, Riccardo Cassini, Romolo Guerrieri e Franco Verucci, una commedia “ruspante” (come da definizioni degli autori) e farsesca, sicura e consapevole di essere di serie B, dove alle carenze tecniche, strutturali e cinematografiche si contrappone la sincera vena comica di Banfi e l’ingenua onestà di fondo nel trattare certi argomenti.
Ambientato lungo l’arco di un campionato, esattamente come il primo, il film è innanzitutto il tentativo ridanciano e un po’ greve di prendere in giro la deriva che il calcio sta subendo negli ultimi tempi, costellando la trama (o meglio la raccolta di sketch) di richiami al divismo dei calciatori, al soprannumero di stranieri, alla magagne amministrative, ai fondi dubbi arrivati dall’estero, all’irruzione della magistratura nei conti societari; ma soprattutto è in buona parte una celebrazione (persino troppo compiaciuta) del mito del primo film (uno dei giocatori della squadra imita Banfi a ogni occasione), tanto continui sono i rimandi a quel film e tanto di riporto è la statura di questo.
Martino non s’impegna troppo, anzi, cerca in scioltezza di replicare situazioni e atmosfere del precedente e in parte ci riesce pure; ma se non stupisce la superficialità con cui il film e i discorsi sono costruiti – tutti proiettati verso la verve di Banfi, sorprende la sciattezza e l’imperizia anche tecnica con cui la pellicola è realizzata, che cerca un ostinato perdono con la simpatia trascinante del protagonista che, specie verso il finale, riesce quasi a coinvolgere. Regia povera e tecnicamente poco curata (orrendi i trasparenti digitali, o le scenografie dello stadio), senza ritmo, con un montaggio quasi più spartano del primo e un’idea del decoupage quasi dilettantesca; dall’altro lato troviamo idee comiche di basso profilo (a parte il duetto con Lotito, presidente della Lazio), sequenze che non vanno da nessuna parte e personaggi con pochi motivi d’esistere (vedasi Caninho, presunto figlio del Mister), oltre a uno sfilacciamento narrativo senza precedenti.
Ciò che però porta a rimandare il film, senza bocciarlo, è la paradossale capacità di raccontare – proprio con la sua miseria realizzativi e la sua mediocrità cosciente – lo squallore di un mondo cialtrone, a cui Martino concede a fatica il sorriso assolutorio, se non per motivi promozionali (come nelle infinite partecipazioni illustri di calciatori); oltre ad un team d’interpreti piuttosto affiatato, che vede aggiungersi – oltre agli attori della vecchia guardia (Calandra, Roncato, Spugnino) – un nuovo Biagio Izzo, meno antipatico del solito, forse perché vederlo costantemente picchiato ci instilla un filo di pietà. E poi c’è Banfi, ormai un deus ex machina, che porta persino a dimenticare la bruttezza raffazzonata della colonna sonora di Amedeo Minghi, o i grotteschi titoli di testa (con tanto di Marcia di Oronzo).

Giudizio:  1.5
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