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| L'incubo di Joanna Mills - The Return |
| Domenica 20 Gennaio 2008 10:03 | |||
Nazione: U.S.A. Anno: 2006 Genere: Drammatico, Thriller Durata: 85' Regia: Asif Kapadia Cast: Sarah Michelle Gellar, Brad Leland, J.c. Mackenzie, Angela Rawna, Adam Scott, Brent Smiga, Katherine Willis, Robert Wilson, Peter O'brien, Sam Shepard Produzione: Rosey Film Productions LLC, Biscayne Pictures, Intrepid Pictures, Raygun Productions, Rogue Pictures Distribuzione: Eagle Pictures Data di uscita: 18 Gennaio 2008 Trama: Joanna Mills è una affermata professionista addetta alle vendite per conto di una ditta di autotrasporti, che viene perseguitata da un incubo ricorrente in cui vede premonizioni di un omicidio che riguardano un altra donna. Colta da un senso di angoscia terribile e con la convinzione che la vittima designata successiva potrebbe essere lei, si reca nel paesino in cui ha vissuto da bimba per scoprire le origini dle mistero e liberarsi dagli incubi una volta per tutte. Ma la spirale di paura è ben lontana dall'aver toccato l'apice in questo momento. Recensione di PIETRO SIGNORELLI Sarah Michelle Gellar (qui in versione mora) dopo aver interpretato le
due trasposizioni americane di The Grudge, (ma famosa per il serial
televisivo Buffy e aver preso parte ai due Scooby Doo)
sembra non voler tralasciare il filone dell'horror/thriller e si
cimenta in questa proposizione di un incubo ricorrente a forti tinte
diretta dallo sconosciuto ai più Asif Kapadia. Il film di base è un
thriller psicologico, dove una ragazza con incubi terribili ricorrenti
non riesce a trovare la risposta alle sue paure e allora si reca nel
suo paesino natale (La Salle) per cercare di uscire dalla spirale del
terrore. Un film che quindi poteva promettere delle emozioni diverse da
quelle di una sequela di bodycount insipido oppure di schizzi di sangue
continuati, uscendo dalle solite linee di intrattenimento con rosso
acceso a fiotti per dare brividi psicologici più validi autorialmente
(politica filmica promulgata con i suoi capolavori da Sir Hitchcock).
Purtroppo la vicenda ha un lato tecnico del tutto trascurabile, le
inquadrature (di cui molte del tutto inutili e solo per allungare un
brodo comunque corto) sono banalissime ed elementari, la fotografia
spesso decolora senza senso volendosi dare chissà che autorialità, e la
Gellar non brilla certo per interpretazione, glacialmente ancorata a
delle facce stupite tutto uguali e inespressive.La scelta di evitare qualunque effettistica sanguinolenta (anche per motivi di budget qui ci sono solo piccole ferite con il coltello) avrebbe dovuto far aumentare nell'impegno produttivo le correlazioni di fondo ambientali/interpretative per dare maggiore spessore, invece tutto si ancora solo al "perché succede" (e alla fine la spiegazione non è geniale ma neppure banalissima), motivo unico del fatto di non abbandonare la sala prima del tempo. Monotonia, bar deserti vecchi e consunti con gestori lugubri e dall'aria "So tutto ma non te lo dico perchè sei la vittima designata e se scappi il film non prosegue", strade solitarie affascinanti mal usate, sono il fondale paesaggistico di questa vicenda psicologico thriller vacua e senza spessore. Ci sono dei momenti in cui la musica si alza e ci coglie di sorpresa svegliandoci dal torpore nel quale stiamo cadendo, ma il fatto di una totale caratterizzazione dei personaggi priva di spessore rende anche i comprimari delle macchiette, come Brad Leland che fa Mr. Marlin, oppure il paladino difensore Terry interpretato da Peter O'Brien per trascinare nel gorgo anche Sam Shepard che è alimentariamente presente a fare il padre di Joanna. Banalità mal filmate su banalità, spaventi innocui e devastanti riprese da asilo del cinema (anche quelle fisse sono disarmanti tanto fatte male nel mettere in posa gli attori sulla scena) arriviamo finalmente alla fine con la consolazione, come detto, che almeno la spiegazione del mistero non è totalmente oscena, ma in fondo un pallido placebo di 90 minuti del tutto privi di interesse. Non si possono fare film in questa maniera, con una attrice che si incaponisce in parti non sue per fare da specchietto per le allodole e un buon trailer che ti inganna, sono buoni soltanto per il solito tappabuchi di programmazione dei cineplex, confidando nel pubblico buonista che cerca l'horrorino/thriller settimanale tanto quanto l'abbonamento del tram. In definitiva mancando i presupposti tecnici per un buon lavoro, ci ritroviamo davanti agli occhi un film monotono che scorre male e senza veri sussulti, che consigliamo di evitare perchè meglio a questo punto cambiare genere che vedere un film che promette delle cose (introspezione psicologica a seguito di trauma e dover sfuggire a un assassino) e poi le mette in scena senza la minima qualità.
Giudizio:
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Sarah Michelle Gellar (qui in versione mora) dopo aver interpretato le
due trasposizioni americane di The Grudge, (ma famosa per il serial
televisivo Buffy e aver preso parte ai due Scooby Doo)
sembra non voler tralasciare il filone dell'horror/thriller e si
cimenta in questa proposizione di un incubo ricorrente a forti tinte
diretta dallo sconosciuto ai più Asif Kapadia. Il film di base è un
thriller psicologico, dove una ragazza con incubi terribili ricorrenti
non riesce a trovare la risposta alle sue paure e allora si reca nel
suo paesino natale (La Salle) per cercare di uscire dalla spirale del
terrore. Un film che quindi poteva promettere delle emozioni diverse da
quelle di una sequela di bodycount insipido oppure di schizzi di sangue
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