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Parlami d'amore
Domenica 17 Febbraio 2008 01:58
Parlami d'amore / LocandinaTitolo originale:      Parlami d'amore
Nazione:      Italia
Anno:      2008
Genere:      Commedia, Romantico
Durata:      115'
Regia:      Silvio Muccino
Cast:      Silvio Muccino, Aitana Sánchez-Gijón, Carolina Crescentini, Andrea Renzi, Flavio Parenti, Max Mazzotta, Giorgio Colangeli, Geraldine Chaplin
Produzione:      Cattleya
Distribuzione:      01 Distribution
Data di uscita:      14 Febbraio 2008

Trama: Sasha è un fuoriuscito da una comunità per tossicodipendenti, dove era stato inserito fin da piccolo per il fatto di essere figlio di due drogati. Imparato il lavoro di rivitalizzatore del legno, a 25 anni vuole emanciparsi e coronare un sogno d'amore incontrando la figlia del ricco patron Riccardo, Benedetta, della quale si era infatuato vedendola durante le numerose visite della ragazza a Borgo Fiorito, dove Sasha stesso si adoperava per aiutare gli altri ragazzi ad uscire dal tunnel della dipendenza. Ma durante il viaggio in macchina per recarsi al suo nuovo lavoro nella villa del patron, un incidente con la quarantenne Nicole sarà veicolo e portatore di nuove prospettive inaspettate di vita, soprattutto perché Benedetta rivela segreti davvero inaspettati.

Recensione di PIETRO SIGNORE
LLI

Parlami d'amoreIncredibile ma vero, Silvio Muccino, il ragazzo interprete di vari film del fratello Gabriele, che sbiascicava pesantemente frasi prima di recarsi dal logopedista, regista di videoclip musicali e sceneggiatore di piccolo rango, decide di cercare una fase creativa più matura, si auto impone uno stop recitativo di due anni (ultima presenza al fianco di Carlo Verdone ne Il mio miglior nemico), scrive un libro a quattro mani con Carla Vangelista, da cui ora trae il suo primo lungometraggio da regista/sceneggiatore (anche se pesantemente aiutato con una co-regia). Donandosi un look più selvaggio con capelli lunghi e barba incolta, Muccino Junior racconta la storia di Sasha, un ragazzo uscito da una comunità per tossicodipendenti, che incontra a causa di un incidente stradale Nicole, una donna quarantenne con un passato burrascoso in amore e che ora è sposata con un uomo a cui non dà nessuna ammirazione. Sasha ha un obiettivo: conquistare Benedetta, la figlia ricca e bella di Riccardo, il patron della comunità di Borgo Fiorito. E chiede a Nicole di dargli consigli per riuscire nell’impresa galante, peccato che la viziosa ereditiera si dimostri ben diversa da come lui la credeva.
L’ambizioso neo-regista si circonda di seri professionisti per cercare di dare un’immagine colta del suo romanzo, gestendo la scena solo colmandola di citazioni più o meno occulte (abbiamo in primis Eyes Wide Shut, poi Il portiere di notte, Arancia meccanica e altre citazioni, tra cui quella davvero poco autorevole de Il cartaio dove Muccino era attore) e dimenticando completamente di dare interesse alla vicenda. Si nota una cura particolare nell’illuminazione degli ambienti di cui Sasha deve rivitalizzare le parti in legno (lavoro probabilmente imparato in comunità), come se fossero degli interni da set teatrale, ma purtroppo i figuranti si muovono come delle parodie di icone sparpagliate sulla scena senza troppo senso a vari livelli, partendo dal boss di provincia, alla ribelle e ai suoi compari annoiati che sembrano partoriti da delle controfigure di personaggi di esperti giocatori di poker. Muccino vuole mostrare il suo lato colto, non quello della vicenda, e questa cosa infastidisce particolarmente senza dare nessun valore al lavoro finale.
Ci sono troppe incongruenze forzate: il rapporto con la donna matura avviene e si sviluppa senza senso, misuriamo le nostre aspettative di racconto con delle banalità evidenti, dove le scene eversive dedicate alle iconografie partorite dai costumi non lasciano il segno, il personaggio della Crescentini (Benedetta), commercialmente dipinto come se fosse la dark lady più hot dell’ultimo decennio, è minimale e vuoto di ogni personalità (veniva da Notte prima degli esami ed era meglio fosse rimasta confinata in quell’ambito), la cagnetta Oliva l’unica a recitare a dovere, insieme a una parziale relativa prova della Gijón, e il duo di amanti diversi (ancora una volta al centro di un film italiano il rapporto ambiguo tra due generazioni, genialmente presentato come se si fosse scoperta l’acqua calda) fa ridere nei colloqui al cellulare, è imbarazzante nelle lezioni di galanteria (tenendo anche conto che si deve conquistare una cocainomane viziosa tutt’altro che moralmente integra che di queste cose se ne frega bellamente, come evidenziato nella scena in cui ascoltano la musica, celestiale per Nicole e una lagna per Benedetta) chiudendo con la poco credibile capacità da supereroe di Sasha di giocare al poker, rimanendo flemmatico e perfetto in ogni occasione fino a che capisce che il suo sogno d’amore è una follia e allora perde ogni freddezza rischiando il tutto per tutto.
L’approfondimento del discorso della dipendenza da droghe, e la sua tragedia (Sasha non è drogato ma è stato abbandonato dai genitori tossicodipendenti), è affidato all’amico che compare all’improvviso chiedendo ad un ex-disperato di colmare la sua disperazione; peccato che anche questo aspetto sia inserito a forza solo per muovere la vicenda del poker e non per reale voglia di esprimere concettualità. Si vuole dare anche una idea di libertà proponendo L’Atalante di Vigo che scorre in tv, per poi riprendere una location spiaggistica-marina di contemplazione, ma anche questa risulta un banale esercizio di statico omaggio e non dà sensazioni particolari a chi la vede.
Si parla d’amore con Nicole (interpretata con viso emaciato e fondamentalmente triste dalla italo-spagnola Aitana Sánchez-Gijón, che però qui fa la francese, vista precedentemente in L’uomo senza sonno e in Io non ho paura), analizzando in maniera precisa ogni possibile risposta e comportamento di Benedetta, per poi non utilizzare nulla di quanto detto, come se fosse più importante vedersi a parlarne che applicarli. Di fatto Muccino segue il cinema delle urla del fratello, agitando le mani davanti al viso e dando aria ai polmoni in ogni momento sia che serva o non serva (la scena del bar è eloquente) per dare vigore al tutto, ma a furia di vedere aria fritta assommata a delle scene visivamente corrette come visualità (pregio assolutamente innegabile) il tutto risulta noioso, prevedibile, assolutamente incapace di dare vere concrete sensazioni di coinvolgimento.
In definitiva un film che è un gradino superiore a quanto prodotto e visto negli ultimi mesi dal cinema italiano sull’argomento (l’amore), anche e soprattutto per via di una correttezza realizzativa di base, ma che purtroppo non riesce a rendere credibili i suoi personaggi e a dargli il giusto spessore per far muovere la narrazione in maniera interessante, limitandosi a stereotipi veramente nulli. La buona volontà di fare un film corretto e valido va riconosciuta; magari con il tempo Silvio Muccino saprà essere meno autonarcisista nel farci vedere quanto bel cinema ama, per cercare di realizzare un lavoro che dimostri quanto può aver imparato dai grandi del passato a scuola di cinema, e non solo una vuota voglia di riportare, come se per dipingere una camera ci limitassimo a tappezzarla di poster. Così è solo l’ennesima banale storia di sopravvivenza ad un amore contrastato, che non farà da esempio per evitare altri Moccia-film, non riuscendo a farci capire perché è un lavoro «di interesse culturale artistico nazionale».

Giudizio: 1.5


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 1
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