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| Memorie di una geisha |
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| Lunedì 30 Gennaio 2006 22:15 | |||
Titolo originale: Memoirs of a GeishaNazione: U.S.A. Anno: 2005 Genere: Drammatico Durata: 140' Regia: Rob Marshall Cast: Ziyi Zhang, Ken Watanabe, Kôji Yakusho, Michelle Yeoh, Kaori Momoi, Youki Kudoh, Li Gong, Kenneth Tsang Produzione: Lucy Fisher, Douglas Wick Distribuzione: Eagle Pictures Data di uscita: 16 Dicembre 2005 Trama: Giappone, 1929. L'era dorata delle geishe inizia a volgere al termine. La piccola Chiyo, a soli 9 anni è costretta a lasciare la famiglia e il povero villaggio di pescatori dove è nata. Venduta ad una scuola per geishe di Kyoto, viene istruita sui riti, le danze, la musica, la cerimonia del tè e l'abbigliamento adatto. Costretta a subire vessazioni e umiliazioni dalle colleghe e soprattutto dalla geisha più importante, Hatsumomo, gelosa della sua bellezza, dopo un tentativo di fuga viene retrocessa a serva. A salvarla provvederà Mameha, geisha esperta e generosa, rivale di Hatsumomo, che la prende sotto la sua protezione. Grazie a lei, la ragazza diverrà una geisha molto famosa e col nome di Sayuri, sarà la preferita degli uomini più facoltosi della città. (Yahoo)
Recensione di ALBERTO DI FELICE
Giappone e samurai, Giappone e geishe: questo il Sol Levante che gli
Americani ci propongono negli ultimi anni, con lo zampino di Mr.
Spielberg (che qui produce) e del suo protetto fantascientifico Cruise
(che lì produceva e non solo). L'ultimo samurai era un racconto
certamente furbo ma coinvolgente, che univa all'ampio respiro
l'ambiente chiuso della casta; il film di Rob Marshall (l'uomo che,
come ricordano immancabilmente i trailer, è stato il celebrato regista
di Chicago) vive in un altro ambiente ristretto, altro simbolo
culturale forte di antica tradizione. La grande difficoltà è
nell'accettare le modalità con le quali queste pellicole si rapportano
ai soggetti, modellandoli verso forme più facili per lo spettatore (non
solo occidentale, a quanto pare, perché gli stessi Giapponesi accorrono
numerosi nelle sale): la prima cosa da fare è probabilmente abbandonare
ogni alta aspettativa e stare al gioco anche perché, come il film di
Zwick dimostra, a volte risulta piacevole.
In particolare, poi,
dimenticare le critiche che hanno circondato il romanzo di Golden da
cui il film è tratto può solo far bene. Ma non miracoli. Per la rabbia
della stampa nipponica, tre straniere (della un tempo occupata Cina
sono le note Zhang Ziyi e Gong Li, mentre l'altra nota Michelle Yeoh è
cino-malesiana) sono le geishe protagonista-antagonista-protettrice, il
che è perfetto per introdurre a un film recitato interamente in inglese
(tranne, incoerentemente, l'inizio con le bambine che abbandonano casa
e in seguito qualche «arigato» e «kampai»), nel quale gli Americani che
arrivano a guerra finita dialogano di fatti perfettamente con gli
sconfitti ed imparano l'arte delle geishe e i piaceri dei loro rituali.
Nella preziosa e professionale confezione spiccano ovviamente costumi,
fotografia e scenografie di grande impatto, fedeli sostenitori di una
narrazione che regge fino all'ultima ora, nella quale si manifesta in
modo davvero barbarico la fretta di concludere buttando impacciatamente
dentro lezioncine indottrinanti condensate in frasi e dialoghi ad
effetto. Così fino al finale romantico, nel nulla. Non è un gran
melodramma e non è un gran saggio sul tema, come apprendiamo non lo era
il libro.
Giudizio:
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Titolo originale: Memoirs of a Geisha
Giappone e samurai, Giappone e geishe: questo il Sol Levante che gli
Americani ci propongono negli ultimi anni, con lo zampino di Mr.
Spielberg (che qui produce) e del suo protetto fantascientifico Cruise
(che lì produceva e non solo). L'ultimo samurai era un racconto
certamente furbo ma coinvolgente, che univa all'ampio respiro
l'ambiente chiuso della casta; il film di Rob Marshall (l'uomo che,
come ricordano immancabilmente i trailer, è stato il celebrato regista
di Chicago) vive in un altro ambiente ristretto, altro simbolo
culturale forte di antica tradizione. La grande difficoltà è
nell'accettare le modalità con le quali queste pellicole si rapportano
ai soggetti, modellandoli verso forme più facili per lo spettatore (non
solo occidentale, a quanto pare, perché gli stessi Giapponesi accorrono
numerosi nelle sale): la prima cosa da fare è probabilmente abbandonare
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