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Venerdì 24 Febbraio 2006 14:10
Paradise Now / LocandinaTitolo originale:      Paradise Now
Nazione:      Palestina, Francia, Germania, Paesi Bassi, Israele
Anno:      2005
Genere:      Drammatico, Poliziesco
Durata:      90'
Regia:      Hany Abu-Assad
Cast:      Kais Nashef, Ali Suliman, Lubna Azabal, Amer Hlehel, Hiam Abbass, Ashraf Barhom
Produzione:      Bero Beyer
Distribuzione:      Lucky Red
Data di uscita:      15 Ottobre 2005

Trama: Khaled e Saïd, due giovani palestinesi amici fin da piccoli, sono stati reclutati come kamikaze per un attentato a Tel Aviv. Dopo aver passato la loro ultima notte di vita insieme alle proprie famiglie, Khaled e Saïd vengono sottoposti dall'Organizzazione al rito preparatorio nel corso del quale indossano i congegni esplosivi. Tuttavia, mentre i due ragazzi si preparano al momento decisivo, qualcosa non va come previsto e si ritrovano da soli a fare i conti con i propri ideali e le loro paure. Mentre Khaled si sente indotto a scegliere la vita, Saïd ha bisogno di riscattare l'onore della sua famiglia dopo il tradimento di suo padre. L'incontro con l'amica Suha, figlia di un eroe della resistenza palestinese, aiuterà entrambi a scegliere il proprio destino... (Yahoo)

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Paradise NowSuha (Lubna Azabal, Exils) sta passando per un check-in israeliano per entrare nel West Bank, a Nablus; il suo sguardo si incrocia con quello di un soldato in questa strana quotidianità. Said (Kais Nashef) e Khaled (Ali Suliman) sono grandi amici sin dall'infanzia, due ordinari ragazzi palestinesi, fino a quando sentiamo comunicare a Said, la sera dopo il lavoro (è meccanico assieme all'amico), che è arrivato il loro momento: sono stati scelti per un attentato a Tel Aviv il giorno dopo. Insieme, come avevano chiesto. La decisione l'hanno presa condividendola in piena solitudine e nessuno sospetta nulla, tantomeno la famiglia di Said: proprio dopo aver comunicato al giovane la notizia, l'amico di famiglia passa la serata a casa sua, mangia e dorme lì come se nulla fosse.
Non molto sappiamo dei due amici: la prima occasione che abbiamo per conoscere le motivazioni del gesto che vanno a compiere arriva proprio la notte prima del previsto attentato, quando Said, sgattaiolato di casa alle 4, arriva da Suha per restituirle le chiavi della macchina. Condivide pensieri che ogni Palestinese ha, partiti da un cinema bruciato per vendetta contro Israele; subito dopo sappiamo che lei è la figlia di Abu Azen, un attentatore suicida che Said considera un eroe, al contrario di Suha, moderata nata in Francia e cresciuta in Marocco, che lo vorrebbe vivo a tener fede alla causa palestinese lottando in altro modo. Martirio come risposta all'ingiustizia o cos'altro in alternativa?
Una discussione che non porta da nessuna parte, comunque, perché Said ha già deciso: anche l'immancabile ombra del passato lo spinge verso il gesto, il padre ucciso perché collaborazionista con Israele, senza che lui lo conoscesse. Arriva il giorno ed ecco il testamento, uno dei tanti visti in tv: Khaled legge kalashnikov alla mano l'annuncio del suo sacrificio, interrotto più volte da un problema alla videocamera, e lo stesso fa Said (curioso che nella traduzione si faccia molta attenzione a non usare mai il nome di Allah, sostituito ovunque da Dio).
Un rituale fa dei due delle copie di coloni: via le barbe e capelli rasati, vestito da cerimonia per farsi passare come invitati ad un matrimonio. Sotto i vestiti, l'esplosivo. La seconda parte del film vede gli amici dividersi, complice un imprevisto che fa saltare l'attentato; di qui parte un dramma nel quale la separazione si radicherà in modo diverso nei due portandoli inaspettatamente a scelte opposte. Il film unisce in un discorso interno alla società palestinese il conflitto, facendo parlare la sua parte giovane, quella più motivata all'odio o speranzosa in altre vie: i palestinesi cresciuti in Palestina e la ragazza vissuta all'estero, che assieme alla madre di Said costituisce il dubbio avversario della violenza e che sarà la vera perturbatrice degli eventi.
Il cambiamento finale di uno di loro, contro la maggiore risoluzione dell'altro, risulta forse troppo brusco, nel salire del pathos e della tensione finale (sempre silenziosi: non c'è nessun commento musicale neppure sui titoli di coda), facendo perdere per un tratto la stretta più sottile della prima parte. Paradise Now è un documento filmato che fotografa le diverse angolazioni sul conflitto da un solo punto d'osservazione non peccando di eccessiva retorica, in modo asciutto e senza altro intento se non presentarcele da un punto di vista umano e personale di una paradigmatica coppia di kamikaze.

Giudizio: 2.5
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