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Truman Capote - A sangue freddo Stampa E-mail
Sabato 25 Febbraio 2006 15:09
Truman Capote – A sangue freddo / LocandinaTitolo originale:      Capote
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2005
Genere:      Biografico
Durata:      114'
Regia:      Bennett Miller
Cast:      Philip Seymour Hoffman, Chris Cooper, Catherine Keener, Clifton Collins Jr., Bruce Greenwood, Bob Balaban, Mark Pellegrino, Amy Ryan
Produzione:      United Artists, Sony Pictures Classics
Distribuzione:      Sony Pictures
Data di uscita:      17 Febbraio 2006

Trama: Lo strano rapporto fra il giallista Truman Capote, personalità unica e contraddittoria, e l'assassino Perry Smith.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Truman Capote - A sangue freddo
In un momento pieno di vite trasposte su pellicola, ci viene naturale domandarci cosa possa dipinger meglio e raccontare un personaggio: una lunga epopea che vola sopra alcuni fatti della sua vita nel tentativo di farne un riassunto, oppure un breve periodo dentro il quale calarsi? Per quanto ci riguarda, dopo aver visto Capote, la risposta è chiara. Questo non è dunque un biopic, termine che a chi scrive sta diventando fin troppo antipatico, bensì una sorta di thriller dell'anima. Il 14 novembre 1959, due delinquenti sterminano una famiglia di agricoltori in una casa dell'agricolo Kansas: Truman Capote, fresco lodato autore di Colazione da Tiffany, ne legge in un trafiletto sul New York Times e si mette in testa di ricavarci un articolo "di costume" sullo sconcerto che il fatto di sangue ha portato nella comunità.
Arrivato sul luogo assieme alla sua collega ed amica Harper Lee (che di lì a poco avrebbe scritto Il buio oltre la siepe; è interpretata da Catherine Keener), rimane di sasso di fronte alle bare della famiglia (momento splendidamente descritto con le parole del vero Capote più in avanti, in una lettura al pubblico del libro) e, dopo aver assaporato l'ambiente ed aver parlato con i due accusati dell'omicidio, decide che la materia su cui scrivere sarebbe stata perfetta per un libro.
Quando Perry Smith (Clifton Collins Jr., Le regole dell'attrazione) e Richard Hickock (Mark Pellegrino) vengono arrestati, il mondo di questo surreale e geniale ometto viene letteralmente sconvolto, anche se lui non conosce ancora la portata dello sconvolgimento: mentre vengono portati in carcere, sotto gli occhi di folla e stampa, Capote li osserva intuendo che il suo libro sullo scontro fra le due Americhe, quella della tranquilla borghesia (cui lui appartiene, nella Grande Mela che è già contrasto col rurale Kansas) e quella degli outcast (cui, ancora, anche lui appartiene), è a un punto di svolta.
Si sviluppa un rapporto di fascinazione reciproca fra Perry e Truman, accomunati da molti tratti di vita, e allo stesso tempo sempre più di sfruttamento: Capote inizia a vivere con ansia la stesura del suo innovativo romanzo-documentario, sempre più ritardato nell'uscita per attendere il finale. La conclusione non può arrivare se la giustizia non fa il suo corso: Truman ha bisogno di conoscere non solo gli esseri umani, ha un bisogno disperato di conoscere i fatti e Perry non sembra volerglieli raccontare spontaneamente. Capote è distrutto, spera che finalmente la condanna a morte si compia, almeno potrà chiudere il libro.
Meno di sei anni (“A sangue freddo” uscirà nel 1966) raccontano con la genesi dell'opera il personaggio Capote a tutto tondo: il film di Bennett Miller scava nei conflitti di una personalità istrionica mettendoli prima in contrasto con la cittadina (sintetizzabile nello sceriffo Dewey di Chris Cooper) e poi subito con sé stesso e le sue ambiguità manipolatorie e capricciose. La stesura del romanzo introduce con estrema forza alla sua decadenza mostrandocene la causa scatenante emotiva, morale e finanche fisica, che negli anni seguenti lo porterà a non scriver più nessun romanzo e a lasciarsi sempre più andare, per morire di complicazioni legate all'alcool nel 1984.
Una prova di straordinario spessore di Philip Seymour Hoffman, che compone in modo impressionante una figura che già da sé era sopra le righe, "imitando" senza smettere di recitare. Miller dirige freddamente stringendo sul protagonista, con un'asciuttezza aiutata dallo script di Dan Futterman basato su alcune parti della biografia di Capote scritta da Gerald Clarke. Senza flashback nell'infanzia, senza uno straziante attaccarsi alla bottiglia (lo vediamo solo bere spesso, ma responsabilmente, e basta a suggerire), senza complicazioni amorose (il suo compagno Jack Dunphy, interpretato da Bruce Greenwood, è sempre sullo sfondo), possiamo dire di aver conosciuto davvero Truman Capote.

Giudizio: 3.5
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