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| La terra dei morti viventi |
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| Mercoledì 01 Marzo 2006 18:24 | |||
Titolo originale: Land of the DeadNazione: Canada, Francia, Stati Uniti Anno: 2005 Genere: Horror, Fantascienza, Thriller Durata: 93' Regia: George A. Romero Cast: Simon Baker, John Leguizamo, Asia Argento, Robert Joy, Dennis Hopper, Eugene Clark, Jennifer Baxter Produzione: Mark Canton, Bernie Goldmann, Peter Grunwald Distribuzione: UIP Data di uscita: 15 Luglio 2005 Trama: I morti viventi hanno invaso il mondo. I pochi esseri umani sopravvissuti si sono rifugiati in una città fortificata dove i ricchi abitano in alti grattacieli difesi e sigillati, mentre i più poveri combattono per la sopravvivenza nelle strade, protetti solo da un enorme carro armato in grado di intercettare e distruggere gli zombies, che nel frattempo si stanno organizzando in un pericoloso esercito. (Yahoo) Recensione di ALBERTO DI FELICE «Vuole i soldi»; «Daglieli...»; «Noi non trattiamo con i terroristi».
George A. Romero ed i suoi zombie, da quando se li è "inventati", ne ha
fatto l'incarnazione (morta) della politica e, forse più precisamente,
della critica sociale nel cinema: per Romero il ruolo dei suoi film è
chiaro ed è appunto in questa direzione. Detroit è una città decadente,
la città dell'auto («50 milioni di auto a Detroit»), uno degli ultimi
avamposti dei vivi in una umanità barricatasi in un recinto di
città-stato. Fuori, i morti che camminano stanno iniziando a cambiare:
quando li vediamo per la prima volta in questo film, uno sta
addirittura suonando, o almeno provando a suonare. Una coppia di
ragazzi cammina mano nella mano ed un benzinaio con la sua bella tutina
gioca con la pistola del distributore.
Stanno iniziando a sviluppare
delle rudimentali funzioni coscienti, diventando davvero morti
"viventi": non solo più camminare e cibarsi, ma replicare la vera vita
nella sue azioni normali. Dentro è un feudo, una società nella quale
c'è ancora la pubblicità nonostante non ci sia niente da pubblicizzare.
L'unico inserzionista è un complesso residenziale, Fiddler's Green, il
posto sognato da tutti i miserabili che non possono entrarci: lì si
concentrano tutta la ricchezza ed il relax rimasti, dentro un
grattacielo a metà fra condominio e centro commerciale.
In modi diversi, sia i morti che gli umani si sono evoluti: gli uni si organizzano, è come se seguissero un piano, guidati dal benzinaio di colore Big Daddy (Eugene Clark); gli altri hanno rispolverato un sistema di classi. I ricchi nel grattacielo ed i miserabili, poco più che dei barboni, fuori. E più che classi sono caste, tanto è impossibile passare da una parte all'altra: Cholo (John Leguizamo), un mercenario del boss del grattacielo Kaufman (Dennis Hopper), vuole entrarci ma la lista di attesa è lunga (ma allora perché pubblicizzate questo posto?) e proprio non se ne parla. È questo a far saltare la bilancia del potere di Fiddler's Green: di fronte al rifiuto, Cholo ruba il super-carroarmato appartenente alla milizia privata di cui fa parte ed è determinato a distruggere il complesso pur di avere un bel po' di soldi (ma dopo cosa avrà intenzione di farci?). Nello stesso tempo, gli zombie abbattono il recinto che li teneva fuori. Riley (Simon Baker) è l'uomo mandato a sistemare la crisi. Romero cambia le sue creature, le fa svegliare dal torpore per farne degli eroi della parte buona dell'umanità: fra loro ed i miserabili fuori da Fiddler's Green non c'è molta differenza, ed anzi sarà proprio il loro ingresso a liberarli. Certo, ci sarebbe il fatto che nel frattempo continuano anche a mangiarseli. Però questi esseri orripilanti che si sforzano di tornare a vivere, che si trovano un simpatico leader (nero, per di più), che guardano estasiati i fuochi d'artifico ma poi distolgono lo sguardo, non più ingannati, e che cercano disperatamente un posto dove andare, sono pura poesia. Giudizio: ![]()
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Titolo originale: Land of the Dead
«Vuole i soldi»; «Daglieli...»; «Noi non trattiamo con i terroristi».
George A. Romero ed i suoi zombie, da quando se li è "inventati", ne ha
fatto l'incarnazione (morta) della politica e, forse più precisamente,
della critica sociale nel cinema: per Romero il ruolo dei suoi film è
chiaro ed è appunto in questa direzione. Detroit è una città decadente,
la città dell'auto («50 milioni di auto a Detroit»), uno degli ultimi
avamposti dei vivi in una umanità barricatasi in un recinto di
città-stato. Fuori, i morti che camminano stanno iniziando a cambiare:
quando li vediamo per la prima volta in questo film, uno sta
addirittura suonando, o almeno provando a suonare. Una coppia di
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